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Riforme, toghe all’attacco. Si rischia un autunno caldo

L’Anm vuol restaurare il “fine processo mai”. Dice no alle modifiche sul Csm. E sui limiti ai pm mediatici già parla di bavaglio alla stampa
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«Abbiamo la legislazione antimafia più evoluta al mondo, almeno prima della riforma Cartabia che mi auguro, sogno, fantastico non venga approvata in Senato»: se sia un’ironica iperbole o una reale speranza non lo sappiamo, ma le parole pronunciate dal procuratore Nicola Gratteri in un dibattito sulla legalità svoltosi due sere fa a Diamante aprono ufficialmente lo scontro in vista dell’approvazione della riforma penale in Senato. Come anticipato ieri, la strada per il governo è in salita, benché abbia incassato la fiducia e il voto finale alla Camera.

I giocatori che si muovono sul tavolo del risiko avranno il mese di agosto per rafforzare gli schieramenti e prepararsi alla battaglia di settembre; tuttavia già iniziano a inviare segnali precisi. Lo ha fatto anche ieri, dalle pagine del Corsera, il presidente Anm Giuseppe Santalucia: sul sistema di proroghe per i giudizi complessi ha dichiarato che bisognerebbe prevederle anche per stalking, reati ambientali, infortuni sul lavoro. «Omissiva, scellerata, irragionevole» sono invece gli aggettivi che il magistrato Enrico Zucca, sostituto pg a Genova, ha utilizzato su Domani per bocciare la “mediazione Cartabia”.

La magistratura si sta compattando per minare il risultato raggiunto da Draghi e dalla guardasigilli? Se ci sia un disegno, lo lasciamo dire ai complottisti, noi ci limitiamo a guardare ai fatti e proviamo a immaginare gli scenari futuri che comprendono altri possibili terreni di scontro sulle riforme in cantiere, tutte volte a rafforzare le garanzie costituzionali e a restituire credibilità al sistema giustizia.Il primo è quello sul decreto di recepimento della direttiva europea sulla presunzione di innocenza. Si tratta di un tema su cui la ministra della Giustizia ha richiesto sin da subito l’attenzione del Parlamento; messaggio colto immediatamente dal responsabile Giustizia di Azione Enrico Costa che, nel day after dell’approvazione dello schema di attuazione in Cdm, dice: «Le denominazioni delle inchieste sono scelte sapientemente per rafforzare l’impianto accusatorio e per evocare una ‘condanna certa’. Spesso vengono smentite dalle sentenze, ma restano impresse nell’opinione pubblica ben più delle assoluzioni. Mai più nomi roboanti solo per i titoli dei giornali.

Ora il provvedimento arriverà nelle commissioni parlamentari. Ci saranno resistenze conservative, ce le attendiamo: senza conferenze stampa e nomi alle inchieste in tanti usciranno dai riflettori e parleranno solo attraverso gli atti, come la civiltà giuridica stabilisce». Sullo stesso fronte anche il deputato di Italia Viva Catello Vitiello (oggi con una intervista su questo giornale, nda), il cui ordine del giorno volto a incentivare la garanzia di segretezza delle indagini per tutelare l’indagato è stato accolto dal governo. Questo scenario sfida talmente tanto la magistratura che lo scontro è pronto ad accendersi.

E infatti la prima resistenza arriva sempre dal vertice Anm, che su Repubblica avverte: «La direttiva Ue sulla presunzione d’innocenza esiste, e bisogna tenerne conto. Ma non credo che le conferenze stampa potranno essere abolite, sarebbe un danno al diritto all’informazione». Stessa posizione espressa da Mario Perantoni, presidente M5S della commissione Giustizia della Camera. Non è difficile pensare che soprattutto una parte della magistratura requirente sia pronta a compiere operazioni di distrazione di massa: intraprendere una battaglia contro il fronte garantista accusato di voler mettere il bavaglio alla stampa in modo da far dimenticare gli scandali che la attraversano da Milano a Roma, tanto per cominciare. Chi potrebbe giocare il ruolo del mediatore è il Pd.

Se è vero che il governo ha accolto un ordine del giorno a prima firma del vice capogruppo dem alla Camera Piero De Luca a favore del recepimento tempestivo della direttiva stessa, lo stesso De Luca però precisa al Dubbio: «Comprendo e condivido le preoccupazioni del presidente Santalucia ma mi sento di tranquillizzarlo in quanto il recepimento integrale della direttiva non mette affatto in discussione il diritto all’informazione e alla libertà di stampa. Semplicemente mira a tutelare la dignità di una persona sottoposta a indagini e a non adoperare modalità informative che portino a considerarla già colpevole agli occhi dell’opinione pubblica. Noi lavoreremo per trovare una soluzione equilibrata senza cadere in alcun eccesso: nessuno vuole mettere bavagli ma argini a un eccesso di comunicazione sensazionalista che svilisce troppo spesso la presunzione di innocenza».Un’altra strada impervia per il governo sarà nella riforma del Csm.

Ad animare il dibattito non ci sarà solo la campagna referendaria promossa da Lega e Partito Radicale, ormai ad un ottimo punto di raccolta firme, ma anche l’ancestrale scontro tra chi vede in ogni proposta innovatrice un attentato all’autonomia dell’ordine giudiziario e chi desidera la “normalizzazione” di una magistratura viziata da troppi eccessi distorsivi della sua funzione. E sicuramente la magistratura associata farà una forte opposizione al sorteggio, a cui sarebbe affidato il compito di espellere il correntismo dal Csm.

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