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L’esercito spagnolo respinge i migranti sulla spiaggia di Ceuta

Sono circa 1500 i minori che hanno tentato di superare il confine. Salvato un neonato caduto in acqua
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Sono arrivati in tanti. A nuoto, a piedi, superando il confine per sbucare a Ceuta, città di circa 85.000 abitanti e 14 chilometri quadrati. In due giorni più di 8.000 migranti sono entrati in città, attraverso i frangiflutti di Benzú, a nord, e Tarajal, a sud, a causa dell’impulso diplomatico che Rabat ha lanciato a Madrid. Si tratta non solo di cittadini marocchini ma anche di migranti subsahariani, respinti oltre confine dalle autorità di Madrid, che hanno schierato l’esercito. Sul posto sono giunti prima il ministro dell’Interno spagnolo, Fernando Grande-Marlaska, poi il premier, Pedro Sanchez, il quale ha promesso ai suoi cittadini di «ristabilire l’ordine con la massima celerità».
Che le guardie di frontiera marocchine abbiano lasciato passare i migranti come rappresaglia per l’ospitalità concessa da Madrid a Brahim Ghali, capo dei separatisti del Fronte Polisario che contendono a Rabat il Sahara occidentale, è molto più che un sospetto. «Ci sono atteggiamenti che non si possono accettare, ci sono azioni che hanno conseguenze e bisogna assumersene la responsabilità», ha ammonito l’ambasciatrice del Marocco in Spagna, Karima Benyaich. Parole che sono più di un’allusione e smontano i tentativi del ministro degli Esteri di Madrid, Arancha Gonzalez Laya, di negare il legame tra la crisi di Ceuta e l’accoglienza di Ghali, che lo scorso aprile era entrato in Spagna dall’Algeria con un documento falso ed è ora in un ospedale di Logrono per curarsi dal Covid-19.
Il 23 aprile Gonzalez Laya era stata costretta ad ammettere la presenza di Ghali in Spagna e aveva invocato «ragioni umanitarie». Tre giorni dopo l’omologo marocchino, Nasser Bourita, aveva accusato Madrid di «ospitare sul suo territorio il capo di una milizia separatista accusato di gravi crimini di guerra e pesanti violazioni dei diritti umani». Crimini e violazioni per i quali Ghali è ricercato anche in Spagna, sebbene i magistrati di Madrid non lo abbiano sottoposto per ora ad alcuna misura restrittiva. Tra le due diplomazie oggi volano parole ancora più pesanti. Laya ha convocato Benyaich, poi richiamata in patria per consultazioni, e ha espresso «disapprovazione» e «disgusto» per il mancato rispetto degli accordi per il controllo della migrazione illegale.
Nonostante metà dei migranti giunti a Ceuta, per lo più giovani uomini ma anche intere famiglie, sia già stata respinta oltre la frontiera, centinaia di persone sono ancora assiepate di fronte al muro di Castillejos, che separa Ceuta dal territorio di Rabat. La polizia marocchina, secondo quanto riferiscono i cronisti presenti sul posto, a volte consente ad alcuni di loro di scavalcare o di passare sotto la barriera di metallo, a volte prova a impedirlo, finendo però spesso per essere sopraffatta dalla gran massa di gente. Coloro che riescono a superare il muro si trovano davanti, in terra di nessuno, le forze dell’ordine spagnole e vengono respinti con i lacrimogeni.
I migranti riportati in Marocco, riferisce la Efe, vengono scortati dalla polizia marocchina senza opporre resistenza. Dall’altro lato del muro, a Ceuta, l’esercito ha formato un cordone intorno ai moli. Davanti ai soldati, decine di persone in piedi sugli scogli o nell’acqua fino in al collo. C’è chi sfida i militari, esce dall’acqua e tenta la fortuna lanciandosi di corsa sulla spiaggia di Tarajal, dove sono schierati mezzi blindati. Gruppi di migranti vagano intanto per la città di Ceuta, dove molti negozi e locali hanno abbassato le serrande.
I respingimenti sono effettuati senza le formalità previste, come la possibilità di consultare un avvocato. La Croce Rossa non ha ancora fornito stime sul numero di persone soccorse e riferisce che tra chi ha tentato lo sconfinamento via mare c’è almeno un morto. Emblematica l’immagine di un agente della Guardia civile mentre salva un neonato caduto in mare al confine tra Ceuta e Marocco.
La situazione appare invece sotto controllo nell’altra exclave spagnola in Marocco, Melilla, dove sono solo 86 i migranti che sono riusciti a entrare in città. Gli agenti di polizia e Guardia Civil sono riusciti a impedire l’ingresso di altre 200 persone e alcuni di loro hanno riportato lievi ferite nelle colluttazioni. A Melilla, però, segnalano le autorità locali «le forze di sicurezza marocchine hanno collaborato in modo attivo». L’Alto rappresentante dell’Ue per la politica estera, Josep Borrell, ha assicurato che «l’Unione europea farà il necessario per sostenere la Spagna in questa fase così difficile». La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha espresso solidarietà a Madrid e ha sottolineato la necessità di gestire la migrazione attraverso «partenariati più forti basati sulla fiducia reciproca e impegni comuni con partner chiave come il Marocco». Quella «fiducia reciproca» che, nelle parole dell’ambasciatrice Benyaich, Madrid ha intaccato accogliendo Ghali. In queste ore l’Audiencia Nacional ha riaperto l’inchiesta per genocidio nei confronti del capo del Fronte Polisario, un primo tentativo delle autorità spagnole di ricucire lo strappo.

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