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Ora i referendum si possono firmare anche online

Da oggi i referendum e le leggi di iniziativa popolare si possono firmare online, non solo ai gazebo
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Da oggi i referendum e le leggi di iniziativa popolare si possono firmare online, non solo ai gazebo. A partire da quello sull’eutanasia legale che è in corso e promosso, tra gli altri, dall’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica. Ad annunciarlo è stata l’associazione stessa, che rivendica la novità insieme a Mario Staderini, ex segretario di Radicali Italiani, dopo una battaglia politico-giudiziaria durata diversi anni. Praticamente come si può fare per sottoscrivere il quesito comodamente da casa o da un tablet in spiaggia? In attesa del piattaforma governativa che sarà pronta da gennaio 2022, l’Associazione Luca  Coscioni lancia la propria che permette di apporre la firma tramite identità digitale (Spid) e carta d’identità elettronica (Cie): basta collegarsi a questo link, cliccare su “Voglio Firmare” e seguire le poche istruzioni indicate.

Sarà fatta anche una verifica preventiva che il firmatario non abbia già firmato la richiesta. La svolta è arrivata con un emendamento al Dl semplificazioni a prima firma Riccardo Magi, deputato di +Europa, approvato negli scorsi giorni all’unanimità dalle commissioni Affari costituzionali e Ambiente. Proprio il neo presidente di +Europa ha dichiarato: « le iniziative referendarie sono sempre state l’occasione di battaglie per conquistare spazi di democrazia e nuovi strumenti per l’esercizio dei diritti politici dei cittadini e quella della firma digitale è una conquista storica perché consente di superare gli ostacoli alla raccolta delle firme che avevano reso quasi impraticabile lo strumento referendario». La raccolta firme in formato digitale è una pratica comune in quasi tutta l’Unione europea. In Italia, invece, le cose sono andate diversamente, spiega  Mario Staderini, segretario di Democrazia Radicale: « Con le firme digitali si supera una delle irragionevoli restrizioni al diritto a promuovere referendum che il Comitato diritti umani dell’Onu nel 2019 ha accertato in Italia, condannandola per violazione del patto internazionale sui diritti politici. Oggi gli italiani all’estero, i disabili e i cittadini con spid (che però sono solo 20 milioni) potranno usufruire di quest’altra modalità, ma non basta. Ci sono altri ostacoli che l’Onu ha chiesto ormai da 2 anni di rimuovere». Per questo, annuncia Staderini, «abbiamo inviato una nuova segnalazione insieme a Michele De Lucia, tramite il professore Cesare Romano della Loyola Marymount University di Los Angeles, al comitato diritti umani dell’Onu per segnalare tutte le ulteriori ”irragionevoli restrizioni” al diritto a promuovere referendum che ancora permangono nel nostro Paese. Dunque, a novembre l’Italia sarà nuovamente sotto esame. Per evitare discredito internazionale, si metta subito il moto un processo di riforma complessiva».

Staderini, a tal proposito, ha sottolineato «le difficoltà di trovare autenticatori disponibili per la raccolta cartacea tradizionale.  Serve, poi, garantire ai comitati promotori la possibilità di allestire i banchetti nelle piazze principali o davanti ai centri commerciali, che sono le nuove agorà. Occorre assicurare la piena informazione ai cittadini sulle procedure in corso.  Infine, si deve superare il quorum che non esiste in nessun Paese mondo ed è considerato antidemocratico». Al momento la campagna per l’eutanasia legale ha raggiunto quasi le 400 mila firme; entro il 30 settembre deve raggiungere il traguardo del mezzo milione.

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