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Cartabia: «Senza cure per la salute mentale il carcere può essere una polveriera»

Lo ha detto la ministra della Giustizia Marta Cartabia durante la seconda conferenza “Per una salute mentale di comunità”
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«Considero la tutela della salute mentale in carcere una priorità assoluta, per questo stiamo prendendo provvedimenti urgentissimi». Lo ha detto la ministra della Giustizia Marta Cartabia durante la seconda conferenza “Per una salute mentale di comunità”.

«71 persone sono in carcere, ma dovrebbe essere nelle Rems»

«Oggi abbiamo un problema urgentissimo – ha sottolineato la guardasigilli – e assai grave che è stato portato anche all’attenzione della Corte europea dei diritti dell’uomo: 71 persone che si trovano in carcere mentre dovrebbero essere ricoverate nelle Rems». Parliamo delle residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza. Tema affrontato anche dalla recente relazione annuale al Parlamento del Garante nazionale delle persone private della libertà. «Stiamo prendendo provvedimenti urgentissimi – ha annunciato la ministra Cartabia – perché questa situazione è semplicemente inaccettabile e richiede un intervento indifferibile».

In che modo? La guardasigilli, durante la conferenza sulla salute psichica – ha osservato: «Il problema della salute mentale in carcere richiede interventi a vari livelli, ci sono i malati che devono essere seguiti nelle Rems, le residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza, e ci sono i detenuti con disturbi tali da non richiedere il ricovero, ma ugualmente col diritto di ricevere l’assistenza necessaria, di nuovo: per il bene del singolo e di tutta la comunità carceraria».

La ministra ha anche sottolineato come la pandemia ha amplificato il disagio psichico che si è imposto con tutta la sua urgenza. «E in molti settori – ha proseguito la guardasigilli -, compresi quelli di mia più diretta competenza, è ormai chiara la necessità di provvedimenti non più rinviabili».

Nel 2021 ci sono già stati 26 suicidi tra detenuti e 4 tra il personale

Ha anche ricordato che durante quest’anno, il 2021, ci sono già stati 26 suicidi tra i detenuti e 4 del personale. «E troppo numerosi – ha aggiunto – sono gli episodi di aggressione al personale che lavora nelle carceri. Dove manca la cura della salute mentale il carcere diventa una polveriera».

Ha ribadito quanto sia importante la cura del disagio psichico, perché è a tutela dei detenuti e di chi presta il suo servizio lavorativo in carcere. «Il carcere è una comunità – ha osservato la ministra Cartabia -, una comunità stretta e chiusa dove i problemi di salute psichica latenti vengono all’evidenza e portano gravi disagi e rischi per tutti».

L’invito della ministra alle autorità sanitarie affinché «assicurino una adeguata assistenza ai detenuti»

Per questo, nel contempo, la guardasigilli si rivolge alle autorità sanitarie, ad oggi le sole competenti per la cura della salute mentale in carcere, affinché «assicurino una adeguata assistenza ai detenuti, perché prestino attenzione a cosa accade al di là delle mura».

La cura della salute mentale in carcere è un argomento spinoso. Nel tempo si sono succedute varie proposte di riforma dell’ordinamento penitenziario, spesso finite nel dimenticatoio a causa di un iter legislativo troppo farraginoso e concluse, poi, con riforme talora insoddisfacenti.

Basti pensare alla riforma dell’ordinamento penitenziario ai tempi del ministro della giustizia Orlando. Alla fine è stata approvata a metà, escludendo anche la questione psichiatrica carceraria.

Eppure, anche la Corte Europea di Strasbrugo, ha in più occasioni, affermato – come recita la sentenza del 6 settembre 2016, n. 73548/13, W.D. c. Belgium – la necessità di fornire adeguata tutela a soggetti reclusi portatori di accentuata vulnerabilità, affermando che anche l’allocazione in reparto psichiatrico carcerario può dar luogo a trattamento degradante quando le terapie non risultino appropriate e la detenzione si prolunghi per un periodo di tempo significativo.

Le articolazioni pschiatriche sono in poche carceri

Ci sono le articolazioni psichiatriche, ma in poche carceri, per curare i detenuti con problemi di salute mentale. E poi c’è il problema delle Rems. Il Garante nazionale è stato chiaro sul punto. Durante la sua presentazione della relazione annuale, ha osservato che non si risolve la questione con un discorso “edilizio”, ma di ridare vigore alla condivisione di riflessioni, che coinvolgano la Magistratura di cognizione, sulla necessità, la fisionomia e la finalità di tale misura.

Le Rems, infatti, sono nate proprio per essere l’estrema ratio. Ma il ricorso a tale misura è in aumento, oltre al fatto che – rivela il Garante – c’è un progetto terapeutico riabilitativo individuale soltanto per il 43 percento delle persone internate con misura definitiva in queste strutture.

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