Il Dubbio di oggi

Il Dubbio del lunedì

Green pass e vaccini, il piano del Cts contro la variante Delta

Le indicazioni degli esperti al governo: certificazione verde dopo la seconda dose e potenziamento della campagna vaccinale. È scontro sull'obbligo
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

L’estensione dell’obbligo del Green Pass sarà al centro di una settimana politica che si annuncia rovente: le ultime indicazioni per il nuovo decreto anti-Covid dovrebbero arrivare dalla riunione del Cts e poi della cabina di regia. Si parla di renderlo necessario per accedere alle discoteche e ai ristoranti al chiuso, oltre che per stadi, piscine, palestre, concerti e per tutte le attività collettive, compresi i viaggi in treno o aereo.

Secondo quanto riporta il Corriere della Sera, nel documento che il Comitato tecnico-scientifico consegnerà al governo nelle prossime ore in vista dell’approvazione del decreto che renderà obbligatoria la certificazione verde per accedere in tutti i luoghi a rischio assembramento, si punta al green pass solo dopo la seconda dose e a potenziare la campagna di vaccinazione per gli ultrasessantenni cercando chi non si è immunizzato attraverso il sistema sanitario nazionale. «L’esperienza di Paesi dove la variante Delta ha preso a diffondersi un mese prima dell’Italia ci indica che il Covid potrebbe essere declassato a un’influenza con un semplice gesto. Se tutta la popolazione si sbrigasse a vaccinarsi il rischio di piangere altri morti diventerebbe insignificante», ha spiegato in un’intervista al Corriere della Sera Sergio Abrignani, immunologo del Cts.

«Sono sempre 2,4 milioni gli over 60 scoperti, il 15%. Sono un grande problema in effetti. Il 98% dei decessi riguardano queste fasce d’età. Guardiamo il bicchiere mezzo pieno. In Italia i no-vax sono sensibilmente meno rispetto alla Francia e all’Inghilterra. Credono più al preparatore atletico che alla scienza. Non ci sono giustificazioni. Purtroppo i social fanno da amplificatori», dice ancora. Abrignani è da sempre un sostenitore dell’obbligo vaccinale: «Ma ci vorrebbe una legge ad hoc che porterebbe con sé polemiche infinite. Invece serve compattezza. Ecco allora che una forma di obbligo indiretto come lo strumento della certificazione verde appare un buon compromesso. Non c’è coercizione però se vuoi partecipare a eventi e occasioni pubbliche devi munirti del biglietto. Hai il diritto a mettere a repentaglio la tua salute ma non quello di mettere a repentaglio quella altrui. Condivido l’impostazione del presidente francese Macron. Da noi bisognerà ispirarsi a quel modello», conclude.

Matteo Salvini non ha esitato a definire questo allargamento dell’obbligo «una cazzata pazzesca»: «Mi rifiuto di vedere qualcuno che lo insegue con un tampone o una siringa», ha detto il leader leghista pensando al proprio figlio come a tanti altri giovani, «prudenti sì, terrorizzati no». Dall’opposizione Fratelli d’Italia rincara la dose parlando di «obbligo nascosto» di vaccinazione. Il Pd fa invece quadrato a favore della misura: «Il Green pass va fatto, punto. Alla Draghi», ha affermato il segretario, Enrico Letta. «Noi ci fidiamo del premier e del ministro Speranza, che hanno sempre deciso con serietà e sulla base delle evidenze scientifiche, non di soluzioni estemporanee proposte solo per acchiappare voti. Servono soluzioni che coniughino libertà di movimento e apertura delle attività economiche in sicurezza. Ma non le dettano Meloni e Salvini», ha aggiunto. L’idea dell’esecutivo sarebbe quella di evitare che le regioni regrediscano al giallo prima di Ferragosto introducendo nuovi parametri che oltre all’incidenza del virus tengano conto dell’occupazione dei reparti ordinari e delle terapie intensive. Su questo ci sarebbe un’intesa di massima nella maggioranza.

Ultime News

Articoli Correlati