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Emendamenti sul Csm, derby fra esperti di Cartabia e partiti

Domani il confronto sulla riforma delle toghe tra la commissione di esperti scelta dalla guardasigilli e i capigruppo di maggioranza in commissione giustizia a Montecitorio
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C’è primo effetto visibile dei referendum: la sfida sulla riforma del Csm diventa all’improvviso tiratissima. Non doveva essere così: i pronostici di poche settimane fa lasciavano presagire scintille concentrate sulla prescrizione, cioè sul ddl penale. E invece, anche per la “concorrenza” dell’iniziativa di radicali e Lega, si arroventa pure il tavolo relativo ala riforma della magistratura. Domani alle 11.30 è in calendario il confronto tra la commissione di esperti scelta dalla guardasigilli Marta Cartabia per proporre modifiche al ddl e, dall’altra parte, i capigruppo di maggioranza in commissione giustizia a Montecitorio e il presidente Mario Perantoni.

Se gli esperti guidati da Massimo Luciani indicheranno una strada di innovazione modulata (ad esempio con uno stop non assoluto ma graduato alle cosiddette porte girevoli fra toga e politica), soprattutto Forza Italia e Azione puntano a soluzioni più drastiche. L’azzurro Pierantonio Zanettin segnala che fra le sue ben 99 proposte al testo base (di Bonafede) depositate ieri c’è anche quella per il «sorteggio temperato dei togati», con selezione preliminare dei candidabili e successiva elezione con collegio unico nazionale. Sul punto invece il responsabile Giustizia di Azione Enrico Costa e lo stesso Pd si trovano più in sintonia con la commissione Luciani che, come loro, suggerisce un sistema con «voto singolo trasferibile». Sia FI che Azione mettono sul tavolo valutazioni di professionalità basate su pagelle e (anche) sull’esito dei rinvii a giudizio. Zanettin propone una scelta istituzionale per i Consigli giudiziari (e siamo a uno dei temi del referendum) e vi assegna di diritto i presidenti degli Ordini forensi.

Se gli esperti di Cartabia limitano a 2 i passaggi consentiti fra la carriera da requirente e quella da giudicante, Zanettin ne prevede, con una logica interessante, uno soltanto e «entro i primi 5 anni»: va bene dare il tempo alla giovane toga di scegliere, ma poi si resta lì. Sul punto Costa va oltre e crea due binari separati fin dal concorso. Sempre il deputato di Azione offre una chiave assai indovinata alla ministra: commissioni separate per pm e giudici all’interno di Palazzo dei Marescialli, in modo che sulle nomine pesi meno il condizionamento della potentissima magistratura inquirente.

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