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Proposta di legge per abolire i “folli rei” istituiti dal codice Rocco

Riccardo Magi di +Europa è il primo firmatario della proposta di legge per abolire i "folli rei", sostenuta da un manifesto indirizzato alla società civile
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C’è sul tavolo una proposta di legge , primo firmatario Riccardo Magi di +Europa, che si prefigge di cancellare il Codice Rocco relativo ai “folli rei”. In sostanza si tratta di completare la legge 81 che ha abolito gli ospedali psichiatrici giudiziari, ma che non ha intaccato il sistema del “doppio binario”: quello che riserva agli autori di reato – se dichiarati incapaci di intendere e di volere per infermità mentale- un percorso giudiziario speciale, diverso da quello destinato agli altri cittadini. Una carenza che non ha reciso la logica sottesa al trattamento dei “folli rei”.

La proposta di legge, presentata dall’onorevole Riccardo Magi, è frutto di un’elaborazione collettiva, sostenuta da un manifesto-appello indirizzato alla società civile, promosso da La Società della ragione, l’Osservatorio sul superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari, il Coordinamento delle residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza (Rems) e dei dipartimenti di salute mentale (Dsm) e Magistratura democratica e firmato da giuristi, avvocati, operatori nel campo psichiatrico e militanti delle associazioni per la riforma della giustizia.Come ha ben spiegato Magi durante la presentazione in Parlamento, l’idea centrale della proposta di legge è quella del riconoscimento di una piena dignità al malato di mente, anche attraverso l’attribuzione della responsabilità per i propri atti. «Il riconoscimento della responsabilità cancellerebbe una delle stigmatizzazioni che comunemente operano nei confronti del folle. La capacità del folle di determinarsi non sarebbe completamente annullata in ragione della patologia e si verrebbe a rompere una volta per tutte quel nesso follia-pericolo che è stato alla base non solo delle misure di sicurezza, ma anche dei manicomi civili», ha spiegato Magi. L’abolizione della nozione di non imputabilità è stata sostenuta da alcuni psichiatri e attivisti per la salute mentale, proprio come forma di riconoscimento di soggettività al malato di mente, in questo caso autore di reato. Il riconoscimento della responsabilità è anche ritenuto essere un atto che può avere una valenza terapeutica. Dopo cinque anni dalla chiusura degli Opg è quindi necessario un passo ulteriore. «Occorre rispondere alle spinte regressive, che mettono in discussione alcuni dei capisaldi della Legge 81/2014, come il numero chiuso nelle Rems e il principio di territorialità delle strutture, proseguendo nella direzione della riforma e superando il “doppio binario” pena-misura di sicurezza», conclude il parlamentare di +Europa.

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