Il giorno dopo lok alla riforma Cartabia, che di fatto cancella la prescrizione targata Bonafede, il Movimento 5 Stelle esplode. Quello che fino al giorno prima era solo carbone sotto la cenere pentastellata, ventiquattro ore dopo si trasforma in un incendio che nessuno sembra essere in grado di domare. Da un lato i seguaci di Giuseppe Conte, ostili alle modifiche sulla Giustizia e allo stesso Mario Draghi, dallaltro i fedelissimi di Beppe Grillo, decisi a proseguire nellesperienza di governo e inclini al compromesso con le altre forze di maggioranza. E la prescrizione era lo sparo di Sarajevo che tutti aspettavano per lanciarsi in uno scontro fratricida dagli esiti incerti. Per il Movimento 5 Stelle e per lo stesso esecutivo, visto che una folta pattuglia grillina sembra intenzionata a ribaltare in Aula il compromesso sulla giustizia raggiunto in Consiglio dei ministri. Un proposito bellicoso che potrebbe velocizzare la scissione, al momento congelata, e luscita dal governo di un consistente numero di deputati e senatori contiani, come auspicato dal Fatto quotidiano e dallex onorevole Alessandro Di Battista.lasseConte-Bonafede contro i ministri M5S. Il clima insomma non è dei più sereni e il primo ad aprire le ostilità è un peso da novanta come lex Guardasigilli Alfonso Bonafede, lideologo del processo a vita tramutato in legge, che dal suo profilo Facebook rompe il silenzio per dissociarsi dalla scelta dei colleghi ministri di accettare la mediazione al ribasso. «Qualcuno approfitta della riforma del processo penale passata ieri in consiglio dei ministri, con il timoroso e ossequioso benestare dei ministri M5S (che non hanno avuto nemmeno il tempo e la possibilità di analizzare la proposta), per attaccare me e le battaglie che ho portato avanti», scrive lex ministro, che - fanno notare alcuni parlamentari grillini dello schieramento avverso - ai tempi in cui rivestiva i panni di capo delegazione del Conte due non avrebbe mai permesso un simile attacco nei confronti di ministri 5S da parte di esponenti pentastellati. Ma il Conte due non esiste più e Bonafede si sente libero di sparare sui compagni di partito senza troppi fronzoli: «Purtroppo, ieri il M5s è stato drammaticamente uguale alle altre forze politiche nonostante fosse trapelata la volontà di unastensione», scrive lex ministro con piglio movimentista. Lo stesso stile con cui Di Battista qualche ora prima suona la carica dalle colonne di Tpi, con un editoriale al vetriolo contro lala moderata del suo ex partito: «Il fallimento dellala governista del M5S è un dato di fatto e solo chi è interessato al governo o chi ormai ha la carta intestata ministeriale davanti agli occhi non riesce ad ammetterlo», scrive Dibba, convinto che impunità e prescrizione siano tornate a causa di chi ha scelto di calarsi «le braghe» in Cdm. «Mai vista una débâcle tale nella storia repubblicana», aggiunge, riferendosi a tutti i provvedimenti pentastellati smantellati dallattuale maggioranza. «Una prova di grave irresponsabilità», tuona lex 5S, chiedendo al gruppo parlamentare una «presa di posizione netta». A prendere posizione però è Giuseppe Conte, aspirante leader da mesi, che intervenendo al convegno dei Giovani industriali, ne approfitta per lanciare la sua bordata: «Ho apprezzato molto il lavoro della ministra Cartabia. Ma io non canterei vittoria oggi, non sono sorridente in particolare sullaspetto della prescrizione. Siamo ritornati a quella che era nel passato ed è unanomalia italiana», sentenzia lex premier, che pure assicura di non avere alcuna intenzione di bombardare Palazzo Chigi. Ma lartiglieria pesante è ormai schierata. Ci pensa il Fatto quotidiano, da mesi critico col governo dei migliori e ancora molto influente su una parte di elettoralo grillino, a cannoneggiare. Questa volta nel mirino del giornale di Marco Travaglio finisce direttamente il garante, il fondatore, lelevato: Beppe Grillo. Poco prima dellora di pranzo sullhomepage del quotidiano spunta una notizia esclusiva: a obbligare i ministri ad accettare la mediazione sulla prescrizione sarebbe stato il comico in persona, dopo un colloquio telefonico con Mario Draghi, di cui ormai sarebbe quasi intimo. È lui, è il sottotesto dellarticolo, il responsabile del tradimento. Apriti cielo. Molti parlamentari cominciano a mugugnare e chiedono spiegazioni alla pattuglia ministeriale. Ma tutto tace. A sorpresa però si rianima il nuovo sito del M5S (movimento5stelle.eu) su cui compare una durissima nota per smentire ogni retroscena giornalistico e rinnegare gli attacchi del mattino lanciati da Conte e Bonafede. «Stiamo sentendo e leggendo ricostruzioni dogni tipo. Ma, per fortuna, ci sono i fatti», recita il comunicato postato sulla pagina ufficiale del partito. E i fatti, lanonimo estensore dellarticolo (secondo i ben informati istruito da Luigi Di Maio) dicono che «la nostra riforma della prescrizione vige fino al primo grado di giudizio: lalternativa era cancellarla». Non solo: «I tempi della prescrizione per i reati dei potenti, quelli contro la collettività (vedi la corruzione) sono stati allungati: non a caso rappresentanti di alcune forze politiche ieri hanno avuto forti mal di pancia». E «i pm potranno proporre appello anche di fronte a unassoluzione in primo grado: nel progetto originario non potevano farlo». Questo è ciò che la comunicazione pentastellata, oggetto del contendere nella disputa Conte-Grillo ma ancora in mano al comico, intende rivendicare. «Se non ci fossimo stati noi, lesito sarebbe stato molto diverso. Ma attenzione: questo testo dovrà andare in Parlamento. E ci proveranno, state sicuri, tutti, a smantellare le conquiste che abbiamo ottenuto. Dobbiamo farci trovare pronti, ancora una volta a difendere col coltello fra i denti quanto conquistato», conclude il post, ribaltando la narrazione della debacle sostenuta da Dibba e dai contiani. La presa di posizione però non basta a calmare gli animi. scissione in vista Lo scontro è andato troppo oltre per siglare una tregua. E lo spettacolo della frammentazione del Movimento è troppo divertente per gli avversari storici che colgono al balzo loccasione per girare il coltello nella piaga. Come fa il leader di Italia viva Matteo Renzi, soddisfatto per aver archiviato «lera Bonafede» e sicuro che il M5S sia « finito, morto, non glielo hanno detto, non lo sanno, lasciamoli, fare», dice, giocando coi nervi degli alleati di governo, ormai dilaniati da una scissione di fatto. Renzi spera in qualche reazione scomposta e viene subito accontetato.A reagire a viso aperto è ancora lala contiana, sempre più convinta della necessità di uscire dalla maggioranza. A parlare pubblicamente dellopzione è più di un esponente pentastellato, tra cui spicca Vittorio Ferraresi, ex vice di Bonafede in via Arenula. «Al governo in questo Paese ci devi stare, che sia con uno o con laltro, per impedire che le idee spesso identiche da sinistra a destra, che muovono su interessi estranei ai cittadini possano dilagare. Ma non ci puoi stare per starci, non combattendo», dice lex sottosegretario, prima di aggiungere serio: «Se non conti nulla meglio stare fuori». Ma ancora più dura del collega è Giulia Sarti, grillina della prima ora e membro della commissione Giustiza alla Camera: «Lunica cosa da fare adesso è essere coerenti: non ci sono più le condizioni per restare nel governo Draghi. Fine», scandisce Sarti, aprendo ufficialmente un dibattito pubblico sullopportunità di posizionare il Movimento allopposizione.Ma uscire dal governo equivale ad uscire dal partito. Ed è proprio lungo questo confine che si gioca lapartita anche interna tra Grillo e Conte. Il primo, ex comico del Vaffa diventato garanzia di stabilità per Draghi, il secondo, ex premier con equilibrio avvocatizio, trasformato nellintransigente custode del verbo originario. Il futuro del governo è offuscato dalle nubi, quello del Movimento sembra un po più definito: la scissione, a questo, punto resta lunica strada percorribile.