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Italia lumaca d’Europa: oltre mille giorni per un processo civile

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Bruxelles boccia l'Italia: dati impietosi nel report annuale di “Eu Justice Scoreboard”. Il nostro sistema giudiziario è avvitato in un circolo vizioso di lentezza e cronica mancanza di organico
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Quasi 38 mesi: ci vogliono oltre 3 anni, in media, per la lettura di una sentenza definitiva emessa dalla giustizia civile italiana. Il report annuale di Eu Justice Scoreboard piazza il Bel Paese all’ultimo posto in questa “classifica” realizzata su input della Commissione Europea.

Impietosi i dati, relativi all’anno 2019, resi noti ieri mattina da Bruxelles. Per intenderci, in Spagna – paese che ci precede in questa speciale e poco onorevole classifica – per ottenere un giudizio civile definitivo, ci vogliono circa 600 giorni, poco meno della metà rispetto al nostro paese. Siderali le distanze dai primi della classe: in Estonia infatti, si attende in media poco più di tre mesi per ogni grado di giudizio. E se le pagelle relative alle sentenze definitive ci pongono all’ultimo posto nei paesi che compongono l’Unione – anche se i tempi di attesa sono leggermente diminuiti negli ultimi 12 mesi – le cose, se possibile, sono peggiorate per il primo grado di giudizio rispetto ai risultati raccolti nei report degli anni scorsi. Ci vogliono infatti 531 giorni, in media, per ottenere una sentenza di primo grado: una situazione che ci vede al penultimo posto in Europa, appena sopra la Grecia, paese in cui, per ottenere una prima sentenza, i cittadini devono aspettare una media 637 giorni.

Giorni d’attesa che salgono a 791 per vedere concretizzata una sentenza d’Appello, per una situazione dai contorni drammatici che vede l’Italia sull’ultimo gradino (ex aequo con l’Ungheria) anche nella speciale classifica che riguarda i procedimenti civili pendenti: sono 3,7 ogni 100 abitanti i processi che attendono di essere definiti nei tribunali italiani, appena un pochino meglio del risultato dell’anno scorso (3,8) ma decisamente meglio rispetto alla prima rilevazione datata 2012 che indicava in 5,5 le cause pendenti ogni 100 abitanti. E se nel civile la situazione italiana resta sull’orlo di una crisi di nervi, sul versante amministrativo le cose non vanno molto meglio: il rapporto annuale sulla giustizia redatto dalla Commissione Europea ci piazza infatti al terzultimo posto, davanti solo a Portogallo e Malta. In media, scrivono gli esperti di Bruxelles, in Italia per una sentenza di primo grado, ci vogliono più di due anni: per la precisione 821 giorni.

Risultati poco edificanti anche per alcuni specifici settori della giustizia che evidenziano come ci vogliano oltre due anni per ottenere una sentenza di primo grado per i reati legati alla violazione della proprietà intellettuale. Tempi che si dimezzano invece per le cause che riguardano la tutela dei consumatori, con i cittadini italiani che, in media, devono attendere circa 400 giorni prima di vedere formalizzata una sentenza di primo grado. E se i costi della giustizia in Italia, in linea di massima, si livellano al resto dell’Europa, salta all’occhio la differenza di numeri per quanto riguarda i magistrati in carica: sono poco più di una decina ogni 100mila abitanti i togati che operano nei tribunali italiani. Discorso inverso per quanto riguarda invece gli avvocati: in questa particolare statistica infatti salta fuori che sono 392 ogni 100 mila abitanti, dato che piazza il Bel Paese al quarto posto generale dietro solo a Cipro, Lussemburgo e Grecia.

«Abbiamo visto dei segni positivi dal 2019 – ha detto durante la conferenza stampa di presentazione del Justice Scoreboard, Didier Reynders, Commissario europeo alla giustizia – La riduzione degli arretrati nelle cause civili e commerciali è un elemento positivo. Tuttavia, malgrado questi miglioramenti, le cause civili e commerciali restano molto lunghe. C’è un miglioramento, ma i tempi sono ancora molto lunghi, in confronto con la media Ue. I tempi medi per chiudere una causa – ha detto ancora Reynders – diminuiscono in secondo e terzo grado, ma salgono leggermente in primo grado. E’ un quadro misto, ma il tempo atteso per le cause amministrative rimane sopra la media».

Il Commissario europeo alla giustizia è poi intervenuto sui risvolti giudiziari del piano di ripresa e resilienza presentato dall’Italia: «monitoreremo l’evoluzione del piano, perché c’è l’impegno a ridurre il tempo necessario a concludere le cause del 40% per i procedimenti civili e del 25% per quelli penali. Questo avrà un impatto positivo sull’economia e potrebbe attrarre investimenti stranieri, ma dobbiamo vedere a quale tipo di evoluzione assisteremo». Reynders è poi intervenuto anche sulla bozza di riforma del Csm: «è molto importante che l’Italia si attenga agli standard del Consiglio d’Europa e lavori con la Commissione Venezia, per assicurarsi che i membri siano eletti dai loro pari. Valuteremo questa riforma dopo l’approvazione della legge, per ora c’è una bozza e insistiamo sull’adeguamento degli standard».

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