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La riforma della Giustizia alla resa dell’Aula

Si concludono tra le proteste le dichiarazioni di voto sulla fiducia posta dal governo sul ddl penale. Nell’Aula della Camera la prima chiama
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Niente luci spente stanotte alla Camera dove, fino ad oltre la mezzanotte, si voterà sulla questione di fiducia posta dal Governo sulla riforma della giustizia, preceduta dalle dichiarazioni di voto iniziate alle ore 20:45.

L’Aula è stata chiamata a pronunciarsi  su due articoli comprensivi del disegno di legge in materia di processo penale (la cosiddetta riforma di “mediazione Cartabia” a.c. 2435-A): l’articolo 1 che prevede una serie di deleghe al Governo, che dovranno essere esercitate entro un anno dall’entrata in vigore della legge; l’articolo 2 che contiene novelle al codice penale e al codice di procedura penale, immediatamente precettive, tra cui quella riguardante la tanto discussa improcedibilità.

Il leitmotiv che accompagna tutti gli interventi in Aula è sempre lo stesso: si archivia l’era populista targata 5Stelle, ci si riappropria delle garanzie costituzionali. Certo, non è considerata una riforma perfetta perché innestata sul quella dell’ex Ministro Bonafede ma è il miglior risultato possibile che si poteva ottenere. Ad esordire l’on. Gebhard (Minoranze Linguistiche): «Condividiamo le affermazioni della Ministra Cartabia e ai suoi richiami allo Stato di Diritto. Il nostro è un sì alla fiducia». Per l’on.Tondo (Noi con l’Italia): «Anche il nostro è un sì convinto ma senza entusiasmo. Avremmo voluto, per esempio, che i pm facessero meno interviste. Ma per ora ci accontentiamo. Si pone finalmente fine al paradigma Bonafede».

Favorevole, come ovvio, l’on. Federico Conte (Leu): «La riforma rappresenta un passo significativo  per un processo penale moderno. Ringraziamo la Ministra Cartabia per un lavoro faticoso e paziente. Il merito della norma è di aver introdotto norme nuove e principi di grande cambiamento culturale». Ha proseguito l’onorevole Parisse (Coraggio Italia) preannunciando il sì alla fiducia: «questa riforma, la prima vera targata Draghi, era necessaria per eliminare le forzature che il Governo Conte aveva introdotto seguendo una logica giustizialista». Dopo ha parlato l’on. Annibali (Italia Viva): «Nonostante i contentini concessi ad un partito che aveva bisogno di sventolare qualche bandierina per non ammettere di aver cancellato la propria riforma, la stagione populista è ormai superata. Anche se non è la riforma coraggiosa che avremmo voluto, perché innestata sul testo Bonafede, voteremo sì alla fiducia. Oggi l’Italia grazie al Governo Draghi torna garantista». Di parere favorevole pure l’on. Pittalis (Forza Italia): «il nostro sì è convinto ad un Governo di cui ci diciamo soddisfatti, per aver ripristinato i principi cardini della nostra cultura giuridica, abbandonando il fine processo mai. Come diceva Carnelutti “il processo penale è di per sé una pena, bisogna almeno evitare che la stessa abbia una durata irragionevole”. Ora abbiamo una riforma improntata a questo principio. La riforma Cartabia è la risposta eloquente al populismo penale e allo smantellamento ingegneristico delle garanzie».

Tra i sì anche quello del deputato Verini (Pd): «abbiamo lavorato per migliorare e aggiustare la riforma, contribuendo a smorzare estremisti e rigidità inaccettabili. Con questa riforma si volta pagina. Non sarà perfetta ma è una tappa coraggiosa». Per l’onorevole leghista Paolini «questa è una riforma coatta sotto un certo profilo, in quanto serve per ottenere i fondi del Pnrr, ma ci sono molte cose positive al suo interno: rimedia, ad esempio, all’errore della Bonafede sulla prescrizione. Ora abbiamo quanto meno un fine processo con dei limiti differenziati per reati, soprattutto grazie alla spinta della Lega».

Ci si aspettava Bonafede ma invece per i grillini è intervenuto l’on. Saitta, annunciando il voto favorevole: «fiducia e responsabilità ci hanno contraddistinti. Non nego che sia stata una mediazione difficoltosa ma è un passaggio importante per gli italiani. C’è tanto del M5s in questa riforma, la base è quella di Alfonso Bonafede. Ministra, la sua proposta originaria era lontana dalla nostra visione: per questo abbiamo presentato emendamenti e supplemento di audizioni. Sarebbe stato semplice mettere i bastoni tra le ruole del governo, ma invece abbiamo sempre cercato il dialogo con Lei». Contrario alla fiducia l’on. Forciniti (Misto -L’alternativa c’è): «Ministra Cartabia, voi mentitavate prima e lo state facendo anche adesso dicendo che avete salvato i processi di mafia e terrorismo. Se dei falsari mi vengono a chiedere la fiducia, io non posso dare loro la fiducia». Ad annunciare l’altro no è stato l’onorevole Maschio (Fratelli D’Italia): « il Governo dei migliori sta utilizzando il metodo dei peggiori. L’abuso del voto di fiducia mostra un Parlamento esautorato delle proprie prerogative con spettatori pagati per ratificare decisioni prese altrove senza nemmeno discutere. E poi nel merito viene minata l’obbligatorietà dell’azione penale e si prevede uno svuota carceri mascherato».

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