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Violenze a S.M. Capua Vetere, chiesto il reintegro dei detenuti trasferiti

estradizione
I garanti dei detenuti della Campania e delle province di Napoli e Caserta hanno presentato la richiesta al provveditore reggente della Campania
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Reintegrare i 42 detenuti trasferiti dal carcere di Santa Maria Capua Vetere in istituti penitenziari di altre regioni d’Italia, in alcuni casi lontani dalla Campania anche 600 km. E’ la principale richiesta presentata dai garanti dei detenuti della Campania Samuele Ciambriello, e delle province di Napoli e Caserta, Pietro Ioia ed Emanuela Belcuore, presentata oggi al provveditore reggente della Campania Carmelo Cantone nel corso di un incontro che si è tenuto nella sede del Provveditorato regionale della Campania.

La criticità dei detenuti tradotti è stata sottolineata in particolare dalla garante dei detenuti di Caserta, Emanuela Belcuore, che spiega: «Dopo un anno di pandemia, durante il quale i colloqui erano stati bloccati e venivano fatte solo videochiamate o telefonate, ora che sono stati sbloccati i colloqui quegli stessi detenuti sono stati spostati fuori regione, mentre magari i detenuti che hanno fatto domanda di trasferimento per avvicinamento familiare non sono stati spostati. Ho sottolineato al provveditore la criticità rappresentata per gli stessi detenuti e per i familiari, spesso indigenti, che devono percorrere centinaia di chilometri per andarli a trovare, ma anche il problema rappresentato per lo Stato dalla spesa per la traduzione, che paghiamo noi cittadini. Una scelta illogica».

Cantone, che ha sostituito Antonio Fullone raggiunto dalla misura cautelare della sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere sulle violenze in carcere, «ha dimostrato sensibilità e ha detto che provvederà al reintegro», fa sapere Belcuore. Nel corso dell’incontro, sempre con riferimento al carcere di Santa Maria Capua Vetere, i garanti hanno chiesto anche di rinforzare l’area sanitaria sul piano delle figure professionali, psicologi, psichiatri ed educatori, la cui presenza è dimezzata dall’inizio della pandemia.

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