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Il carcere, la gogna e l’assoluzione: l’Odissea dell’avvocato Marini

"Il fatto non sussiste": la Corte D'Appello di Milano ha assolto il legale e l'ex sindaco di Lodi accusati di turbativa d’asta nell’ambito della gestione delle piscine comunali. Nel 2016 il Gip evidenziò, per la posizione del legale, che essere operatore del diritto è un'aggravante
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Assolto perché il fatto non sussiste e revoca delle statuizioni civili. È quanto ha deciso la Corte d’appello di Milano due giorni fa nei confronti dell’avvocato Cristiano Marini e di altri tre imputati, compreso l’ex sindaco di Lodi, Simone Uggetti. Le motivazioni arriveranno tra novanta giorni. I fatti risalgono al 2016.

Marini, all’epoca consigliere di Astem spa e della Sporting Lodi, e l’ex sindaco Uggetti vennero accusati di turbativa d’asta nell’ambito della gestione delle piscine comunali. Il Tribunale di Lodi li condannò rispettivamente a 6 e 10 mesi di reclusione. Per entrambi si aprirono le porte del carcere. Marini trascorse dieci giorni nella casa circondariale di Pavia ed un mese ai domiciliari. Nell’inchiesta sono state coinvolte altre due persone, Luigi Pasquini e Giuseppe De Muro. Due giorni fa la svolta a Milano che ha permesso all’avvocato Marini di riappropriarsi di un po’ di serenità, dopo anni di gogna mediatica che ne hanno offuscato l’immagine di uomo e di professionista. L’inchiesta del Comune di Lodi destò non poco scalpore. Nell’ordinanza custodiale del 2016, a seguito dell’avvio dell’inchiesta sulle piscine di Lodi, il Gip Isabella Ciriaco utilizzò espressioni che censuravano l’operato dell’avvocato Marini con valutazioni moralistiche strettamente connesse al suo ruolo di operatore del diritto. Circostanza ritenuta aggravante e per ciò meritevole della massima misura cautelare personale. Nella ricostruzione e motivazione del Giudice per le indagini preliminari essere avvocato ed avere “cognizioni tecniche” rappresentava addirittura uno strumento per perseguire “fini economici propri e particulari”. Una concezione della funzione dell’avvocato che fa a pugni con il suo ruolo di difensore dei diritti e dei valori costituzionalmente garantiti.

«Nell’intera vicenda –  dice al Dubbio l’avvocata Angela Maria Odescalchi, difensore di Marini con Cristiano Schiavi – ho potuto constatare la dignità e la correttezza con cui il collega che ho assistito ha affrontato la drammatica esperienza giudiziaria.  Non ha mai rilasciato dichiarazioni pubbliche e si è sempre estraniato dalle polemiche, decidendo di difendersi nel processo, come sempre dovrebbe essere. È la dimostrazione di come ancora una volta le notizie di cronaca giudiziaria vengano strumentalizzate per obiettivi politici e non, incuranti delle sofferenze di chi ne è suo malgrado protagonista». Quando Marini venne arrestato, la moglie era incinta ed il figlio nacque poco dopo il periodo di carcerazione. «Cinque anni fa – aggiunge Odescalchi, che è anche presidente del Coa di Lodi –  lo scandalo delle piscine comunali sottopose alla gogna mediatica l’ex sindaco Uggetti ed un giovane avvocato. Prime pagine dei giornali e tanto clamore su tutti gli organi di informazione. Oggi, con l’assoluzione in Corte d’appello, solo notizie della cronaca locale».

Secondo Odescalchi, bisogna continuare a nutrire fiducia nella giustizia e nel suo corso. «La sentenza della Corte d’appello – commenta – ha consentito di ritrovare la fiducia nel sistema giudiziario. I valori che caratterizzano il nostro lavoro e a cui non ci sottraiamo nemmeno quando siamo coinvolti in prima persona devono sempre essere un punto di riferimento. Non manca però il rammarico per il continuo uso delle notizie di cronaca giudiziaria per soddisfare pruriti del pubblico, spettacolarizzazione dei casi giudiziari, per sentenze sommarie emesse ancor prima che gli interessati abbiamo voce in capitolo e ancora per il continuo calpestio del ruolo dell’avvocatura nell’esercizio della giurisdizione».

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