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Addio a Gino Strada, Signore della pace

Scompare a 73 anni Gino Strada, fondatore di Emergency. I suoi ospedali sono presenti in 18 Paesi del mondo
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Se n’è andato mentre il “suo” Afghanistan risprofonda nella guerra, con le milizie talebane che ringhiano alle porte di Kabul. Tanti anni, tanto rumore e tanti morti per nulla, la violenza che si avvita su se stessa e fabbrica soltanto lo strazio perpetuo e lui, con Emergency, in quello strazio e in quelle trincee ci ha affondato le mani, riparando vite e uscendone incazzato nero. Un po’ per senso di impotenza un po’ per la sua burbera indole da vecchio militante comunista sempre accigliato e sospettoso nei confronti del potere economico e politico.

Aveva una gran fame di giustizia Gino Strada, a tratti rabbiosa e scomposta, e aveva un cuore grande, lo stesso che lo ha tradito ieri mattina a 73 anni mentre trascorreva le vacanze in un paesino della Normandia. Ma la sua opera ha lasciato una traccia importante nel mondo, le strutture di Emergency, presenti un 18 paesi, quasi tutti teatro di conflitti e di crisi sociali con sistemi sanitari a pezzi, salvano ogni giorno gratuitamente vite umane. Oltre all’Afghanistan la onlus fondata nel 1994 assieme alla moglie Teresa Sarti (scomparsa nel 2009) e portata poi avanti dalla figlia Cecilia, è presente in Pakistan, Iraq, Uganda, Eritrea, Sierra Leone, Etiopia, Perù, Somalia, Bosnia ed Erzegovina, Thailandia, Gibuti da un quarto di secolo ed è un pilastro nel mondo delle organizzazioni umanitarie internazionali, al pari di colossi come Médicins sans frontières seppur con minori mezzi economici. Non a caso lo hanno ricordato le stesse Nazioni Unite e l’Unicef che salutano con amarezza il lavoro infaticabile di Strada per i più deboli nei Paesi più difficili, e lo hanno ribadito il presidente della repubblica Sergio Mattarella, il premier Mario Draghi e il presidente dell’ europarlamento David Sassoli nei loro messaggi di cordoglio. Praticamente tutti i partiti si sono uniti nel commiato.

Persino Matteo Salvini, uno che con Strada si è sempre preso a insulti, ha voluto celebrarlo a modo suo: «Aveva idee diverse dalle mie ma con lui l’Italia perde un uomo di valore». Non era amato da tutti, anzi, con gli avversari Strada era ruvido, polemico, pugnace, li andava a cercare. E non faceva sconti a nessuno, ai governi di qualsiasi colore nonostante fosse un uomo apertamente di sinistra, alla classe politica che ha smontato pezzo per pezzo la sanità e trasformato il dramma dell’immigrazione in un problema di ordine pubblico alimentando un clima xenofobo, gli stessi governi che si riempivano la bocca con la parola “pace” per poi trafficare armi e tecnologie militari con le più spregevoli dittature. Quanti pazienti sono finiti negli ospedali di Emergency straziati dalle bombe e dalle mine antiuomo fabbricate nei paesi occidentali, spesso in Italia.

Recentemente l’ex premier Giuseppe Conte aveva indicato il suo nome come possibile commissario per l’emergenza Covid, ma Strada ha gentilmente declinato, cosciente forse di dover agire all’interno di un sistema che non gli avrebbe lasciato troppa libertà per imporre le sue idee e i suoi metodi. Eppoi gli abiti del politico gli sarebbero andati davvero stretti: «Non sono disponibile a fare il candidato di facciata né a rappresentare una parte politica», la sua laconica risposta.

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