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«Coi Taleban le persone Lgbt moriranno lapidate»

«Coi Taleban le persone Lgbt moriranno lapidate»
Intervista a Stefano Chinotti, componente della commissione pari opportunità del Cnf. «Le minacce di morte avvengono anche nella Turchia di Erdogan»
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Soltanto quattro giorni fa un giudice vicino al movimento talebano, Gul Rahimi, ha sentenziato pubblicamente che le persone omosessuali vanno perseguite e giustiziate. Nessuna attenuante, nessuna via di mezzo, solamente il supplizio per quella che lui giudica la massima delle perversioni, atti contro natura e contro Dio. Queste le sue raggelanti parole: «Per loro ci possono essere solo due punizioni: essere lapidati sulla pubblica piazza oppure schiacciati da un muro che gli cadrà addosso». In una macabra osservazione da “banalità del male”, il magistrato ha anche aggiunto che la misura del muro dovrà essere standard: «Tra i 2,5 e i 3 metri».

Esternazioni che restituiscono il senso del pericolo che la comunità Lgbt corre in questo momento in Afghanistan con la riconquista del potere da parte degli studenti coranici che ha riportato indietro la società di vent’anni. Appena termineranno i ponti aerei e le ultime truppe internazionali lasceranno il paese centro- asiatico il nuovo regime fondamentalista darà il via alla caccia grossa.

Caccia ai dissidenti, ai collaborazionisti, alle donne che non accettano i dettami della sharia, e, naturalmente agli omosessuali, Per questo motivo 139 organizzazioni di legali si sono mobilitate in questi per chiedere alle autorità internazionali che si faccia tutto il possibile per difendere i diritti di tutti i soggetti vulnerabili, le categorie che più rischiano la rappresaglia morale degli studenti coranici.

L’idea principale è quella di aprire dei corridoi umanitari permanenti, dedicati a chi tenta di fuggire, corsie che serviranno a mettere in salvo chi è in pericolo di vita, tra questi ci sono anche i legali e le legali che tentano di difendere queste persone e a che causa della loro attività rischiano seriamente di essere uccisi anch’essi con le modalità più arcaiche e feroci.

L’avvocato Stefano Chinotti fa parte della Commissione pari opportunità del Consiglio nazionale forense, occupandosi proprio di chi vive una condizione difforme dal punto di vista dell’orientamento sessuale, ossia dei diritti delle comunità Lgbt, ci parla delle iniziative che si stanno mettendo in campo per proteggere le persone dalla furia dei talebani.

Avvocato, di fronte a quale situazione ci troviamo in questo momento e che iniziative state prenndendo?

Sostanzialmente la Commissione si sta concentrando sulle donne chein questo particolare passaggio rappresentano l’emergenza umanitaria principale, stiamo cercando di monitorare la situazione per capire quali sono le iniziative più opportune da prendere anche se ancora non è stata messa in campo una strategia definita. Si sta comunque facendo pressione affinchè le autorità internazionali salvaguardino in qualsiasi modo i diritti civili anche se allo stato attuale non sembra esserci molta possibilità di interloquire riguardo alla condizione delle persone Lgbt.

State seguendo dei casi in particolare?

Non in maniera specifica, la Commissione segue con preoccupazione cosa sta accadendo alla comunità Lgbt e alle donne che sono a rischio della loro vita in ogni istante. Per il momento abbiamo fatto sottoscrivere un appello a tutti i comitati per le pari opportunità indirizzato alle autorità italiane e internazionali.

A rischio ci sono anche i legali che cercano di difendere i diritti delle persone cosiddette vulnerabili come nel caso di Latifa Sharifi della quale si sta occupando il Cnf e l’Oiad

Sì, accanto alla comunità Lgbt e alle donne afghane ci sono tutti e tutte coloro a cui viene inibito con la forza di esercitare la propria attività forense per salvaguardare i diritti civili e le garanzie della difesa. Ciò non succede solo in Afghanistan ma anche in altri paesi come, ad esempio, la Turchia di Erdogan. Moltissimi colleghi e colleghe vengono non di rado imprigionati proprio perché tentano di far valere i diritti dei loro clienti e ai quali vengono associati.

Quali prospettive immagina per l’Afghanistan?

Il ritiro delle truppe occidentali, statunitensi in primis, dopo venti anni di guerra, ha determinato una situazione che possiamo definire letteralmente in divenire, Non so che succederà nelle tappe successive ma i segnali di questi giorni parlano chiaro e non sono per niente incoraggianti, basti pensare alle parole pronunciate dal giudice talebano il quale ha dichiarato che le persone Lgbt devono essere perseguite, condannate, lapidate o seppellite sotto un alto muro.

Dal punto di vista concreto come funzionerà la macchina della solidarietà?

Appena le idee saranno più chiare e la situazione sul terreno sarà più definita verrà sicuramente attuata una strategia composta da azioni fattive e concrete come quella del sostegno finanziario e dell’accoglienza per chi scappa dal regime integralista dei talebani.

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