Il Dubbio di oggi

Il Dubbio del lunedì

Ddl civile, Cartabia pronta a mediare sulle rigidità criticate dall’avvocatura

civile
In fase di rielaborazione gli emendamenti sulle fasi introduttive del giudizio criticati dalle rappresentanze forensi. Rinviati a martedì i nodi sul diritto di famiglia e del lavoro
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

È iniziato in Commissione Giustizia del Senato il voto sugli emendamenti alla riforma del processo civile, con la bocciatura di tutti quelli su cui il governo e le relatrici (Anna Rossomando del Pd, Fiammetta Modena di Fi e Julia Unterberger del Svp) hanno espresso parere negativo. Un tentativo di snellire l’iter della riforma, per far sì che la Commissione Bilancio possa esprimersi in maniera celere sugli emendamenti che hanno già incassato un parere positivo, evitando lavoro “inutile” su quelli da rielaborare.

La scelta ha un fine preciso: chiudere velocemente la partita della giustizia civile, la più importante in ottica di Recovery Fund, dati i continui richiami dell’Unione europea a snellire i tempi e le conseguenze delle lungaggini dei procedimenti civili in termini di investimenti economici. L’intenzione è quella di far approvare il testo in Aula entro fine di settembre ed è proprio per questo che si è deciso di tenere fuori dalla porta della Commissione le questioni sospese, da risolvere durante i faccia a faccia con la ministra della Giustizia Marta Cartabia.

Il voto è stato infatti preceduto anche ieri da una riunione tra la Guardasigilli e gli esponenti della maggioranza, utile a sciogliere alcuni dei nodi emersi già nella riunione di martedì. I temi sul piatto sono tanti, alcuni dei quali rinviati alla prossima settimana. Tra questi anche la discussione riguardante i due sub emendamenti relativi al diritto di famiglia, questione che agita le forze politiche. Nelle intenzioni della ministra c’è infatti quella di creare un rito unico indipendentemente se si tratti di famiglie o coppie di fatto. E tra i subemendamenti presentati c’è quello della senatrice dem Valeria Valente, finalizzato a rafforzare la tutela dei minori nei casi di violenza domestica, anche qualora non ci sia un accertamento definitivo in un processo.

Da qui, dunque, l’obbligo per tutti i soggetti istituzionali che entrano in contatto con i minori di garantire che i diritti di affidamento e di visita siano assicurati tenendo conto delle violenze, anche assistite, rientranti nel campo di applicazione della Convenzione convenzione di Istanbul. Contraria la Lega e, in particolare, Simone Pillon, che invece punta a preservare la bigenitorialità. Insomma, la questione rischia di agitare le acque della maggioranza, motivo per cui si è deciso di rinviare il confronto di qualche giorno, lasciando spazio a contatti informali fino a martedì – giorno in cui è prevista una nuova riunione di maggioranza per trovare una mediazione.

Per quanto riguarda la fase introduttiva del giudizio, tra i nodi più intricati della riforma, si è scelta invece una strada che consente agli avvocati di non incorrere in decadenze immediate, garantendo comunque al giudice la possibilità di avere un quadro completo già alla prima udienza. Il progetto iniziale del ministero puntava a definire nell’udienza di prima comparizione delle parti sia l’ambito sia la portata dei mezzi di prova, nonché la questione da risolvere, con un nuovo sistema di preclusioni che ha allarmato l’avvocatura. Le bozze, al momento riservate, sono già in mano al legislativo, ma l’idea di massima è quella di arrivare alla prima udienza con tutti gli elementi a disposizione, ma con termini di decadenza “diluiti” nel tempo, anche se sempre nella fase che precede il primo incontro con il giudice. Un tentativo di andare incontro alle richieste dell’avvocatura e ottenere, al tempo stesso, uno smaltimento dei tempi morti.

La prima udienza, dunque, dovrà essere un passaggio «non solo rituale», ha commentato Rossomando al termine dei lavori della Commissione, ma un momento «utile a una definizione del calendario del processo», tutelando il principio del contraddittorio. Un ruolo centrale verrà affidato all’Ufficio del Processo, che porterà nei Tribunali non solo «un innesto quantitativo di personale giuridico – ha evidenziato ancora la vicepresidente del Senato -, ma anche competenze nuove che potranno accelerare i processi. Non è pensabile che il processo del Terzo Millennio sia un semplice passaggio dal supporto cartaceo a quello digitale, senza forti innovazioni» . Entro martedì, giorno in cui scade anche il termine per la presentazione degli emendamenti al ddl penale, le relatrici presenteranno una riformulazione dei punti ancora in sospeso. Tra quelli da affrontare c’è il tema degli incentivi fiscali al ricorso all’arbitrato, sul quale incombe un problema di coperture.

Tra le proposte anche quelle relative al patrocinio gratuito per la negoziazione assistita, con lo scopo di garantirne l’accesso a tutti. Rinviata, infine, anche la discussione sul tema del diritto del lavoro, dopo la reazione negativa dei sindacati di fronte alla possibilità di aprire anche ad altre figure professionali la possibilità di sottoscrivere le negoziazioni assistite in tale materia. Il fronte è diviso tra chi, come gli avvocati giuslavoristi, esprimono parere positivo a tale ipotesi, e chi, come i sindacati confederali, si è detto contrario all’estensione dell’istituto della negoziazione assistita anche alle controversie di lavoro. Su tale punto la maggioranza ha concordato con la ministra un approfondimento, ma la mediazione, stando a fonti della maggioranza, dovrebbe essere raggiunta con facilità.

Ultime News

Articoli Correlati