Il Dubbio di oggi

Il Dubbio del lunedì

Giustizia al collasso al Sud, ma i rimedi scontentano tutti

Per l’avvocatura la situazione è «disastrosa». Ma magistrati e legali criticano la scelta di istituire una commissione interministeriale senza essere stati coinvolti
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

«La situazione della Giustizia al Sud è disastrosa. E siamo molto adirati: abbiamo appreso della costituzione di questa Commissione soltanto a cose fatte, l’avvocatura non è stata interpellata, né sono stati sentiti gli ordini del Meridione. Siamo molto delusi». È arrabbiato Francesco Greco, consigliere del Cnf, che commenta così la costituzione della commissione interministeriale voluta dai Dicasteri del Sud e della Giustizia, pensata per essere il più possibile al fianco degli uffici giudiziari del Mezzogiorno.

«Avremmo desiderato una maggiore partecipazione – spiega – perché la Giustizia, al Meridione, è completamente allo sbando e le parti in causa non sono state consultate né coinvolte. Siamo completamente abbandonati a noi stessi e i cittadini hanno veramente perduto ogni aspettativa di una giustizia giusta. In questo anno e mezzo di pandemia, in cui l’attività giudiziaria è andata enormemente a rilento, non si è stati capaci di recuperare l’arretrato». Ed è l’arretrato, secondo Greco, il grande assente nella riforma della giustizia attualmente allo studio del governo. «Una Commissione non basta: l’unico sistema per rimettere in piedi questa macchina sgangherata è intervenire sull’organizzazione giudiziaria, sull’attività del giudice», aggiunge, bocciando in partenza l’idea di Marta Cartabia e Mara Carfagna.

Al via i lavori della Commissione

Il primo incontro tra i componenti della squadra voluta dalle due ministre si è svolto ieri. «Il buon funzionamento della giurisdizione passa sempre di più anche da un recupero dei valori di efficienza. Oltre ad essere il garante della legalità delle condotte nell’amministrazione della giustizia, l’Ispettorato intende proporsi come strumento di diffusione delle migliori buone prassi organizzative esistenti sull’intero territorio nazionale. È questo il mandato che la ministra Cartabia mi ha affidato», ha dichiarato nel primo incontro con i suoi collaboratori la neo capo dell’Ispettorato generale del ministero della Giustizia, Maria Rosaria Covelli. Già presidente del Tribunale di Viterbo, sarà lei a guidare la commissione interministeriale. «Il rilancio economico del Paese – ha aggiunto Covelli – passa necessariamente attraverso la massima efficienza soprattutto della giustizia civile, di cui si occuperà la commissione. Ci saranno audizioni e occasioni di confronto, che potranno anche diventare utili elementi di stimolo per successivi interventi.

In questa prospettiva la commissione interministeriale sarà l’occasione per focalizzare le principali criticità collegate al contesto di un’area specifica del Paese, su cui si concentra una parte significativa degli investimenti del Recovery plan e, nel contempo, individuare, diffondere ed elevare a sistema le esperienze virtuose maturate in tutto il Paese, anche in numerose sedi del meridione, mediante scambi orizzontali tra uffici giudiziari». A ribadire che si tratta di una mano tesa agli uffici del Meridione è anche la ministra Carfagna. Partendo dal fatto che «il colossale investimento del Pnrr sul Mezzogiorno italiano – pari al 40 per cento delle risorse ottenute dall’Europa – richiede l’attivazione di energie speciali sul territorio in tutti i settori e quindi anche negli uffici giudiziari. Il riferimento alle pratiche organizzative migliori terrà ovviamente conto delle singole esperienze positive degli uffici giudiziari del Sud e dei modelli più efficaci da essi espressi. Inoltre, gli approfondimenti effettuati dalla Commissione saranno valorizzati per fornire la dotazione di strutture, beni e risorse umane anche sfruttando i finanziamenti previsti dal Pnrr e dal nuovo ciclo di programmazione».

Lo stato della giustizia civile

Ci siamo chiesti allora quale sia lo stato di salute della giustizia civile nel Paese per area geografica. Lo ammettiamo: reperire dati è compito arduo. Si è costretti a muoversi tra diversi siti, consultare varie fonti, perdersi in tabelle e fogli excel. Forse sarebbe il caso davvero di istituire, come già proposto dall’Unione della Camere Penali e dal deputato di Azione, Enrico Costa, una banca dati della giustizia. Sul sito del ministero, l’ultimo studio organico sulle performance della giustizia civile risale al 2015 e al “Programma Strasburgo 2”, coordinato dal dottor Mario Barbuto, allora Capo del Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria. Riusciamo a fornirvi qualche dato grazie ad un documento dal titolo “L’efficienza giudiziaria dei Tribunali civili in Italia”, elaborato dall’ufficio statistico del Csm nel 2019, anche grazie a dati disaggregati di via Arenula. Complessivamente «gli uffici più efficienti sono situati prevalentemente nel Nord Italia (Biella, Bolzano, Ferrara, Gorizia, Ivrea, Novara e Savona) e sono soprattutto Tribunali piccoli o medio-piccoli. Vi sono cinque uffici del Sud Italia (Avezzano, Campobasso, Crotone, Napoli Nord, e Tempio Pausania) e uno del Centro (Livorno)».

Un caso particolare tra i Tribunali efficienti è quello di Napoli Nord, «ufficio collocato nel Sud Italia e di medio-grandi dimensioni in cui, a fronte di un aumento di pendenze ultra triennali tra il 2016 e il 2017, un numero di procedimenti definiti per magistrato non molto alto e un indice di ricambio inferiore all’unità, si rileva la più bassa percentuale di pendenze ultra triennali sicuramente dovuta al fatto di essere un tribunale molto giovane che non ha “avuto il tempo di accumulare arretrato”». Secondo invece il documento “Conoscere l’arretrato della giustizia civile: una necessità in vista delle imminenti scelte politiche” pubblicato su Questione Giustizia e fermo ai dati della Dgstat del Ministero della Giustizia aggiornati all’intero 2019, «a livello nazionale il 51% della pendenza civile è costituita da contenzioso civile, il 20% da esecuzioni civili, il 17% da lavoro e previdenza, il 4% da procedimenti speciali e il 3% da volontaria giurisdizione. Tali percentuali si differenziano all’interno dei Distretti, la variabilità maggiore è presente nella materia lavoro e previdenza che ha incidenza minima nei Distretti di Trento (4%), Brescia (7%), Milano e Venezia (8%) e massima nei Distretti di Reggio Calabria (36%), Messina (33%), Lecce (30%) e Bari (28%). I sei Distretti con il numero maggiore di cause civili pendenti (Napoli, Roma, Milano, Bari, Catania e Catanzaro) racchiudono la metà della pendenza nazionale».

La protesta dei magistrati

Assodato che ci si concentrerà dunque sul civile, comunque sull’istituzione della Commissione era nate alcune polemiche da parte della magistratura. Gaetano Bono, membro della giunta Anm di Catania, dice al Dubbio: «L’erroneità di fondo del citato decreto interministeriale non sta tanto (e solo) nell’avere focalizzato l’attenzione sulla “organizzazione del settore giustizia nelle aree del Mezzogiorno italiano al fine di verificare eventuali carenze”, quanto piuttosto nella miopia di avere adottato un criterio geografico di analisi, piuttosto che un criterio meritocratico che prescindesse dall’ubicazione geografica. Appare fin troppo scontato ricordare che ci sono tribunali e procure del meridione che eccellono nelle statistiche e nelle best practices, così come ci sono uffici del settentrione che invece sono in grande sofferenza». Questione ribadita anche da un’altra autorevole toga del Sud, secondo cui «servirebbe una ricognizione di tutti gli uffici, a livello nazionale, perché le differenze possono dipendere da fattori diversissimi. Ben venga la Commissione, ma l’idea che le best practice vengano “esportate” nel Mezzogiorno non è corretta».

Il problema di armonizzazione della produttività degli uffici è reale, spiega ancora il magistrato, che preferisce l’anonimato, ma esistono già dei meccanismi: il Csm ha infatti istituito un servizio che riguarda le best practice degli uffici giudiziari, dal quale ciascuno può attingere per migliorare la gestione dell’ufficio. «Una ricognizione generale può aiutare a mettere a sistema tutte le possibili cause: le carenze degli organici, tra personale amministrativo e magistrati, l’organizzazione degli uffici nonché l’edilizia giudiziaria».

*di Simona Musco e Valentina Stella

Ultime News

Articoli Correlati