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Riforma penale, Caiazza: «Sui processi di mafia si fa il gioco delle tre carte»

Caiazza
Il presidente dell'Unione camere penali a proposito delle modifiche chieste dai 5 Stelle: «Dato che gli imputati di mafia sono sempre detenuti, ci sono già le norme che prevedono una corsia preferenziale»
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«La riforma, se consideriamo le premesse della commissione Lattanzi, si è molto scolorita lungo il cammino. Ma se davvero arriveranno i rinforzi promessi, il nuovo personale di cancelleria, gli investimenti sugli edifici e sull’infrastruttura digitale, allora certi tempi morti potranno essere superati. Questa è la vera scommessa. Se infatti occorrono mesi, o addirittura anni, per lo spostamento di un fascicolo da un tribunale a una Corte di Appello, ciò accade perché manca letteralmente il personale. Le cancellerie hanno vuoti del 50 per cento». Lo dice il presidente dell’Unione camere penali, Giandomenico Caiazza, in un’intervista a La Stampa oggi in edicola, a proposito del ddl per le modifiche al processo penale, sui cui gli associati Ucp restano «preoccupati e delusi».

Su cosa si aspettassero rispetto alla riforma della giustizia, Caiazza spiega: «Una seria spinta sui riti alternativi. Si sono persi per strada, credo per via dei veti leghisti. Il concetto di premialità come incentivo ai patteggiamenti, che pure è l’unico modo per deflazionare sul serio la massa dei processi, e quindi velocizzare, per i leghisti non è spendibile. Anche la riscrittura dell’udienza preliminare si è persa in gran parte per strada: si è passati dalla “previsione di condanna” a una generica “prognosi”. Diciamo pure che si è scolorita». Infine, parlando delle critiche del M5S al testo, sostiene: «Sui processi di mafia si fa il gioco delle tre carte. Dato che gli imputati di mafia sono sempre detenuti, ci sono già le norme che prevedono una corsia preferenziale. In tanti anni, non ho mai visto un processo per mafia che sia durato in appello oltre 2 anni, cioé il tempo della custodia cautelare».

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