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La Cedu all’Italia: Berlusconi ha avuto un processo equo?

Le dieci domande alla nostra giustizia della Corte europea dei diritti dell'uomo sulla sentenza che costò all'ex premier una condanna per frode fiscale e la decadenza dalla carica da senatore
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Le dieci domande che la Corte europea dei diritti dell’uomo pone al governo italiano per decidere sul ricorso contro la condanna per frode fiscale presentato da Silvio Berlusconi nel 2013 arriva come la luce di una stella morta. La sentenza avrà il suo peso sul versante economico, avendo dovuto Fininvest vendere buona parte delle quote di Mediolanum in suo possesso proprio in seguito alla sentenza ed essendo previsto, in caso di accoglimento del ricorso, il rimborso.

L’eventuale ricaduta politica è garantita, perché una sentenza europea a favore del leader di Fi siglerebbe e rafforzerebbe una sorta di “riabilitazione politica” che di fatto c’è già stata negli ultimi anni, con il passaggio di Berlusconi dal ruolo di capo-reprobo a quello opposto di unico leader ragionevole, serio e affidabile della destra italiana. Quello col quale tutti erano pronti a governare, dal Pd ai 5S, al grido di “Ursula, Ursula”. Ma non è possibile azzardare neppure un vago paragone con il terremoto che si sarebbe prodotto pochi anni fa.In realtà l’eterna vicenda del braccio di ferro tra il capo azzurro e la magistratura prosegue. È noto che un paio di giorni fa in tutte le redazioni le condizioni di salute del leader di Fi erano date per gravi o molto gravi. Erano voci infondate, Il degente è stato dimesso proprio il giorno dopo, evocando così il sospetto che dietro alla lunga malattia ci sia, ancora una volta, l’esigenza di sottrarsi al processo di Siena per le “olgettine”. Si tratta però davvero solo di una coda. Quella sfida è terminata. Non superata, però.

Il duello a colpi di procedimenti legali da una parte e leggi ad personam dall’altra non ha solo segnato una lunga epoca. Ha anche modificato la natura stessa della competizione politica in Italia e in questo senso gli effetti di quella sfida all’ultima sentenza non sono superati. I numeri parlano da sé. Berlusconi è stato coinvolto in oltre 20 processi. Tra archiviazioni, assoluzioni, prescrizioni, amnistie ma anche leggi fatte apposta per depenalizzare i reati per cui l’allora premier rischiava la condanna. In effetti è stato condannato solo una volta, appunto nel 2013. Non è finito in prigione come il suo ex braccio destro Marcello Dell’Utri. Ha espiato la pena svolgendo servizi sociali ma in compenso è stato cacciato dal Parlamento, umiliazione che ancora gli brucia più di ogni altra. Proprio perché evitata con ogni mezzo sino a quel momento, quella condanna chiuse di fatto un’epoca, anche se di procedimenti giudiziari ancora aperti e di processi in corso contro Berlusconi ancora ce ne sono.

Già il numero esorbitante di procedimenti rivela quanto la partita tra il leader della destra italiana e la magistratura, e in particolare la procura di Milano, fosse diventata una questione personale, qualcosa di molto vicino alla faida. Berlusconi, da parte sua, ha cercato per dieci anni con ogni mezzo di sottrarsi ai processi non esitando a obbligare la sua maggioranza a votare leggi fatte apposta per salvarlo e in un caso a piegarsi a un voto umiliante e grottesco come quello nel quale le Camere decisero che Ruby la ragazza minorenne che finì per creare a Berlusconi più guai di qualsiasi altra indagine era la stata scambiata davvero per nipote di Mubarak. Tutto questo ha modificato il senso stesso del conflitto politico. La lotta è diventata contra personam, con l’obiettivo cioè di colpire e affondare il leder più che il suo partito e le sue idee. La sede eminente di quella conflittualità è pertanto slittata dalle aule parlamentari a quelle di giustizia.

La politica, nella sua conflittualità latente con il potere togato, ha rinunciato a muoversi sul piano delle leggi di sistema, considerando il potere della magistratura troppo forte per essere apertamente sfidato, rifluendo, almeno nel caso di Berlusconi, nella difesa personale del singolo leader, dunque con leggi che non potevano che essere considerate odiose, essendo cucite a misura di singolo indagato.Se si va a cercare l’origine di molti dei guasti che flagellano la politica italiana, dal populismo a una sorta di “contrapposizione personalizzata”, non è difficile rintracciala.

 

 

 

 

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