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Sentenza Cerciello Rega, i Coa “assolvono” i legali

I consigli dell’Ordine degli avvocati di Roma e di Torino “assolvono” i quattro legali che hanno difeso i due imputati americano nel processo che ha trattato la morte del carabiniere, Cerciello Rega
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I consigli dell’Ordine degli avvocati di Roma e di Torino “assolvono” i quattro legali Fabio Alonzi, Renato Borzone, Roberto Capra e Francesco Petrelli – dei due americani condannati in primo grado all’ergastolo per la morte del carabiniere Cerciello Rega e criticano fortemente la prima Corte di Assise di Roma che quindici giorni fa, nelle motivazioni della sentenza, ha stigmatizzato il comportamento della difesa con queste affermazioni: «Ma perché dileggiare la condotta delle vittime e metterle sul banco degli imputati come reiteratamente è stato fatto in questo processo, esercitando il diritto di difesa al limite del consentito e della decenza? Perché tutte quelle insinuazioni volte a screditare l’operato dei carabinieri ipotizzando finanche dei reati? Si tratta di una ricostruzione insostenibile, fuori da ogni logica, smentita dalla descrizione che plurime fonti dichiarative hanno fornito della vittima e del suo operato».

Processo Cerciello Rega, cosa dicono i Coa di Torino e Roma

Gli avvocati, scandalizzati dalla parole della Corte, avevano inviato un esposto alla Ministra Marta Cartabia per l’adozione di eventuali iniziative nei confronti dei magistrati della Corte e ai Consigli dell’Ordine forensi di appartenenza per rimettere ai propri organi di disciplina ogni valutazione circa il loro comportamento processuale. Di qualche giorno fa sono le delibere dei due Coa. Per quello di Torino «non può che suscitare vivo stupore e disapprovazione che, nelle motivazioni di una sentenza di condanna, si ritenga di censurare la decenza e il raggiungimento del limite del consentito, scrivendo nuove regole di galateo processuale delimitative dell’esercizio di un fondamentale ruolo nel rito processuale che è quello dell’avvocato difensore di presunti innocenti. Non si ravvisano profili di censuratezza disciplinare».

Mentre quello di Roma, nel sostenere la medesima posizione, si rivolge ad altri organi: «Il Consiglio, rimarcando l’inopportunità delle affermazioni contenute in sentenza sulle modalità con le quali è stato esercitato il diritto di difesa che arrecano un notevole pregiudizio all’autonomia defensionale, stante la gravità dei fatti, invia la seguente delibera al Ministro della Giustizia, al Csm, al Consiglio Giudiziario di Corte di Appello di Roma e al Presidente del Tribunale di Roma, per le valutazioni di competenza».

 

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