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«No alla riforma Cartabia: decreta la morte dei processi per legge»

La «bocciatura radicale» dell’ex presidente dell’Anm Luca Poniz al «compromesso infelice» sulla prescrizione
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«Il mio voto alla riforma della giustizia è bassissimo, una bocciatura radicale per questo compromesso infelice sulla prescrizione e la perenzione. Ho sempre ritenuto che lo strumento per evitare l’uso improprio del processo d’appello fosse il blocco della prescrizione, come già avveniva. Su questo punto, dunque, il mio voto non può che essere radicalmente negativo perché costruisce un equilibrio improprio, infelice e di cui già sono state denunciate ampiamente tutte le ricadute». A dirlo è l’ex presidente dell’Anm Luca Poniz, magistrato di Area, nel giorno in cui il premier Mario Draghi e il predecessore Giuseppe Conte si confronteranno sulla riforma della giustizia.

«A condizioni non governate dal punto di vista ordinamentale – osserva Poniz -, la perenzione in un tempo fisso dei processi d’appelli invariabilmente ha un esito davvero sconcertante, decreta la morte dei processi per legge, e questo non può che essere negativo. Io sono stato presidente dell’Anm, ho fatto parte del Comitato direttivo centrale che ha chiesto all’unanimità il blocco della prescrizione con la sentenza di condanna di primo grado. L’abbiamo sempre detto, l’ha detto da sempre la magistratura associata, non ricordo una voce difforme rispetto a quest’idea. E non è per un’ottusa coerenza con il mio pensiero che lo ribadisco, nel senso che non c’è nessun argomento che avrebbe potuto farmi cambiare idea». «Da giurista, dunque – aggiunge -, ho apprezzato la parte della precedente riforma che bloccava la prescrizione alla sentenza di condanna. Se la riforma attuale rimane invariata, muoiono i processi in appello anche quando si arriva a una sentenza di condanna con un accertamento di una situazione di fatto, e dunque vengono stravolti gli esiti di un accertamento già avvenuto a danno dell’accertamento della verità e naturalmente anche delle parti civili costituite, quindi delle vittime del reato».

Per Poniz, inoltre, «non si pone mai attenzione alle condizioni strutturali della magistratura, al rapporto fra i magistrati e i casi. Noi abbiamo un rapporto tra il carico di lavoro durante le indagini preliminari del pubblico ministero che è di otto volte superiore a quello del resto d’Europa. Se non si fa il conto con questo si parla di aria fritta, si parla di modelli processuali astratti, e quando le soluzioni sono astratte, calate nel contesto diventano sbagliate». «Ma molto negativo, a mio avviso – prosegue Poniz -, è anche il timido approccio ai riti alternativi che, come abbiamo sempre detto come magistratura associata, ma come ha detto anche la stessa avvocatura, in questo comprensibilmente, i riti alternativi non sono una fuga dal processo ma una condizione irrinunciabile di ogni processo accusatorio, mentre nel nostro ordinamento i casi in cui vi si ricorre sono limitati e già decretano la morte del processo accusatorio».

Non tutto, però, ad avviso dell’ex capo dell’Anm, è da buttare della riforma Cartabia: «Sono favorevole – sottolinea – all’allargamento della “fuga” dalla penalità, quindi apprezzo e mi vedono molto favorevole, anche se sono ancora timide, le soluzioni alternative alla pena intesa come carcere». In definitiva, dunque, osserva Poniz, «è difficile dare un voto complessivo perché occorrerebbe fare una media fra le cose buone e quelle negative, ma a mio avviso quelle negative sono ampiamente superiori a quelle positive».

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