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«Bella ciao come inno istituzionale»: la proposta di legge di Pd, Iv, Leu e M5S

Il canto simbolo della resistenza andrebbe eseguito dopo l’inno nazionale in occasione delle cerimonie ufficiali per i festeggiamenti del 25 aprile
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«Riconoscimento della canzone “Bella ciao” e disposizioni sulla sua esecuzione nelle cerimonie ufficiali per la festa del 25 aprile». È quanto prevede la Proposta di legge che porta le firme di deputati di Pd, Iv, Leu e M5S. Si tratta di Fragomeli, Verini, Fiano, Fassino, Benamati, Boldrini, Bruno Bossio, Carla Cantone, Cenni, Ciagà, Ciampi, De Menech, Frailis, Incerti, La Marca, Lattanzio, Gavino, Miceli, Morassut, Mura, Pagani, Ubaldo Pagano, Pellicani, Pezzopane, Pizzetti, Prestipino, Rossi, Zardini del Pd. A loro si uniscono Anzaldi e Ungaro di Iv, Manca del M5S e Stumpo di Leu. Nella proposta si ripercorre la storia del brano e si chiede che vanga riconosciuto dalla Repubblica come «espressione popolare dei valori fondanti della propria nascita e del proprio sviluppo» e che «sia eseguita, dopo l’inno nazionale, in occasione delle cerimonie ufficiali per i festeggiamenti del 25 aprile, anniversario della Liberazione dal nazifascismo».

Con questa proposta di legge, la numero 3035, «si intende riconoscere finalmente l’evidente carattere istituzionale a un inno che è espressione popolare – vissuta e pur sempre in continua evoluzione rispetto ai diversi momenti storici – dei più alti valori alla base della nascita della Repubblica». La pdl si compone di un solo articolo, diviso a sua volta in due commi. «Nello specifico, pertanto, con l’articolo 1, comma 1, si prevede il riconoscimento da parte della Repubblica della canzone “Bella ciao” quale espressione popolare dei valori fondanti della propria nascita e del proprio sviluppo. Il comma 2 dello stesso articolo stabilisce, inoltre, che la canzone “Bella ciao” sia eseguita, dopo l’inno nazionale, in occasione delle cerimonie ufficiali per i festeggiamenti del 25 aprile, anniversario della Liberazione dal nazifascismo».

Storia e genesi del canto-inno della Resistenza

Come si legge nella relazione alla pdl, alcuni studi recenti hanno dimostrato che la nascita e la diffusione di “Bella ciao” non vanno associate solo al periodo della Resistenza ma abbracciano un arco temporale molto più ampio. L’iter del canto si è sviluppato in più fasi: «se la canzone è riconducibile, in forma embrionale, ad alcuni canti popolari diffusi sin dai primi anni del novecento sui monti dell’Appennino tosco-emiliano, la forma definitiva che tutti conosciamo compare invece diversi anni dopo la fine della seconda guerra mondiale». La melodia sembra risalire a ben prima del XX secolo «e si perde tra i canti della tradizione popolare slava». «È documentato – scrivono i deputati – come la traccia più antica di tale musica sia un’incisione del 1919, in un disco a 78 giri, del fisarmonicista tzigano Mishka Ziganoff». Si tratterebbe di un genere musicale yiddish (un dialetto parlato dalla maggioranza degli ebrei stanziati nell’Europa centrale e orientale e di quelli successivamente emigrati negli Stati Uniti d’America), detto Klezmer, in cui confluiscono vari elementi tra cui proprio la musica popolare slava. Il testo della canzone, invece, «a partire dal periodo della Resistenza, trova maturazione e diffusione in periodi diversi che si collocano tra la metà degli anni cinquanta, in un momento in cui la politica ha necessità di unificare le varie anime della Resistenza – quella comunista, socialista, cattolica, azionista, liberale e monarchico-badogliana – e la metà degli anni sessanta, con il riconoscimento popolare, ottenuto nel 1964 in occasione del Festival dei due mondi di Spoleto». Negli anni ’70, infine, la canzone trova corrispondenza nella necessità di rinsaldare il concetto di unità nazionale nato con la Resistenza e per la difesa dei valori di libertà e democrazia.

La canzone quindi, nella forma che oggi tutti conosciamo, non compare in nessun documento anteriore agli anni ’50. Nella relazione vengono anche presentati alcune esempi di raccolte di canzoni (come il Canta partigiano edito da Panfilo a Cuneo nel 1945 e le varie edizioni del ’Canzoniere italianò di Pasolini) o riviste (come Folklore nel 1946) nei quali il testo di Bella ciao non compare mai. La prima apparizione è nel 1953, sulla rivista La Lapa di Alberto Mario Cirese, per poi essere inserita, proprio il 25 aprile del 1957, in una breve raccolta di canti partigiani pubblicati dal quotidiano L’Unità. «Da ultimo – come già detto – la canzone Bella ciao comincia a godere della massima diffusione dopo la sua presentazione in occasione del Festival dei due mondi del 1964». La diffusione del canto è andata crescendo nel corso degli anni, «arrivando anche a travalicare i confini nazionali» per via dei suoi temi facilmente condivisibili da parte dei movimenti popolari di tutto il mondo.

«Possiamo pertanto affermare con certezza – proseguono i deputati nella relazione della pdl – che Bella ciao non è espressione di una singola parte politica, ma che, al contrario, tutte le forze politiche democratiche possono ugualmente riconoscersi negli ideali universali ai quali si ispira la canzone: la lotta patriottica contro ogni forma di prevaricazione e di abuso di potere; la lotta per la libertà personale e quella del proprio Paese rispetto a ogni forma di oppressione dittatoriale; la riaffermazione dell’identità nazionale attraverso il ricordo e la memoria civica; la difesa dei diritti e la battaglia per l’emancipazione sociale; il diritto di cittadinanza e di civile convivenza all’insegna della tolleranza e dell’uguaglianza fra i popoli».

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