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Ufficiale il riparto del Pnrr: alla Giustizia 2,7 miliardi

Nel provvedimento del 6 agosto sancite anche le scadenze sulle riforme che, se ignorate, autorizzano davvero Bruxelles a fermare i versamenti
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Il ministro dell’Economia Daniele Franco ha firmato il 6 agosto il decreto che assegna alle singole Amministrazioni le risorse finanziarie previste per l’attuazione degli interventi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, il Pnrr. La road map indicata è stata descritta a ciascun ministro con una email del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Roberto Garofoli. Nella lettera, Garofoli ricorda la necessità di rispettare «le scadenze e il programmato e approfondito esame delle riforme e delle iniziative legislative delle singole amministrazioni».

In particolare, come si legge sul portale ufficiale Italia Domani, relativamente alla Giustizia gli obiettivi per il 2021 sono: riforma del processo civile, penale e della giustizia tributaria. Quelli da raggiungere entro dicembre 2022: entrata in vigore degli atti delegati e la riforma delle Commissioni tributarie. Entro giugno 2023 occorre completare l’adozione di tutti i regolamenti e le fonti di diritto per applicare le leggi attuative. Entro dicembre dello stesso anno si deve terminare la digitalizzazione del sistema giudiziario, che prevede l’obbligatorietà del fascicolo telematico e il completamento del processo civile telematico, la digitalizzazione del processo penale di primo grado, esclusa l’udienza preliminare, l’introduzione di una banca dati delle decisioni civili gratuita, pienamente accessibile e consultabile conformemente alla legislazione. Entro il 2024 bisogna ridurre l’arretrato giudiziario, entro il 2026 la durata dei procedimenti. Non c’è ancora una data invece per la riforma dell’ordinamento giudiziario. In generale, se la Commissione europea accerta che i traguardi e gli obiettivi, verificati a giugno e a dicembre di ogni anno, sono stati conseguiti in misura soddisfacente, procede al versamento degli importi, altrimenti sospende i pagamenti e impone misure per garantire il raggiungimento degli obiettivi.

Guardando alle somme previste, per gli interventi a titolarità del ministero della Giustizia e del Consiglio di Stato si prevede uno stanziamento di 2 miliardi 721 milioni 589.053 euro su un totale di 191, 5 miliardi. I macro investimenti riguardano il capitale umano per rafforzare l’Ufficio del processo e le misure per superare le disparità tra i tribunali, a cui va la fetta più grande di stanziamenti (2.268.050.053); il rafforzamento dell’Ufficio del processo per la Giustizia amministrativa (41.800.000); l’efficientamento degli edifici giudiziari (411.739.000). Riguardo il primo macro investimento, le risorse stanziate serviranno ad assumere con contratto triennale circa 1.600 giovani laureati, 750 giovani diplomati specializzati e 3.000 giovani diplomati che andranno a costituire lo staff amministrativo e tecnico a supporto degli uffici giudiziari; ad assumere con contratti a tempo determinato circa 16.500 laureati in Legge, Economia e Scienze politiche, che formeranno lo staff dell’Ufficio del Processo, con il compito di collaborare allo studio della controversia e della giurisprudenza pertinente, di predisporre le bozze di provvedimenti, di collaborare alla raccolta della prova dichiarativa nel processo civile; a creare circa 1.500 posizioni di coordinatori esperti tra il personale già in forza presso il ministero della Giustizia con il compito di gestire e organizzare le nuove risorse assunte di cui sopra.

Riguardo, invece, alla giustizia amministrativa si prevede l’assunzione con contratti a tempo determinato della durata di 30 mesi di 250 funzionari e di 90 assistenti informatici. Le unità di personale saranno distribuite presso gli uffici giudiziari che presentano il maggiore arretrato (Consiglio di Stato, Tar Lazio, Tar Lombardia, Tar Veneto, Tar Campania e Tar Sicilia).In merito all’ultimo macro investimento, la misura si pone l’obiettivo di intervenire su 48 edifici entro la metà del 2026 efficientando 290.000 mq, tra cui le sedi di Corte di Appello di Bari, la cittadella giudiziaria di Piazzale Clodio a Roma, gli archivi del tribunale di Milano. Entro il 2023 ci dovrà essere l’aggiudicazione di tutti i contratti pubblici per la costruzione e la riqualificazione dei nuovi e vecchi edifici. Attraverso questi investimenti il governo mira a un incremento della produttività degli uffici giudiziari e stima, rispetto al 2019, un abbattimento dell’arretrato civile del 65% in primo grado e del 55% in appello, entro la fine del 2024; un abbattimento dell’arretrato civile del 90%, in tutti i gradi di giudizio, entro la metà del 2026; un abbattimento dell’arretrato della giustizia amministrativa del 70% in tutti i gradi di giudizio entro la metà del 2026; una riduzione del 40% della durata dei procedimenti civili entro la metà del 2026; una riduzione del 25% della durata dei procedimenti penali entro la metà 2026.

A questo quadro si aggiungono dei sub-investimenti, a titolarità di Presidenza del Consiglio e ministro per l’Innovazione tecnologica, da 140 milioni di euro per il potenziamento dei sistemi telematici di gestione delle attività processuali. In particolare gli obiettivi sono: la digitalizzazione del cartaceo residuo per completare il fascicolo telematico (digitalizzazione di 3,5 milioni di fascicoli giudiziari relativi agli ultimi dieci anni di processi civili di Tribunali e Corti d’appello e agli ultimi dieci anni di atti relativi a procedimenti di legittimità emessi dalla Cassazione), la progettualità di data-lake (software che funge da unico punto di accesso a tutti i dati grezzi prodotti dal sistema giudiziario) per migliorare i processi operativi di giustizia ordinaria e del Consiglio di Stato.

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