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È un malato terminale, ormai pesa 40 chili, ma rimane in carcere a Secondigliano

Il garante campano Samuele Ciambriello che ha visitato mercoledì Aurelio Quattroluni nel carcere di Secondigliano: «Si trova in una situazione drammatica ha metastasi in tutto il corpo e dovrebbe essere curato in ospedale»
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Ridotto pelle e ossa, si trova in una condizione fisica molto grave a causa di un tumore alla prostata che oramai è sfociato in metastasi in tutto il corpo. Ma non è in detenzione ospedaliera, l’uomo è recluso nel carcere campano di Secondigliano, essendo un ergastolano ostativo.

Soprattutto dopo le polemiche contro le “scarcerazioni”, che poi erano, appunto, le detenzioni domiciliari per gravi motivi di salute, lo Stato ha preferito fare a meno del rispetto del diritto alla salute. Di fatto non si è dato seguito all’articolo 32 della Costituzione che teoricamente viene prima di ogni altra esigenza punitiva.

Una pena di morte lenta, quella che sta subendo l’ergastolano Aurelio Quattroluni, classe 1960. Vive da malato terminale in carcere, in barba all’articolo 27 della Costituzione che disciplina il senso di umanità che deve caratterizzare tutte le pene e la finalità rieducativa dei trattamenti imposti al condannato. Tutto questo è da leggere in combinato disposto con l’art. 3 Cedu che vieta torture e trattamenti inumani e degradanti.

La visita a Secondigliano del  garante campano Samule Ciambriello

Una storia, la sua, presa in carico dal garante regionale Samuele Ciambriello che ha potuto rivederlo mercoledì scorso durante una visita al reparto T1 di Secondigliano. Una visita importante, quella effettuata dal Garante nel reparto dove sono reclusi i “fine pena mai”. Sono i dimenticati, ma ricordati solamente quando c’è bisogno di strumentalizzare. Il Garante ha così portato un po’ di luce in fondo al tunnel dell’indifferenza e della violenza, molto subdola, di uno Stato oramai arreso all’emergenzialismo quando l’emergenza non c’è.

Enrico Fumia ha interrotto lo sciopero della fame

Quello stesso giorno, il garante Ciambriello è riuscito a far interrompere lo sciopero della fame intrapreso da Enrico Fumia, un caso di detenuto oncologico segnalato dall’associazione Yairaiha Onlus e riportato sulle pagine de Il Dubbio. Grazie al coordinamento con l’autorità sanitaria, il garante regionale è riuscito a fargli prenotare la chemioterapia, indispensabile per la sua sopravvivenza.

Ma ritorniamo all’ergastolano Quattroluni. Una vicenda drammatica. Dal carcere di Padova dove si trovava detenuto, su decisione del magistrato fu mandato agli arresti domiciliari e operato d’urgenza presso l’ospedale ” Vittorio Emanuele” di Catania per cancro alla prostata in stadio avanzato, quindi sottoposto alle terapie. Purtroppo per il cancro di cui è affetto non vi può essere guarigione.Quattroluni resta per qualche tempo agli arresti domiciliari, viene curato sia fisicamente che mentalmente perché intanto gli si sono aggiunte altre patologie molto serie.

Rigettate tutte le istanze per i domicilari per Aurelio Quattroluni

Nel mese di febbraio 2020 arrivano accuse retroattive risalenti a 25 anni fa. Lo arrestano e viene tradotto nel carcere di Catania. Arriva la pandemia e Quattroluni risulta anche positivo al Covid 19. Il tribunale di Catania dispone nuovamente gli arresti domiciliari con scadenza settembre 2020, ma la pec non viene letta in tempo utile e il detenuto viene trasferito presso il carcere di Secondigliano. L’avvocata Ornella Valenti del foro di Catania, che assiste il detenuto, si imbatte in 53 pec con allegati documenti e certificazioni. Istanze su istanze, ma prontamente rigettate.

Nel frattempo il detenuto peggiora. A ciò si aggiunge la depressione, alternando scioperi della fame con attacchi di autolesionismo. Com’è detto è affetto da patologia tumorale con metastasi, è stato sottoposto al primo ciclo di chemioterapia, che si è rivelata devastante in considerazione delle sue condizioni fisiche in fase di netta degenerazione e a causa dello stato di isolamento a cui è sottoposto. È evidente lo stato di incompatibilità con il regime carcerario.

Per questo l’avvocata Valenti ha presentato l’ennesima istanza, rigettata di recente dal tribunale di Catania, mentre la magistratura di sorveglianza di Napoli tarda nel pronunciarsi. È stata chiesta la detenzione domiciliare, oppure – in subordine – almeno il ricovero presso un presidio ospedaliero in modo di poter essere monitorato in maniera adeguata. Nulla da fare. Da una parte il rigetto, dall’altra il silenzio.

È sottoposto a una sorveglianza particolare: un isolamento diurno

Mercoledì scorso, com’è detto, è andato a trovarlo il garante regionale Samuele Ciambriello. Riferisce a Il Dubbio che l’ha visto in condizioni gravi. «Si trova in una situazione drammatica – spiega il Garante -, peserà 40 kg, ha il tumore in tutto il corpo e nonostante ciò rimane in carcere». Ma non solo. «Continuano a tenerlo in queste gravi condizioni – prosegue il Garante -, con l’aggiunta che è stato recentemente raggiunto da un ulteriore restrizione a causa di un nuovo pentito che l’accusa di delitti commessi più di 25 anni fa». Parliamo della sorveglianza particolare, un isolamento diurno.

«C’è una possibilità di poterlo curare meglio – osserva sempre il Garante Ciambriello -, ovvero mandarlo all’ospedale oncologico di Catania dove c’è la possibilità di garantirgli una terapia adeguata. Basterebbe una detenzione ospedaliera in quel luogo, e lo avvicinerebbe anche alla famiglia». È allo stadio terminale l’ergastolano Quattroluni. Ma rimane in carcere, a quello di Secondigliano dove il reparto clinico interno non è adeguato a garantirgli una assistenza.

«Credo che stia morendo nel silenzio e nell’indifferenza», dice con amarezza il Garante Ciambriello, il quale si è attivato mandando una lettera alla direzione sanitaria del carcere, chiedendo un report sanitario. Che intendono fare? Quali provvedimenti prenderanno per garantire il diritto alla salute del detenuto? Questo è quello che il garante Ciambriello ha chiesto. Anche perché, un medico generico del reparto T1 di Secondigliano, non può garantire una assistenza oncologica. Ci vorrebbe un ospedale, non un carcere.

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