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Boom di vaccini tra i giovanissimi. Ma è scontro sul green pass a scuola

Figliuolo: «Immunizzato il 65% della popolazione, grande risultato grazie ai giovani della fascia 12-19. Ora la priorità è il rientro in classe in presenza»
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Ci risiamo. Settembre è alle porte e la domanda è la stessa di un anno fa: riusciremo a riportare i ragazzi in classe? Questa volta il governo può contare su un alleato più potente dei banchi a rotelle per archiviare la dad e mettere le scuole in sicurezza. E l’alleato, ovviamente, è il vaccino anticovid: l’obiettivo è arrivare alla scadenza della prima campanella con almeno il 60 per cento degli studenti over 12 immunizzati. Una sfida che suona tutt’altro che velleitaria se si parte dai dati che il commissario per l’emergenza Francesco Paolo Figliuolo ha snocciolato ieri: l’Italia ha raggiunto la soglia del 70 per cento di popolazione over 12 vaccinata con una dose, con oltre il 65 per cento di persone che hanno già completato il ciclo. Ma la vera notizia è un’altra: il risultato, come ammette lo stesso Figliuolo, si deve soprattutto ai giovani nella fascia 12-19 anni che da soli hanno richiesto negli ultimi giorni oltre il 20 per cento delle dosi.

Nel dettaglio il numero dei vaccinati raggiunge oltre il 91 per cento nella fascia over 80, oltre 86 per cento nella fascia 70-79, oltre 80 per cento nella fascia 60-69, e oltre il 71 per cento nella fascia 50-59. Mentre, secondo i dati aggiornati al 12 agosto, i ragazzi dai 12 ai 19 anni che hanno ricevuto almeno una dose sono pari a circa il 42 per cento del totale (il 23,88 per cento con doppia dose o dose unica). Assodato quindi «l’andamento positivo della campagna», sottolinea il commissario, ora la priorità è «quella di raggiungere il maggior numero possibile di giovani e di persone che appartengono al settore scolastico e universitario, in modo da favorire la massima sicurezza per le riaperture degli istituti di formazione nel mese di settembre». Per mettere a segno l’impresa, dal 16 agosto i ragazzi dai 12 ai 18 anni, cioè i minorenni vaccinabili, avranno accesso prioritario alla somministrazione, anche senza preventiva prenotazione. La struttura commissariale immagina quindi una corsia preferenziale per i più giovani, e non solo per riportarli a scuola. «Tale predisposizione – ha spiegato Figliuolo nella lettera indirizzata alle Regioni lo scorso mercoledì – avrà risvolti positivi anche per incentivare la ripresa in sicurezza sia delle attività sportive sia di quelle finalizzate a garantire un maggiore benessere psicofisico per i più giovani». Insomma, “l’operazione ragazzi” ha i numeri dalla sua parte. Ma soprattutto ha dalla sua i giovani stessi, che alla chiamata del generale Figiuolo hanno risposto in maniera più che sorprendente. Certo, perché l’anno accademico fili liscio (e in presenza) resta da fare i conti con parecchie incognite. E non parliamo soltanto della variabile pandemia, o del sempreverde nodo trasporti. Ma soprattutto dei malumori sorti intorno al pacchetto di norme approvate dal governo il 6 agosto.

Come è noto, con l’ultimo decreto licenziato dal cdm si prevede infatti che l’attività didattica della scuola primaria, della secondaria di primo e secondo grado si svolga in presenza a una condizione ben precisa: che gli insegnanti e il personale scolastico siano muniti di green pass. Pena la sospensione dal lavoro e della retribuzione al quinto giorno di assenza ingiustificata. Non una misura punitiva, ma uno strumento a tutela della salute di tutti, secondo il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi alle prese con le proteste dei sindacati che gridano al “Diktat”. «La sicurezza per decreto è in netta antitesi con l’efficace politica del confronto e della condivisione necessaria in epoca di pandemia», scrivono in una nota unitaria le sigle del comparto. Per i sindacati, infatti, la decisione di adottare il green pass per il personale scolastico, con sanzioni in caso di inadempienza, è stata assunta dal governo «in modo unilaterale»: «In una categoria già vaccinata al 90% – reclamano – il provvedimento assunto sta alimentando forti tensioni, come spesso accade quando si assumono decisioni frettolose e radicali, inadeguate a cogliere la complessità delle situazioni».

Ma le grane per i più piccoli non finiscono qui. Sul tavolo c’è un altro dossier: consentire l’accesso al vaccino ai minorenni che si trovino in disaccordo con i genitori. Arrivando a prevedere nel caso dei “grandi minori”, di chi ha compiuto cioè 16 anni, una sorta di autodeterminazione. Ricapitoliamo. Agli under 18 al momento è autorizzata la somministrazione esclusivamente dei sieri di Pfizer o Moderna. E per ricevere una dose, il minorenne ha bisogno dell’autorizzazione di entrambi i genitori. Ma che succede se uno dei due, o entrambi, si trovano in conflitto con il figlio che desidera vaccinarsi? Lo scorso 3 agosto il Comitato nazionale di bioetica presieduto dal professor Lorenzo D’Avack ha diffuso un parere scientifico favorevole a un «ascolto» del «grande minore» da parte di «personale medico con competenze pediatriche». Ritenendo che «se in contrasto con quella dei genitori», la «volontà del grande minore di vaccinarsi» debba «prevalere, in quanto coincide con il migliore interesse della sua salute psico-fisica e della salute pubblica».

Al parere scientifico del Cnb si aggiunge quello giuridico espresso già su queste pagine dall’avvocata familiarista Alessandra Capuano, presidente della Camera civile di Vicenza e componente esterna della commissione famiglia del Cnf. Fino a 14 anni, spiega la legale, il minore non ha possibilità di far valere all’esterno la sua volontà tranne quando sia chiamato in un giudizio che lo riguarda. «Ma ricordiamoci che a 14 anni, secondo la legge europea – sottolinea l’avvocata – un ragazzino può prestare il proprio consenso per creare un profilo social, e con certe autorizzazioni, tra i 14 e 16 anni, può già lavorare. Non si capisce perché un’analoga volontà non possa valere in ambito sanitario». Soprattutto in considerazione dello scenario più complesso che possa profilarsi in caso di conflitto familiare: quando entrambi i genitori, convintamente no vax, si oppongono al vaccino. In questo caso, il minore – che non ha autonomo accesso alla giurisdizione e quindi non può conferire un valido mandato a un avvocato – può rivolgersi alle forze dell’ordine, agli assistenti sociali o, in ultima analisi, alla procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni e chiedere che sia attivata a suo favore la procedura di ascolto. Un’opportunità a disposizione di qualunque minorenne, certo. Sempre che lo sappia.

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