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“Sfiduciato” e indagato: il caso Amara travolge anche Greco. E Storari attende il suo destino

Il procuratore di Milano indagato per aver ritardato le indagini sulla "Loggia Ungheria". Il pm del falso complotto Eni attende l'esito del disciplinare
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Il procuratore della Repubblica di Milano, Francesco Greco, è indagato a Brescia per aver ritardato l’apertura dell’indagine nata dalle dichiarazioni dell’ex avvocato esterno dell’Eni Piero Amara sulla presunta “Loggia Ungheria”. È questo il clamoroso particolare di cui si arricchisce la vicenda che ormai da mesi tiene in ostaggio la procura meneghina, dopo l’iscrizione sul registro degli indagati, da parte della procura di Brescia, del pm Paolo Storari per rivelazione di segreto d’ufficio – per aver consegnato i verbali di Amara all’allora consigliere del Csm Piercamillo Davigo, anche lui indagato – e dei colleghi Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro, accusati, invece, di omissione di atti d’ufficio, per aver “nascosto” alcune prove utili alle difese nel processo Eni- Nigeria.

L’iscrizione di Greco è un atto dovuto a seguito delle denunce formulate davanti ai pm bresciani da Storari, che ha lamentato l’inerzia dei vertici della procura nell’apertura del fascicolo. Una scelta, secondo il pm, dettata dalla necessità della procura di tutelare la credibilità di Amara e Vincenzo Armanna, grande accusatore di Eni, ritenuto dal Tribunale di Milano un inquinatore di pozzi. Greco ha già parlato con i colleghi bresciani, difendendo il suo operato. «Da Storari non ho mai ricevuto manifestazione di dissenso né in modo informale né formale», ha dichiarato il procuratore.

Storari, a febbraio 2021 – secondo quanto emerso dalle audizioni davanti al Csm – avrebbe preparato una bozza di richiesta di misura cautelare per calunnia a carico di Amara, Armanna e Giuseppe Calafiore. Richiesta mai controfirmata da Greco e dall’aggiunta Laura Pedio e, pertanto, rimasta in un cassetto. Storari, dal canto suo, ha consegnato i verbali a Davigo con l’intento di «autotutelarsi», convinto di poter così smuovere le acque al Csm. Quei verbali, però, sono stati spediti a due quotidiani, nonché al consigliere del Csm Nino Di Matteo, che ha denunciato pubblicamente la circostanza, ipotizzando un’operazione di dossieraggio ai danni del consigliere togato Sebastiano Ardita, indicato da Amara tra i membri della loggia. Circostanza smentita da Ardita e confutata anche dalle incongruenze delle dichiarazioni dell’ex avvocato.

A spedire quei verbali, secondo la procura di Roma, sarebbe stata l’ex segretaria di Davigo, Marcella Contrafatto, ora indagata per calunnia ai danni di Greco. L’iscrizione sul registro degli indagati del procuratore Greco è stata comunicata dalla procura di Brescia al Csm, al pg della Cassazione Giovanni Salvi e al ministero della Giustizia una ventina di giorni fa. Il reato contestato è omissione d’atti d’ufficio (articolo 328 cp 1/ o comma), per aver omesso la tempestiva iscrizione delle notizie di reato derivanti dalle dichiarazioni rese nel dicembre del 2019 dall’avvocato Piero Amara a Pedio e Storari nell’ambito dell’indagine sul cosiddetto “falso complotto Eni”. A seguito di tali dichiarazioni, il pm Storari aveva chiesto a Greco e Pedio di avviare subito un’indagine sulla “Loggia Ungheria”, cosa che avvenne solo il 12 maggio 2020, ovvero circa un mese dopo la consegna dei verbali a Davigo.

Storari davanti alla sezione disciplinare del Csm

Ieri, intanto, il pm milanese è comparso davanti alla sezione disciplinare, presieduta dal laico della Lega Emanuele Basile e riunita per decidere sulla richiesta di trasferimento formulata dal procuratore generale. Salvi ne ha chiesto il trasferimento per aver «divulgato i verbali», assumendo un «comportamento gravemente scorretto nei confronti» del procuratore Greco e dell’aggiunto Pedio, da lui accusati di inerzia nelle indagini sulle rivelazioni di Amara, omettendo, «di comunicare» ai vertici «il proprio dissenso per la mancata iscrizione» nel registro degli indagati dell’avvocato e di formalizzare con una lettera alla procura generale il suo disappunto «circa le modalità di gestione delle indagini». Inoltre, secondo Salvi, Storari avrebbe dovuto astenersi dal prendere parte all’indagine sulla fuga di notizie, aperta ad ottobre 2020 dopo l’esposto di un giornalista del Fatto Quotidiano, al quale erano stati spediti i verbali, gli stessi consegnati da Storari a Davigo. L’udienza continuerà martedì prossimo, mentre la decisione verrà presa nei giorni a seguire.

Al termine dell’udienza Storari e il suo avvocato, Paolo Dalla Sala, non hanno rilasciato dichiarazioni. Intanto la procura di Milano è sempre più spaccata. Dalla parte di Storari si sono schierati praticamente tutti i sostituti dell’ufficio, che hanno sottoscritto, assieme a centinaia di magistrati del distretto e di tutta Italia, un appello a suo sostegno. Mossa che ha infastidito Greco, che giovedì ha invece scritto una mail ai colleghi, accusando Storari di aver mentito. «Mentre la magistratura italiana affronta una grave crisi di legittimazione, la nostra procura ha vissuto una grave vicenda di fuga di notizie», ha evidenziato Greco, aggiungendo, senza mai nominarlo, che «il collega ritenuto responsabile è ora indagato in sede penale e incolpato in sede disciplinare». E ancora: «Ma altro è difendersi, altro è lanciare gravi ed infondate accuse, dopo essere venuti meno ai più elementari principi di lealtà nei confronti di chi ha la responsabilità di dirigere un ufficio. Per quanto mi riguarda, le tante menzogne, calunnie e diffamazioni sono e saranno attentamente denunciate in tutte le sedi competenti così come tutte le violazioni dell’obbligo che hanno i pubblici ufficiali» di denunciare.

 

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