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Dalle scuse al nodo prescrizione. Ora tutti invocano la riforma della Giustizia

Scettici contro ottimisti, dopo la svolta garantista di Luigi Di Maio c'è chi punta su una nuova stagione del Movimento e chi resta cauto. «Se partiamo da questa base, arrivare a una riforma del processo penale che metta al centro tempi certi e garanzie, diventa un obiettivo raggiungibile», si augura Anna Rossomando (Pd)
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Il mea culpa di Luigi Di Maio sul caso Uggetti non è passato certo inosservato. Dopo cinque anni il ministro degli Esteri ed ex capo politico del M5S si pente per aver «esacerbato il clima» e trova oggi «grottesche e disdicevoli» le modalità scelte allora per combattere la battaglia politica. «Si potevano, certo, chiedere le dimissioni del sindaco ma – scrive in una lettera al Foglio – campagne social, sit in di piazza, insinuazioni, utilizzo di frasi al condizionale che suonano come indicative, col senno di poi, credo siano stati profondamente sbagliati».

La lettera di Di Maio rimbalza sin dal mattino nelle chat dei parlamentari, pentastellati e non. «È un piccolo passo per Di Maio, vediamo se sarà un grande passo per il M5S», azzardano i più ottimisti. «Sono in arrivo indagini per il M5S», pronosticano assai poco politicamente corretti i più scettici. In ogni caso, per il Movimento, è un giro di boa. E per molti arriva inaspettato. «È la mossa di Luigi per riposizionarsi e riposizionare il Movimento», attaccano i malpancisti. A “coprire” la fuga in avanti arrivano a stretto giro di posta le parole di Giuseppe Conte: «Riconoscere un errore, come ha fatto oggi Luigi Di Maio, è una virtù. Alimentare la gogna mediatica per contrastare gli avversari a fini elettorali contribuisce all’imbarbarimento dello scontro politico», mette nero su bianco il leader in pectore dei grillini. Anche Virginia Raggi condivide le parole del ministro, mentre Alessandro Di Battista sembra non apprezzare troppo: «Giorni fa non è stato arrestato anche il sindaco di Foggia in quota Lega? E che alcuni esponenti dei Cinque Stelle lo hanno attaccato? Allora non dovevano farlo perché ovviamente è innocente fino a sentenza passata in giudicato?», dice sarcastico.

Lancia invece una proposta Stefano Buffagni: dopo gli «attacchi sproporzionati subiti, il Movimento 5 Stelle e il Pd – azzarda – potrebbero dare un segnale candidandolo nel collegio di Siena».  Il diretto interessato apprezza le scuse. «Mi fa molto piacere questo tipo di riconoscimento anche perché non riguarda solo me ma anche la mia famiglia. Spero – spiega l’ex sindaco di Lodi – che questo mio calvario sia stato anche utile: voglio sperare che ci sia una presa di contatto con la realtà e che si capisca che dietro a un arresto o a un’indagine ci sono persone con i loro affetti».  Gradisce, a suo modo, la mossa di Di Maio anche Matteo Renzi. «Qualcosa sta cambiando, il giustizialismo non tira più, il populismo è in crisi. Nessuno potrà cancellare le sofferenze anche umane di quel periodo. Oggi però emerge un fatto politico: avevo chiesto anche due giorni fa che si scusassero pubblicamente. Lo hanno fatto: meglio tardi che mai. Il tempo è galantuomo: la verità arriva prima o poi. E su questi temi il meglio deve ancora venire», assicura il leader di Iv.

«Credo che le parole del ministro Di Maio colgano un punto che dovrebbe essere condiviso da tutte le forze politiche e non solo: basta processi in piazza, stop linciaggi pubblici», commenta la responsabile Giustizia del Pd Anna Rossomando. Pace fatta, dunque. Ma il rischio è che sia una tregua di breve respiro, dal momento che distanti restano le posizioni dei partiti sulla riforma del processo e la prescrizione sulle quali è al lavoro la Guardasigilli Marta Cartabia. «Se partiamo da questa base, arrivare a una riforma del processo penale che metta al centro tempi certi e garanzie, diventa un obiettivo raggiungibile», commenta Rossomando. «La riforma della Giustizia va affrontata con equilibrio – avvisa Buffagni – ci sono temi su cui riflettere, da modificare in maniera seria».

«Credo che quello di Di Maio sia stato un gesto molto importante, l’ho apprezzato. la riforma della giustizia è fondamentale, la ministra Cartabia ha impostato le cose nel modo giusto, credo che dobbiamo aiutarla», ha detto il segretario Pd, Enrico Letta. «Rendere migliore le forme di autogoverno non vuol dire minare l’indipendenza della magistratura, ma rafforzarla. E poi lavorare sui tempi della giustizia», ha aggiunto Letta.

Mentre in una lettera al direttore de Il Foglio, il leader della Lega, Matteo Salvini sottolinea che è «troppo facile esprimere solidarietà per l’ennesimo caso di malagiustizia, se però non si muove un dito per cambiare la situazione». «Ho letto con grande attenzione il contributo del ministro Luigi Di Maio che ieri si è pubblicamente scusato con l’allora sindaco di Lodi, Simone Uggetti, uscito pulito dopo anni di indagini e processi finiti nel nulla. Di Maio si è rammaricato perché il Movimento 5 stelle aveva usato toni durissimi contro il primo cittadino. Io stesso, pochi giorni fa, avevo espresso solidarietà a Uggetti che anche la Lega aveva criticato aspramente. Sono però convinto che, oltre alle scuse, servano azioni concrete». «Credo – spiega infatti Salvini – che i tempi siano finalmente maturi, anche nella coscienza dell’opinione pubblica, per mettere mano a un settore vitale per la nostra democrazia e che non può più andare avanti come se nulla fosse». «Propongo a Di Maio un impegno per sostenere i referendum che la Lega e il Partito radicale stanno preparando: mirano prima di tutto a restituire ai magistrati indipendenza» propone Salvini. «L’obiettivo non è indebolire il governo, come ha erroneamente detto qualcuno dalle parti del Pd, ma rafforzarlo. Offrendo il sostegno popolare per alcune riforme che il solo Parlamento potrebbe faticare a concretizzare. Sarebbe un passo verso un’Italia più civile e democratica, dove tutti i cittadini sono davvero uguali davanti alla legge».

«La conversione di Di Maio? Contano i fatti concreti. Voteranno i nostri emendamenti sulla presunzione d’innocenza, contro il processo mediatico, per evitare le conferenze stampa dei Pm con proiezione di video e nomi assegnati alle inchieste? Voteranno per l’oblio in rete per gli assolti, per il divieto di pubblicazione dell’ordinanza di custodia cautelare e delle intercettazioni? Voteranno per l’estensione del segreto istruttorio? Sono tutte proposte per combattere la gogna mediatica. Se le voteranno potremo dire che sono credibili», chiosa in una nota Enrico Costa, deputato e responsabile Giustizia di Azione.

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