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Cari garantisti, ora però smettiamola di fare i “saputelli” con Cartabia

Marta Cartabia
DDL PENALE. Sì, l’improcedibilità è uno sgradevole compromesso. Ma prendiamolo come la prova di quanto fosse profondo l’abisso populista dal quale, in un modo o nell’altro, questa riforma inizia a tirarci fuori. Continuiamo a batterci con la guardasigilli per tornare alla Costituzione, anziché trattare da disertore proprio lei che è stata in prima linea
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Difficile. Durissima, anzi, come lo sono le battaglie politiche. Marta Cartabia, la presidente emerita della Consulta Marta Cartabia, esce dalla sfida della riforma penale con qualche ferita. Con più di una rinuncia. Ma anche con un risultato, sudatissimo e pagato a caro prezzo: l’addio al “fine processo mai”.

Da un paio di settimane si discute su un interrogativo: basta, la cesura con Bonafede, a giustificare le non poche contraddizioni del ddl, che di qui a poche ore la Camera licenzierà in prima lettura? Forse si deve formulare in modo diverso la domanda: il sacrificio al diritto contenuto nel testo, e nei compromessi con i 5 Stelle, basta o no a farci capire quanto dolorosa è stata, la stagione appena conclusa, per le garanzie costituzionali?

Ecco: proviamo a porci così l’interrogativo. Perché è vero, l’improcedibilità, cioè una strana “prescrizione del processo”, un altolà non “sostanziale” ma appunto “processuale” alla condizione di imputato a vita, è un sacrificio. E chi nega la realtà. Ma guardiamola, la realtà: poteva Draghi forzare la mano, attuare la prima delle due proposte Lattanzi, cioè il ritorno alla riforma Orlando, e giocarsi la presenza del Movimento 5 Stelle al governo? No, non poteva.

E allora, il prezzo non piccolo contenuto nella forzatura dell’improcedibilità e nella rinuncia ad altre idee virtuose avanzate da Lattanzi (archiviazione meritata, sanzioni pecuniarie commisurate al reddito del condannato, patteggiamento esteso più decisamente) ci dicono da che razza di abisso populista ci siamo a malapena tirati fuori. Se non proprio con le ossa rotte, con un mucchio di ferite da curare.

Ci dicono, quei sacrifici, quelle rinunce, quanta strada ci sia da fare ancora per battere i populisti. Però la forza garantista di cui facciamo parte, assai critica con i compromessi, non può esagerare nello sminuire i colpi allo stomaco che una ministra garantista come Cartabia ha dovuto sopportare. Non esageriamo nel fare i “saputelli”. Non trattiamo come un disertore proprio la guardasigilli che è stata in prima linea. Un po’ di solidarietà per chi ha dovuto misurarsi con le condizioni oggettive del quadro politico.

C’è tanta strada da fare. Ma certamente Cartabia è la compagna di scalate migliore che potesse capitarci.

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