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Prosegue l’attacco israeliano a Gaza, raso al suolo il Palazzo della stampa

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 I raid aerei israeliani hanno colpito un campo profughi a Gaza, mentre l’edificio di dodici piani che ospitava gli uffici di diversi media internazionali è stato distrutto
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Prosegue l’offensiva israeliana su Gaza. I raid aerei israeliani hanno colpito un campo profughi a Gaza provocando la morte di almeno dieci palestinesi (otto bambini e due donne, secondo l’agenzia di stampa palestinese «Wafa»), mentre l’edificio di dodici piani che ospitava gli uffici di diversi media internazionali nella capitale dell’enclave palestinese, tra cui l’emittente televisiva panaraba Al Jazeera e l’agenzia di stampa statunitense Associated Press, è stato raso al suolo dopo l’ordine di evacuazione emesso dai militari israeliani. Il grattacielo, secondo le forze israeliane, sarebbe stato utilizzato dal gruppo palestinese Hamas per scopi militari. Circa 30 razzi sono stati lanciati contro Israele da Hamas e almeno due sono caduti a Ramat Gan, una città israeliana della periferia est di Tel Aviv, provocando la morte di un uomo di circa 50 anni.

Secondo Al Jazeera, almeno 140 palestinesi, inclusi 39 bambini, sono stati uccisi nella Striscia di Gaza da lunedì, mentre in Cisgiordania le forze israeliane avrebbero ucciso almeno 13 manifestanti palestinesi. Almeno nove persone sono state invece uccise in Israele dai razzi palestinesi, inclusi due bambini e un militare israeliano. Nel frattempo, i palestinesi sono tornati a scendere in piazza oggi in diverse parti della Cisgiordania per protestare contro Israele e i bombardamenti in corso a Gaza. Secondo il giornale online Times of Israel, si tratta dei peggiori disordini degli ultimi anni. L’agenzia palestinese Wafa riferisce che almeno 600 giovani arabi palestinesi sono stati arrestati dalla polizia israeliana da lunedì 10 maggio. Aspri scontri tra polizia, militanti arabi ed ebrei si sono verificati nella notte in diverse località del nord di Israele e a Gerusalemme est. A Jaffa, una casa nel quartiere di Ajami è stata bersagliata da bombe molotov, ferendo due bambini arabi (un ragazzo di dodici anni e una bambina di dieci anni) e spingendo la polizia ad avviare un’indagine. Le telecamere di sorveglianza hanno mostrato due persone incappucciate che camminavano in un vicolo vicino all’abitazione prima dell’attacco.

Secondo quanto riporta il quotidiano Domani, che ha contattato Sami Mshasha, direttore delle Relazioni esterne dell’Unrwa, alcuni bombardamenti hanno preso di mira anche le scuole dell’Onu: «Nell’attuale fase del conflitto quattro delle nostre scuole hanno riportato gravi danneggiamenti, così come i nostri quartieri generali».

A Sheikh Jarrah, il quartiere dove nei giorni scorsi è scoppiata una protesta senza precedenti per i piani israeliani di espellere le famiglie palestinesi e consegnare le case ai coloni che ne rivendicano la proprietà prima del 1948, manifestanti arabi hanno lanciato pietre contro le abitazioni degli ebrei. Il capo dello Shin Bet (il servizio d’intelligence interno israeliano), Nadav Argaman, ha detto ieri, 14 maggio, che non tollererà la violenza etnica «da parte degli arabi nè degli ebrei»

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