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Maxiprocesso in Vaticano, le difese protestano: «Si è allestito un tribunale speciale»

I legali dei dieci imputati hanno sollevato diverse eccezioni, denunciando una «procedura penale ad hoc» che «sospende alla certezza del diritto»
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Le difese dei dieci imputati del processo che si è aperto oggi davanti al Tribunale Vaticano per lo scandalo finanziario legato alla compravendita del Palazzo londinese hanno sollevato diverse eccezioni. Il presidente Giuseppe Pignatone, a fine udienza, si è riservato su tutte le eccezioni presentate lasciando agli avvocati altro tempo per presentare copie di atti in sequestro (entro il 21 settembre).

Le difese, in particolare, accusano il Vaticano di aver messo in atto una sorta di “tribunale speciale”, con quattro rescritti di Papa Francesco che hanno consentito alle indagini di andare avanti configurando un quadro di «assoluta discrezionalità» nel derogare alla legislazione vigente. Una «procedura penale ad hoc», che «sospende alla certezza del diritto», come ha sottolineato l’avvocato Luigi Panella, difensore del finanziere Enrico Crasso. I legali hanno quindi lamentato l’assenza di supporti informatici o illeggibili, la mancanza di file: circostanze che, hanno lamentato, sarebbero lesive del diritto di difesa.

A rispondere è il Promotore di Giustizia Milano il quale ricorda che il Tribunale Vaticano soggiace al diritto canonico, che il rescritto è «espressione della suprema potestà del Papa, la cui base è in definitiva il diritto divino» e che «c’è il rischio di travisare gli atti se li si guarda in una ottica laica».

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