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«Lo Stato non può tollerare abusi su chi è privato della libertà»

Il direttivo de "Il carcere possibile onlus" interviene sulla vicenda di Santa Maria Capua Vetere e spiega che «lo Stato deve avere cura del corpo e dei diritti dei detenuti»
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A poche ore di distanza dall’esecuzione dell’ordinanza applicativa delle misure cautelari per i fatti avvenuti nel carcere di Santa Maria Capua Vetere nell’aprile dello scorso anno, il Carcere Possibile Onlus non può esimersi dall’esprimere un commento sulla vicenda. Lo facciamo – come sempre – da avvocati, consapevoli del fatto che esistono regole e principi che non sono suscettibili mai di applicazioni differenziate e valgono sempre, nei confronti di chiunque e in qualunque ambito di spazio e di tempo. È la forza ed il significato profondo della legge.

Proprio questa consapevolezza ci aveva spinto, di fronte a degli elementi che ritenevamo significativi e circostanziati, a richiedere con un esposto all’Autorità Giudiziaria Sammaritana di fare piena luce su quanto accaduto all’interno del carcere di Santa Maria Capua Vetere in quelle terribili giornate di aprile. Il carcere è il luogo del dolore e della sofferenza che ogni privazione della libertà porta con sé, ma non può mai essere spazio nel quale possono essere sospesi i diritti delle persone ristrette, primi fra tutti quello all’integrità fisica ed alla dignità personale. Lo Stato e chi fra le mura del carcere lo rappresenta devono avere cura di custodire assieme al corpo dei detenuti anche tutti quanti i diritti che la Legge riconosce ad ogni essere umano.

Per questo non c’è spazio per alcun cono d’ombra, non sono tollerabili cortine di fumo che avvolgano quanto accade in un carcere. Lo si deve a quanti sono ristretti ed alle loro famiglie, ma non meno alla dignità ed al buon nome di coloro che faticosamente, in condizioni al limite dell’impossibile, lavorano nelle carceri perché la pena possa essere eseguita in condizioni di legalità. E non c’è peggior servizio che possa essere reso alla Verità ed alla Giustizia che quello di schierarsi acriticamente in sostenitori della fondatezza dell’iniziativa giudiziaria della Procura di Santa Maria Capua Vetere o, viceversa, dell’innocenza di quanti da quell’inchiesta sono stati attinti.

I fatti contestati lasciano davvero poco spazio ai commenti, tanta sarebbe la loro gravità, ma Verità e Giustizia sono all’inizio del loro cammino. Non si trovano ancora tra le pagine dell’ordinanza del Gip di Santa Maria Capua Vetere, ma arriveranno soltanto all’esito di un processo nel quale sarà garantito a chi è accusato ogni diritto di difendersi.

A noi interessa ribadire il principio che uno Stato che ha a cuore la propria stessa dignità non può tollerare che le proprie carceri siano isole nelle quali si tollerino, si pratichino e si celino abusi e vessazioni ai danni chi è privato della libertà. E nessuna situazione emergenziale può mai giustificare tolleranze o connivenze, esplicite o implicite che siano.

IL DIRETTIVO DEL CARCERE POSSIBILE

 

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