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I “nuovi” garantisti non difendono i diritti di Brusca ma i loro teoremi sulla trattativa Stato-mafia

La manciata di "garantisti per un giorno" sta solo legittimando il racconto mafioso del quale Brusca è la pietra angolare. Da domani torneranno ad attaccare diritti e garanzie
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E dell’improvviso garantismo di alcuni “insospettabili” vogliamo parlarne? Miracoli del caso Brusca, il boss scarcerato col beneplacito dell’antimafia col marchio Doc, che ha improvvisamente svelato l’esistenza di benefici e pene alternative anche per chi ha commesso i crimini più duri. Intendiamoci, noi siamo convinti che anche Brusca abbia diritto a immaginare una vita fuori dal carcere: siamo da sempre critici nei confronti dell’ergastolo ostativo e abbiamo difeso il diritto a una vita (e spesso a una morte) dignitosa anche per Riina, Provenzano, Cutolo. Perché non dovremmo farlo per Brusca?

Quel che invece ci sorprende è la lunga e inaspettata lista di compagni di viaggio che stavolta abbiamo accanto. E siamo tanto più sorpresi perché la metà buona di chi oggi difende la scarcerazione di Brusca ha ingaggiato una battaglia feroce a favore del fine pena mai e del 41 bis. E c’è chi è addirittura arrivato a contestare la pronuncia della Consulta quando ha osato mettere in discussione la costituzionalità dell’ergastolo ostativo. Ciò non toglie che a noi fa piacere trovare questi nuovi compagni di viaggio nella marcia per la difesa dei diritti. Eppure qualcosa non torna. Insomma, siamo garantisti, certo, ma non del tutto ingenui e sappiamo bene che molti di coloro che oggi inneggiano allo Stato di diritto, lo fanno perché Brusca è la pietra angolare su cui poggia l’intero teorema della presunta trattativa Stato-mafia.

E allora abbiamo il sospetto, e non ce ne vogliano, che molti di loro non stiano difendendo i diritti di Brusca ma la loro ricostruzione degli ultimi 30 anni di storia della mafia, oltre che la legge sul pentitismo (della quale bisognerebbe discutere seriamente dei suoi benefici, certo, ma anche dei suoi drammatici effetti collaterali che hanno colpito centinaia di innocenti: il nome di Tortora dice qualcosa?). Insomma, Brusca è una tessera fondamentale di quel mosaico e la difesa della sua scarcerazione non è così disinteressata come vogliono far apparire. Ma noi sappiamo bene che molti di loro da domani torneranno nel proprio campo di battaglia e che li ritroveremo di nuovo di fronte come fieri avversari. Ma chissà se in questo piccolo tratto di cammino comune avranno colto qualcosa che di solito ignorano. Perché il garantismo è un virus: una volta contratto, una volta capita la forza e la bellezza della difesa dei diritti, è difficile liberarsene…

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