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Chi era Charles Lynch, il padre della giustizia sommaria

Processi speditivi e senza diritto di difesa, impiccagioni eseguite dopo la sentenza; chi fu il giudice americano da cui è nato il termine "linciaggio"
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Fuori dagli Stati Uniti in pochi conoscono la storia del giudice Charles Lynch.

Eppure nel corso del tempo è diventato l’emblema, anzi l’antonomasia della giustizia sommaria e vendicativa. L’espressione “linciaggio” deriva proprio dal suo nome di famiglia e dalla legge informale di cui porta la paternità.

Che si può riassumere per sommi capi in questo modo: processo a tempi record senza diritto di difesa e impiccagione eseguita poche ore dopo la sentenza davanti alla folla urlante e abbrutita dall’alcol. I più fortunati potevano cavarsela con la flagellazione (decine di frustate) e la confisca dei beni.

Il metodo reputato legittimo dall’Assemblea generale (l’embrione del futuro Congresso), viene in seguito dichiarato illegale ma negli immensi spazi e nei vasti vuoti giuridici del Nuovo mondo gli sopravvive per oltre due secoli.

Fervido sostenitore dell’indipendenza americana dalla corona britannica, Lynch nasce in Virginia nel 1736 da una coppia di immigrati irlandesi, si sposa appena 19enne con una quacchera, poi si trasferisce nella contea di Bedford in un latifondo che Re Giorgio II aveva concesso al padre. È un membro importante e stimato della comunità quacchera e finanziatore del primo luogo di culto pubblico nella sua regione.

Viene nominato alla camera di commercio locale dove organizza ripetuti boicottaggi nei confronti delle merci inglesi definendosi «un patriota».

Assieme a Patrick Henry, Thomas Jefferson e George Washington forma un’associazione per vietare lo scambio e la vendita di thè e prodotti cartacei ai colonizzatori britannici per protestare controPrima della Guerra d’Indipendenza viene nominato giudice di pace, ruolo che eserciterà per anni con passione e ferocia.

Durante il conflitto con gli inglesi si era sporcato le mani come colonnello di milizia e sviluppa una profonda avversione nei confronti dei “collaborazionisti” che finiscono nelle sue grinfie. Nel frattempo Jefferson è diventato governatore e chiede a Lynch di giudicare un gruppo di sospetti “lealisti”.

Li deve giudicare e poi spedirli davanti al tribunale di Richmond dove si sarebbe dovuta pronunciare la sentenza. Troppo complicato, troppo pericoloso (c’è il rischio che le diligenze vengano assaltate nel trasporto), così Lynch decide di fare tutto da solo e di eseguire le pene seduta stante. Jefferson protesta a gran voce, ma l’Assemblea generale dà ragione al giudice considerando «l’urgenza della situazione».

Lynch muore nel 1796 ma quella parodia di processo, quelle esecuzioni sommarie ed extragiudiziarie sono ormai la norma, applicate dai tribunali locali e penetrate nel senso comune, nella cultura popolare della giovanissima America.

È così che vengono impiccati migliaia di sospetti rapinatori, ladri di bestiame e quant’altro, truffatori, presunti assassini o stupratori, basta un indizio, una delazione interessata e la legge Lynch cade come una mannaia a dirimere una lite o a confermare un’accusa.

Nel secolo successivo però il linciaggio prende un altro, sinistro orientamento: dopo la Guerra civile e l’abolizione della schiavitù negli ex Stati segregazionisti del sud è infatti la pratica corrente con cui viene colpita la popolazione afroamericana, segnalata dai “Comitati di sorveglianza” dei bianchi schiavisti.

I niger non vengono neanche più linciati all’uscita delle aule di giustizia ma catturati direttamente nelle loro case, per la strada e appesi all’albero nella piazza del villaggio dai privati cittadini o dalle milizie organizzate come il Ku Klux Klan che porta il linciaggio alle sue estreme conseguenze.

Croci di fuoco, cacce all’uomo, spedizioni punitive, i cappucci bianchi del Klan imperversano e guidano la persecuzione dei neri d’America e mietono grandi consensi tra la popolazione rurale degli Stati sudisti come Alabama, Arkansas, Georgia, Carolina del sud, Mississippi, Louisiana, Texas.

È solo a partire dal 1890 e per i successivi 40 anni che sotto la pressione del governo di Washington le pratiche di linciaggio iniziano a essere bandite dagli Stati, che con tempi diversi obbligano gli sceriffi alla protezione dei detenuti, inviano la Guardia nazionale per disperdere le folle e rendono responsabili penalmente le singole contee.

Va da sé che nella sterminata provincia americana i linciaggi continuano a dettare legge, per evitare le esecuzioni pubbliche gli anti-abolizionisti si organizzano in squadroni della morte che di notte vanno a dettare legge, per evitare le esecuzioni pubbliche gli anti-abolizionisti si organizzano in squadroni della morte che di notte vanno a giustiziare i malcapitati o commettono veri e propri attentati terroristici, spesso incendiando abitazioni ma anche locali pubblici e chiese.

Uno degli aspetti più sconcertanti è che ottenere una legge che vietasse il linciaggio su tutto il territorio c’è voluto ancora un altro secolo.

Ci aveva provato il Congresso nel 1918 ma il provvedimento non passa per l’ostruzionismo di alcuni senatori democratici. Bisogna aspettare addirittura il 2020 perché l’Anti-Lynching Bill sia adottato e il linciaggio diventi un reato federale.

Per la precisione La legge si chiama Emmett Till Antilynching Act in eterna memoria di Emmet Till, un ragazzino di 14 anni del Mississippi linciato e torturato a morte (fu gettato nel fiume dalla folla ancora vivo e agonizzante) nel 1955 perché accusato di aver «provato a sedurre» una coetanea bianca. Per non dimenticare mai.

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