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«Umiliato e isolato: così Battisti subisce una vendetta di Stato»

Enza Bruno Bossio in visita nel carcere dove è detenuto: «Una delle ragioni del suo digiuno è che viene tenuto nell’alta sicurezza 2, dove ci sono solo jihadisti»
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«Cesare Battisti è in sciopero della fame dal 2 giugno, sta molto male fisicamente e psicologicamente, e a mala pena si regge in piedi. Le motivazioni per cui lo fa sono molto serie e giustificate». A riferirlo al Dubbio è stata l’onorevole del Pd Enza Bruno Bossio che ieri mattina, nell’ambito dell’attività ispettiva propria di un parlamentare all’interno degli istituti di pena, ha visitato il carcere di Rossano, in provincia di Cosenza, dove ha anche incontrato l’ex terrorista dei Pac e ne ha verificato le condizioni di salute e detenzione.

«Una delle ragioni del digiuno, che ormai dura da 24 giorni, è che l’uomo viene tenuto nell’alta sicurezza 2, dove ci sono solo terroristi jihadisti, e un solo italiano ma che comunque ha aderito all’Islam. La loro socializzazione esclude automaticamente Battisti. Non è una questione di razzismo, come hanno scritto su Libero, ma di aggregazione. Lui è sostanzialmente isolato e non è in grado di avere una socialità. Ha con sé dei libri e da poco gli è stato dato un computer ma che non si può ricaricare in cella per problemi di voltaggio. L’ora d’aria la fa in una specie di quadrato sostanzialmente un po’ più grande della cella piccolissima dove vive. Non ha ricevuto neanche la visita del cappellano, pur avendola richiesta a suo dire. A ciò si aggiunge il fatto che i parenti sono lontani e hanno difficoltà a raggiungerlo lì».

Battisti vorrebbe sapere inoltre, prosegue Bossio, «quali sono le motivazioni per cui il Dap lo ha assegnato all’alta sicurezza 2, considerato che esse sono state secretate e non sono state comunicate mai nemmeno al suo avvocato. Nei suoi confronti non si sta applicando la legge. Si badi bene: lui non rifiuta il carcere, ha commesso dei crimini di cui si è assunto la responsabilità. Ma pretende una carcerazione dignitosa e legale. Questa è la battaglia che sta facendo e la porterà avanti fino a quando lo Stato non gli darà una risposta. Lo sciopero della fame non vuole essere un ricatto ma una richiesta di chiarezza.

È legittimo quello che sta subendo o qualcuno vuole farlo “marcire” in carcere? Esiste, come mi ha detto, un “regime speciale Battisti”? Io voglio sostenerlo in questa sua battaglia. Mi impegnerò, anche attraverso una interrogazione, perché si conoscano le motivazioni fino ad ora ignote del trasferimento. L’Italia con Cesare Battisti può dimostrare di essere uno Stato di Diritto. C’è invece la preoccupazione che nei suoi confronti lo Stato sia vendicativo e non lo può essere nei confronti di nessuno. Non lo è stato nei confronti di Brusca, non capisco perché dovrebbe esserlo nei confronti di Battisti».

Insieme all’onorevole Bossio c’era anche l’avvocato Adriano D’Amico, in rappresentanza del Comitato di Solidarietà Internazionale a Cesare Battisti:«Battisti sta subendo una vera e propria vendetta. È di fatto in un regime ostativo e temo seriamente per la sua vita. Eppure una ordinanza della Corte di Appello di Milano ha stabilito che Battisti deve scontare la sua pena in un regime ordinario di detenzione con diritto ai benefici, non essendogli applicabile l’articolo 4bis».

Qualche giorno fa Battisti, difeso dall’avvocato Davide Steccanella, in una lettera aveva spiegato ai suoi familiari le ragioni sottese al digiuno: «Il 2 giugno ho iniziato uno sciopero della fame, sapendo che non sarei tornato indietro, perciò cosciente di recarvi un grande dolore. Ma avendo la certezza che voi converreste con me che questo era l’atto più degno che potessi fare per evitare di morire in ginocchio, dopo essere stato spremuto e usato per ogni scopo ignobile del potere. Sarebbe così tradire i valori di un passato in cui ho creduto, fino alla deriva armata. Non mi sono mai sentito un criminale allora, né mi sento di esserlo oggi pur nella consapevolezza di aver sbagliato. Seguivo, come tanti altri, dei valori fondamentali di diritto per la persona, non posso permettermi di tradirli sulla linea di arrivo. Ecco perché vi chiedo un’ultima volta di aiutarmi ad essere me stesso e di perdonarmi per il dolore che vi reco».

L’uomo aveva indirizzato una lettera anche alla ministra Cartabia: «nel rispetto delle leggi e della Costituzione chiedo di essere ascoltato almeno una volta senza il filtro o l’ostruzione derivante dall’immagine del “mostro”. Senza attizzare polemiche, provocare ingiurie o suscitare sentimenti deplorevoli, da ovunque essi vengano. Invito solo a concentrarsi sulle garanzie, i diritti e i doveri propri di una democrazia repubblicana della quale lo Stato è garante. Le leggi esistono per essere applicate, indifferentemente dalla personalità o il carattere politico culturale dell’individuo che le ha infrante. Non è umano né legalmente accettabile continuare a trattarmi da nemico in un Paese che non è in guerra; è trascorso mezzo secolo!».

Proprio la ministra Cartabia, senza mai citare il nome di Battisti, rispondendo domenica scorsa alla sollecitazione di Benedetta Tobagi nel corso del dialogo su “Un punto di giustizia” a Taobuk di Taormina, aveva detto: «Ho già da tempo chiesto di fare delle verifiche sulle condizioni e la situazione complessiva dell’esecuzione della pena in quella situazione. Come deve esserlo di fronte a tutte le persone che hanno una certa età, una certa storia, condizioni di salute e quant’altro».

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