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«Il governo non dimentica quei pestaggi in carcere. Non c’è giustizia dove c’è abuso»

Draghi e Cartabia in visita a Santa Maria Capua Vetere: i detenuti invocano indulto e amnistia, ma hanno saputo della visita soltanto dalla televisione
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«Non può esserci giustizia dove c’è abuso e non può esserci rieducazione dove c’è sopruso». Sono parole del premier Mario Draghi, che ieri, visitando il carcere di Santa Maria Capua Vetere, ha ricordato l’articolo 27 della Costituzione, in un discorso storico che ha rappresentato una presa di posizione chiara e decisa: il carcere non può essere quello visto nei video dei pestaggi del 6 aprile 2020, quando centinaia di agenti massacrarono i detenuti dell’istituto casertano. Il governo ha così preso le distanze da quelle violenze, presentandosi ieri con Draghi e la ministra della Giustizia Marta Cartabia proprio lì, dove quei fatti che «tradiscono la Costituzione» sono avvenuti. Ma proprio le vittime di quei pestaggi, i detenuti, che dalle loro stanze hanno invocato «amnistia e indulto», di quella visita tanto attesa non sapevano nulla.

Della presenza di due pezzi grossi del governo, infatti, hanno appreso soltanto dalla televisione, vedendosi negare la possibilità di interloquire direttamente con Draghi e Cartabia e raccontare quanto vissuto in quei giorni. «Avrei preferito che una delegazione di detenuti e familiari potesse confrontarsi con le istituzioni – ha spiegato al Dubbio la garante dei detenuti della provincia di Caserta, Emanuela Belcuore -, ma ovviamente non è stato possibile».«Mai più violenza», ha scandito Cartabia, pronunciando un lungo e accorato discorso col quale ha preso le distanze dai responsabili delle violenze, difendendo però i tanti uomini in divisa che fanno onestamente il proprio lavoro. Si tratta di atti che «sfregiano la dignità della persona umana che la Costituzione pone come vera pietra angolare della nostra convivenza civile», ha affermato, ricordando che il carcere «è un luogo di dolore di sofferenza», ma non di violenza e di umiliazione. Ciò che accade nelle carceri, ha ricordato la Guardasigilli, riguarda tutti e i problemi delle carceri «sono problemi di tutto il governo, di tutto il Paese». Quanto accaduto a Santa Maria Capua Vetere necessita, perciò, di «una presa in carico collettiva dei problemi di tutti i nostri istituti penitenziari, affinché non si ripetano atti di violenza». Condannare non basta: ciò che è necessario è creare le condizioni ambientali affinché «la pena si sa sempre più in linea con la finalità che la Costituzione le assegna». La pandemia, ha evidenziato Cartabia, ha fatto da detonatore a questioni irrisolte «da lungo tempo». Primo fra tutti, come evidenziato da Draghi nel suo discorso, il sovraffollamento, che significa difficoltà di vita, difficoltà di rendere la pena quello che dovrebbe essere: un percorso di reinserimento sociale. Nemmeno Santa Maria Capua Vetere è esente da tale problema: le presenze superano di un centinaio il numero massimo previsto per quell’istituto. E per far fronte a problemi del genere, ha evidenziato la ministra, occorrono interventi strutturali, normativi e finalizzati alla formazione del personale.

Con i fondi del Pnrr verranno realizzati otto nuovi padiglioni, uno dei quali proprio a Santa Maria, ma nuovi spazi «non può significare solo posti letto: la costruzione del nuovo padiglione va di pari passo con gli urgenti interventi di manutenzione di questa struttura», ha aggiunto. Le criticità riguardano l’impianto idrico e quello termico, problemi che rendono quel carcere «un ambiente degradato» che «non aiuta l’impegnativo percorso di risocializzazione e rende ancor più gravoso il lavoro di chi ogni mattina supera i cancelli per svolgere il suo servizio». Ma è necessario intervenire anche sul piano normativo ed è per questo che la ministra ha ricordato il pacchetto di emendamenti in materia penale approvato la scorsa settimana, che prevede «un uso più razionale delle sanzioni alternative alle pene detentive brevi», rimarcando la necessità di «correggere una visione del diritto penale incentrata solo sul carcere, per riservare la detenzione, pur necessaria, ai fatti più gravi». E ciò richiamandosi sempre alla Costituzione, che «parla di pene al plurale: la pena non è solo carcere, senza rinunciare alla giusta punizione degli illeciti occorre procedere sulla linea che già sta generando molte positive esperienze anche in termini di prevenzione della recidiva e di risocializzazione, attraverso forme di punizione diverse dal carcere».

Ma è necessario anche intervenire sull’ordinamento penitenziario e sulla organizzazione del carcere, con l’assunzione di poliziotti, educatori, dirigenti e personale dell’esecuzione penale esterna. «Servono finanziamenti anche per la videosorveglianza capillare per le attrezzature specifiche degli agenti», ma, soprattutto, «per la formazione permanente», perché «un compito tanto affascinante quanto difficile non può essere lasciato all’improvvisazione o alle doti personali – ha concluso -. Ora spetta noi trasformare la reazione ai gravissimi fatti qui accaduti in una autentica occasione per far voltare pagina al mondo del carcere».Per Antonella Palmieri, direttrice del carcere sammaritano, la presenza di Draghi e Cartabia «ha il senso di una forte speranza per il nostro futuro». Speranza, ha dichiarato in una in una nota il Segretario Generale della Fns Cisl, Massimo Vespia, «che questa visita sia occasione per richiamare tutti alla giusta valutazione della gravissima situazione che vive il sistema penitenziario e delle difficoltà che una condizione così disastrata – regalata da politiche decennali sbagliate – cambi direzione e prospettive generali».

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