Il Dubbio di oggi

Il Dubbio del lunedì

Da Londra a Roma, Draghi vuole spostare la finale degli Europei

Il premier: «Mi adopererò perché non si faccia in un Paese dove i contagi stanno crescendo rapidamente»
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

«Ho intenzione di adoperarmi perché la finale non si faccia in un Paese dove i contagi stanno crescendo rapidamente»: il presidente del Consiglio, Mario Draghi, è entrato in tackle sulla questione della finale degli europei, in programma a Wembley, in un Paese, la Gran Bretagna, dove si registrano oltre 10mila casi di Covid al giorno.

Lo ha fatto durante la conferenza stampa con la cancelliera Angela Merkel a Berlino, rispondendo a una domanda sull’eventualità di trasferire la finale da Londra a Roma proprio per la ripresa della pandemia nel Regno Unito. Semifinali e finale degli Europei sono in programma a Wembley il 6, 7 e 11 luglio.

Secondo indiscrezioni l’Uefa potrebbe chiedere un trasloco in una città più sicura e si è parlato di Budapest, anche se Roma potrebbe essere un’alternativa. Il problema principale è la quarantena di 10 giorni che il governo britannico attualmente impone a chi arriva da altri Paesi e che metterebbe a rischio la presenza di 2.500 ospiti Vip (tra cui i preziosi sponsor) alla finalissima. Il governo di Boris Johnson dovrebbe concedere un’esenzione ma questo ovviamente scatenerebbe le polemiche. Più in generale c’è il problema della sicurezza per le migliaia di tifosi stranieri che partirebbero per Londra per assistere alla finale.

Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università di Milano, ha spiegato all’Agi che giocare le partite finale degli europei in Gran Bretagna «sicuramente non è una grande idea». «La variante delta ha fatto incrementare i casi, la circolazione è virale è più elevata, insomma è un rischio», ha osservato. A suo avviso «forse sarebbe il caso addirittura di sconsigliare i tifosi di andare in Inghilterra a seguire le partite, tanto più che allo stadio, va da sè, i rischi crescono con migliaia di persone assiepate. È stato un errore, si sarebbe dovuto rivedere il calendario: d’altra parte sono i primi Europei itineranti, non sarebbe stata una scelta drammatica come il rinvio o lo spostamento dell’intera manifestazione. In Italia ci sono dieci volte meno casi al giorno, forse si sarebbe potuta fissare qualche altra partita qui, o in altri Paesi a bassa circolazione».

Ultime News

Articoli Correlati