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Trent’anni fa lo sbarco degli albanesi, oggi alcuni di loro sono avvocati…

Era il 7 agosto del 1991, 20mila albanesi presero d'assalto la nave mercantile Vlora, di ritorno da Cuba carica di zucchero di canna, e si diressero vero le coste italiane
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Pochi giorni fa è stato l’anniversario dell’arrivo nel porto di Bari della nave Vlora. L’8 agosto 1991 il nostro Paese iniziava a fare i conti con un fenomeno travolgente: l’immigrazione dall’Albania e successivamente da altri Paesi del “continente liquido”, come definito dallo storico Fernand Braudel. Le macerie del muro di Berlino erano ancora a terra e l’Italia divenne trent’anni fa l’approdo naturale per tanti albanesi desiderosi di rifarsi una vita altrove e mettersi alle spalle i guasti della dittatura di Enver Hoxa.

Per gli albanesi l’Italia era la loro America, ma anche la terra in cui circa cinquecento anni prima i loro antenati, nel Sud, si stanziarono e diedero origine ai primi fenomeni di integrazione fondando alcune comunità arbereshe. Il tutto in nome dell’eroe nazionale Giorgio Castriota Scanderbeg, che si oppose alla conquista dei turchi.

Dopo il 1991 tanti altri cittadini albanesi hanno raggiunto l’Italia e si sono affermati come professionisti. È il caso degli avvocati Fabiola Ismaili, Kristina Blushi e Arjol Kondi. «Vivo tra l’Italia e l’Albania da circa vent’anni», racconta al Dubbio l’avvocata Fabiola Ismaili. «Nel 2006 – dice – ho conseguito l’abilitazione professionale in Albania e attualmente sono in attesa del riconoscimento del titolo abilitativo in Italia».

Nelle parole di Ismaili c’è tanta ammirazione per l’Italia e per chi, nonostante le difficoltà acuite dalla pandemia, continua ad indossare la toga con onore e dignità. «Il mio percorso professionale – afferma – è singolare, poiché esercito in Albania e, avendo fatto la pratica forense anche in Italia, ho una buona conoscenza del vostro diritto. Attualmente mi occupo di diritto societario. Ho fondato in Italia una società di consulenza legale e tributaria a disposizione degli investitori italiani che decidono di andare in Albania». Ma quanto è difficile svolgere in Italia la professione forense? «È impegnativo», confessa Ismaili. Però vi è un legame forte tra Italia ed Albania pure in ambito giuridico.

I codici albanesi sono stati ispirati integralmente da quelli italiani. Attualmente, però, il diritto e la normativa albanese, nel quadro dell’armonizzazione con il diritto europeo e del processo di preadesione, trovano il loro fondamento nelle direttive e nei regolamenti dell’acquis communautaire».  Nel 2019 è stata creata l’«Associazione avvocati albanesi in Italia». Un modo per favorire il dialogo ed il confronto tra i colleghi delle due sponde dell’Adriatico. I punti di contatto tra il diritto albanese e quello italiano non sono pochi e l’associazione intende favorire l’organizzazione di webinar ed altre iniziative in Italia e a Tirana. Con la speranza che si riprenda tutto in presenza.

Un pensiero Fabiola Ismaili inevitabilmente lo rivolge all’arrivo a Bari della Vlora nel 1991: «I trent’anni sono passati in fretta e noi come comunità albanese in Italia sentiamo il bisogno di un cambio di narrazione. Gli albanesi che vivono qui offrono il loro contributo quotidiano in modo eccellente. Ci sono operai, insegnanti, professori, imprenditori, medici e tantissimi avvocati, che giocano un ruolo decisivo nella gestione delle pratiche che vedono coinvolti i nostri connazionali, considerata l’importanza della intermediazione culturale da non sottovalutare mai».

Un’altra storia di integrazione professionale è quella dell’avvocata Kristina Blushi, in Italia da oltre diciannove anni. Si occupa di diritto dell’emigrazione. «Sono arrivata – commenta – solo con l’intento di studiare, ma poi, anno dopo anno, ho creato le mie radici in Italia, più precisamente a Bari. Qui ho aperto il mio studio legale. L’Albania, come l’Italia, appartiene al sistema del civil law. C’è stata una continua influenza italiana in tutti i settori del diritto albanese, ma non senza differenze. Ad esempio, in Albania non è previsto l’istituto dell’adozione dei maggiorenni. È un problema di non poco conto per gli albanesi maggiorenni adottati in Italia».

Trent’anni fa una svolta che cambiò la storia dell’Albania. «L’8 agosto 1991 – evidenzia Kristina Blushi -, dopo la caduta del regime comunista, l’arrivo della nave Vlora con a bordo 20mila persone è stato un grido di aiuto che la città di Bari ha accolto grazie alla sensibilità del suo sindaco, Enrico Dalfino (docente di Diritto amministrativo nell’Università Aldo Moro, nda). Un uomo di larghe vedute, che all’epoca è andato quasi controcorrente con coraggio e sacrificio e al quale ogni albanese, giunto con la Vlora o dopo, in altro modo, deve tanto. Queste persone che hanno avuto molto dalla città di Bari e dall’Italia hanno anche restituito. I loro figli hanno studiato in Italia e tanti di loro sono diventati dei rispettabili professionisti pure del diritto».

Il legame dell’avvocato Arjol Kondi con l’Italia risale al 31 agosto 2001. «Mi sono trasferito – ricorda – nel vostro Paese quel giorno. Sono partito dal porto di Valona per arrivare a Brindisi. Volevo studiare in Italia. Dopo un periodo di ambientamento, una volta trovato un lavoro stabile, che mi avrebbe accompagnato per tutta la carriera universitaria e che mi avrebbe permesso di studiare, iniziai a frequentare la facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli studi di Macerata. Una realtà che mi piacque subito, perché a misura di studente, dove si instaura un ottimo rapporto con i professori».

Da lì Kondi inizia a spostarsi più a Nord. Conseguita la laurea a Macerata, il trasferimento a Bologna e l’esame per diventare avvocato. Subito dopo il definitivo ritorno nelle Marche. «Sono rientrato a Fermo – prosegue Kondi -, città dove vivo da anni, e dove esercito la professione, occupandomi di diritto penale, di immigrazione e tutela contro le discriminazioni. Penso che il diritto dell’immigrazione abbia fatto un po’ da collante a tutto il resto. Il diritto albanese non è molto diverso da quello italiano».

Anche secondo Kondi il legame con l’Italia è forte e duraturo. «I professori universitari albanesi – aggiunge – che si sono formati in Italia sono tanti. Da non sottovalutare, inoltre, le diverse riforme, tra le quali quella della procedura penale, che ha una chiara impronta italiana. In quest’ultimo caso uno degli esperti coinvolti è stato il professor Giorgio Spangher. A ciò si aggiunga che l’Albania da diversi anni ormai cerca di armonizzare la sua legislazione con la normativa Ue e questo si riflette sugli aspetti comuni tra il diritto albanese e quello dei Paesi già membri dell’Unione».

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