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L’appello di Cartabia: salviamo la magistratura da se stessa

Il discorso della ministra della Giustizia Marta Cartabia durante la riunione con i capigruppo di maggioranza della commissione Giustizia di Montecitorio sulla riforma del Csm
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Una riforma fondata sui «capisaldi della Costituzione» – indipendenza, esercizio imparziale, efficienza – perché «fiducia e credibilità nei magistrati sono obiettivi che non possiamo mancare». È l’urgenza manifestata oggi dalla ministra della Giustizia Marta Cartabia nel discorso che ha aperto la riunione convocata con i capigruppo di maggioranza della commissione Giustizia di Montecitorio. Sul tavolo di via Arenula il lavoro della commissione ministeriale presieduta dal costituzionalista Massimo Luciani per studiare e approfondire percorsi e soluzioni sulla riforma dell’ordinamento giudiziario e del Csm. «Il dibattito pubblico e accademico da tempo è maturo – ha aggiunto la guardasigilli – e sicuramente i fatti di cronaca, che hanno riguardato la magistratura nei mesi più recenti, hanno reso improcrastinabili e più urgenti gli interventi in questo ambito».

La ministra, in un discorso più lungo e accorato rispetto a quello tenuto quando furono invece presentati gli esiti della commissione Lattanzi sulla riforma del processo penale, sembra aver voluto anche lanciare un messaggio ai partiti nei giorni delle polemiche nate a seguito della presentazione del pacchetto referendario sulla giustizia promosso dal Partito radicale e dalla Lega: in un momento in cui «occorre urgentemente» ricostruire il «rapporto tra magistratura e popolo, nel cui nome la magistratura esercita», anche per un «doveroso riconoscimento al lavoro della stragrande maggioranza dei magistrati che si adopera, con professionalità e riserbo, per svolgere una delle funzioni tra le più delicate e complesse e importanti», le forze di maggioranza non perdano tempo – è anche il senso dell’appello – nel tentativo di rincorrere e superare Matteo Salvini in tema di riforme sulla giustizia. Insomma, la riforma va fatta subito perché è in gioco il buon nome della magistratura sana di questo Paese. E anche perché se il ddl sulle toghe arrivasse tardi, si rischierebbe di eleggere, da qui a un anno, i nuovi componenti del Csm con le regole vecchie. Nel suo discorso Cartabia ha ricordato anche le parole che il Capo dello Stato Sergio Mattarella ha pronunciato il 23 maggio scorso, a Palermo, in occasione dell’anniversario della strage di Capaci, e ha ribadito come «le riforme che il ministero ha chiesto siano finalizzate allo scopo così accoratamente espresso dal presidente della Repubblica». Dunque Cartabia ha posto in rilievo «l’unico obiettivo che ci preoccupa di più: l’esigenza che la magistratura operi sempre, nei fatti e nella percezione dell’opinione pubblica, su solide basi di indipendenza. Esigenza sempre più urgente negli ultimi anni per tante ragioni».

La sfiducia dei cittadini, secondo Cartabia, «passa anche per gli insostenibili tempi lunghi della risposta della giustizia». Quanto all’autonomia e all’indipendenza delle toghe, la ministra – citando la frase di Giovanni Falcone per cui «autonomia e indipendenza della magistratura, che non siano coniugate a efficienza del servizio, sono privilegi di casta e non sono compresi dalla società» – ha evidenziato che «il magistrato deve essere autonomo, indipendente ed efficiente. Il giudice è chiamato a rendere un servizio, a rispondere a problemi sempre brucianti per i cittadini e questo non si può perdere di vista, nel tentativo di migliorare il rapporto di fiducia con i cittadini». Dopo il confronto con le forze di maggioranza e gli emendamenti presentati in commissione Giustizia della Camera al ddl Bonafede, spetterà ora alla guardasigilli il lavoro di sintesi che porterà alla presentazione dei suoi emendamenti al testo incardinato dal precedente governo, a cui seguiranno gli eventuali sub-emendamenti delle forze politiche.

Intanto il Partito democratico è soddisfatto di quanto emerso nella riunione di oggi: «Nell’attesa di leggere i dettagli – ha dichiarato il capogruppo della commissione Giustizia alla Camera, Alfredo Bazoli – fin d’ora si può dire che il lavoro della commissione Luciani sulla riforma del Csm appare estremamente articolato, costruttivo e utile, e può aiutare a rafforzare l’impianto già robusto del disegno di legge all’esame della Camera. In particolare, molto significativi il rafforzamento delle valutazioni di professionalità dei magistrati, la responsabilizzazione dei dirigenti degli uffici sul controllo di performance e attività, il freno al carrierismo con stringenti vincoli al passaggio a nuovi incarichi direttivi, la separazione delle funzioni di fatto». Il responsabile Giustizia di Azione, Enrico Costa, si compiace invece del fatto che «l’unica proposta sul voto singolo trasferibile per il Csm depositata in Parlamento è quella da noi presentata. Avevamo visto giusto, se la commissione ministeriale la ritiene la più appropriata come sistema elettorale per il Csm», visto che spezzerebbe il meccanismo delle correnti. Infine, per Eugenio Saitta, capogruppo M5S in commissione, l’incontro con gli esperti nominati dalla ministra è stato «positivo ma interlocutorio», in attesa del testo definitivo. «Per il momento osserviamo con soddisfazione come sia stato conservato in larga parte l’impianto della riforma messa a punto dall’ex ministro Alfonso Bonafede».

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