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Il dottor Fauci ci ripensa: e se il Coronavirus fosse stato fabbricato in Cina?

Lo zar anti Covid che appena un anno fa si era scontrato con il presidente Donald Trump ora cambia idea e prende in considerazione l'ipotesi che il Covid sia nato in laboratorio. A quale Anthony Fauci dobbiamo credere, allo scettico e austero antagonista di The Donald o al più sospettoso scienziato che oggi offre i suoi servigi all’amministrazione Biden?
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Che il Sars cov 2 sia stato “fabbricato” in un laboratorio di Wuhan non è mai stato dimostrato, al contrario sembra assai improbabile. Da alcune settimane, però, l’inquietante prospettiva non è più una grossolana teoria del complotto o una suggestione hollywoodiana ma un’ipotesi plausibile per una significativa parte della comunità scientifica. Il più noto è senz’altro Anthony Fauci, lo zar anti Covid che appena un anno fa si era scontrato con il presidente Donald Trump proprio sull’origine del virus: «Non ci sono prove che sia frutto di una manipolazione di laboratorio, biologi molto qualificati indicano al contrario che si sia evoluto in natura e abbia compiuto un salto di specie», aveva detto nel maggio del 2020 in un’intervista rilasciata al National Geographic.

A 12 mesi di distanza Fauci cambia completamente approccio e rispondendo a una domanda durante un convegno online esclama: «Non sono convinto che il Covid 19 abbia un’origine naturale, potrebbe anche essere andata in modo diverso, ed è una questione che dobbiamo assolutamente chiarire. Per questo sono a favore di un’indagine». A quale Anthony Fauci dobbiamo dunque credere, allo scettico e austero antagonista di The Donald o al più sospettoso scienziato che oggi offre i suoi servigi all’amministrazione Biden? Per quanto si parli di questioni scientifiche il contesto politico in cui vengono formulate non è anodino. Come se l’arrivo alla Casa Bianca del più misurato presidente democratico abbia “liberato” quei retropensieri che, quando a comandare era il tycoon, rimanevano negli strati inferiori della coscienza, magari per paura di innescare una devastante crisi diplomatica con Pechino.

Di sicuro gli interessi di Cina e Stati Uniti sono contrapposti, e tralasciando le sparate da Guerra Fredda di Trump, tra le due potenze è in corso un conflitto globale che trascende il colore politico dell’amministrazione americana. E anche se Biden non imporrà dei dazi commerciali alle merci cinesi, è perfettamente consapevole che Xi Jinping non è un amico, non è un alleato ma un avversario dichiarato Ma a corroborare la tesi dell’incidente di laboratorio (fin qui nessuno, neanche Trump, ha sostenuto in forma ufficiale che il virus sia stato prodotto intenzionalmente) o almeno a farne dubitare, ci sono nuove ricerche e nuove indagini condotte negli ultimi mesi.Un rapporto dell’intelligence statunitense citato dal Wall Street Journal ha rivelato che nel novembre del 2019, più o meno un mese e mezzo prima che scoppiasse la pandemia, tre ricercatori del Wuhan Institute of Virology furono ricoverati con sintomi compatibili con quelli del Sars cov 2. Nessuna evidenza che si trattasse dei cosiddetti “pazienti zero” visto che quei sintomi sono compatibili anche con le normali influenze stagionali, ma la circostanza era stata occultata dal governo cinese. Forse per paura di ricevere accuse globali, forse perché, effettivamente, avevano qualcosa da nascondere.

La scorsa settimana un breve articolo pubblicato dalla rivista Science a firma di una ventina di scienziati di fama internazionale criticava il metodo con cui l’Organizzazione mondiale della sanità aveva condotto lo scorso anno la sua indagine sulle origini del Covid 19. Indagine che definì «molto probabile» l’ipotesi della zoonosi (il salto di specie da animale a uomo) ed «estremamente improbabile» la fabbricazione artificiale. Ecco il passaggio saliente del testo; «Le due teorie non sono state prese in considerazione in modo equilibrato. Solo quattro delle 313 pagine della relazione e dei suoi allegati hanno affrontato la possibilità di un incidente, riteniamo che ci sia bisogno di un’indagine adeguata, trasparente, obiettiva, basata sui dati, comprensiva di un’ampia esperienza per fare più chiarezza». Praticamente le stesse parole di Fauci che, pian piano sembrano conquistare fasce sempre più ampie della comunità scientifica. In tal senso anche la maggioranza di medici e microbiologi che sostiene la tesi del salto di specie del virus, incubato dal pipistrello, trasmesso al pangolino come ospite intermedio per arrivare poi agli esseri umani, avrebbe interesse che sulla vicenda si facesse più luce. Al contrario Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova si dice stupito dalle parole di Fauci: «Sembrano dichiarazioni più politiche che mediche, è una querelle che ritorna ciclicamente, ma da scienziato mi interessa poco».

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