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Giustizia, la riforma oggi alla Camera: i giudizi di Casellati ed Ermini

ddl civile
Il testo della riforma della giustizia approda oggi in aula alla Camera dei deputati alle 14 e per lunedì o martedì è previsto il probabile voto di fiducia
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La riforma della giustizia, che approda oggi in aula alla Camera alle 14 e per lunedì o martedì è previsto il probabile voto di fiducia, serve alla magistratura per recuperare quella credibilità compromessa dai recenti scombussolamenti nel mondo delle toghe. Ne è convinta la presidente del Senato, Elisabetta Casellati, secondo cui «una giustizia lenta è una giustizia denegata». «Una risposta di giustizia che sia certa e fornita in tempi rapidi costituisce uno dei maggiori incentivi per gli investimenti» dice in un’intervista a Libero, «una delle condizioni essenziali per attrarre nuove risorse e nuovi capitali». Ma soprattutto «può far uscire la magistratura dalla crisi di credibilità alimentata da recenti episodi che hanno inciso fortemente sul rapporto con i cittadini».

«Episodi»sottolinea Casellati, «sui quali è necessario fare chiarezza, ma non si può fare di tutta l’erba un fascio: non è questo il vero ritratto della magistratura italiana». Riguardo la riforma del Csm, la presidente del Senato ricorda di aver «sostenuto che il peso delle correnti potesse essere limitato attraverso una riforma del sistema elettorale dei consiglieri togati» e di aver proposto, «senza fortuna», il sorteggio.

L’impianto della riforma viene promossa anche dal vicepresidente del Csm, ma avverte: senza le risorse non si andrà lontano.«Perchè possa raggiungere gli obiettivi, garantendo la non impunità per tutti i reati e mettendo al sicuro tutti i processi in corso, non sarà sufficiente la sola legge, ma occorrerà tutta una serie di investimenti sulle persone e sulle strutture che impegneranno non solo questo governo, ma anche quelli a venire» dice David Ermini in un’intervista a Repubblica «è indispensabile indicare nella riforma dei termini perentori di natura organizzativa, come quello relativo al trasferimento del fascicolo dal giudice che ha emesso la sentenza a quello dell’impugnazione. Altrimenti il rischio è che il personaleamministrativo, da anni gravemente sottodimensionato, e che svolge mansioni tra cui quella del trasporto dei fascicoli, diventi il protagonista del tempo del processo. Da avvocato conosco bene gli incredibili tempi che può impiegare un fascicolo per passare pure da un piano a un altro».

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