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Effetto Palamara, la fiducia degli italiani nella magistratura cola a picco

È questa la fotografia scattata dal Rapporto Italia 2021 dell’Eurispes: il consenso delle toghe cala al 47,7%
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La ripresa dell’Italia passa attraverso la riforma della giustizia, che non può prescindere dalla fiducia dei cittadini nei confronti dei protagonisti della giurisdizione. A partire dai magistrati. Anche lungo queste due tracce si muove il Rapporto Italia 2021 dell’Eurispes. Il consenso che i cittadini ripongono nella magistratura è stato negli ultimi tre anni in buona sostanza stabile. Il calo più preoccupante si è registrato nell’ultimo anno, passando dal 49,3% del 2020 al 47,7% del 2021.

Ad incidere gli scandali che hanno interessato alcuni magistrati coinvolti nelle vicende con protagonista Luca Palamara. Tuttavia, sottolinea lo studio di Eurispes, «sarebbe troppo semplice imputare questo andamento solo agli ultimi recenti fatti. Sicuramente, qualcosa nell’immaginario dei cittadini sta cambiando, la giustizia non è sempre giusta, e accanto alla figura mitizzata del giudice-eroe sta probabilmente prendendo piede l’idea che, comunque, anche la magistratura è fatta da uomini». La fiducia degli italiani verso la giustizia è condizionata altresì dai procedimenti che arrivano a sentenza. Altri dati meritano attenzione e riguardano uno studio Eurispes, con il supporto delle Camere penali, che verrà presentato nelle prossime settimane. È stato esaminato un campione di 13.755 procedimenti pendenti in 32 tribunali dal quale emerge che le assoluzioni sono poco meno del 30%. Il 4% è dei procedimenti va incontro ad assoluzioni ex art. 131 bis del Codice penale (non punibilità per particolare tenuità del fatto). Le condanne incidono per il 43,7% delle sentenze, percentuale nettamente più bassa di quella rilevata nel 2008 (60,6%). Molto più elevata risulta la quota relativa all’estinzione del reato: 26,5%, a fronte del 14,9% del 2008. La prescrizione, motivo di estinzione del reato, incide per il 10% sui procedimenti arrivati a sentenza. Vale a dire poco più del 2% del totale dei processi monitorati.

Solo un quinto dei processi penali (20,5%) arriva a sentenza in primo grado. Nel 78,9% dei casi, il procedimento termina con il rinvio ad altra udienza. La durata media del rinvio si attesta intorno ai cinque mesi per i procedimenti in aula monocratica e quattro mesi per quelli davanti al Tribunale collegiale. Rispetto al 2008 (anno di riferimento di una precedente rilevazione), si è assistito ad un aumento della percentuale dei rinvii ad altra udienza (+9,6%: nel 2008 la quota era del 69,3%). L’incidenza delle sentenze invece è scesa dal 29,5% al 20,5%.Nota dolente della giustizia tempi lunghi. Secondo l’istituto di ricerca, la lentezza dei processi continua ad essere una zavorra, un vero e proprio problema “storico” tutto italiano verso il quale servono interventi mirati. L’impegno della ministra della Giustizia, Marta Cartabia, va in questa direzione. Lo dimostra il super-emendamento sul processo civile, che, tra le varie cose, intende rivitalizzare il processo civile. Grande valore si intende dare alla prima udienza davanti al giudice unico. Qui dovrebbero da subito cristallizzarsi gli elementi chiave della causa per garantire speditezza nel raggiungimento delle sentenze.

Gli analisti dell’Eurispes ritengono non rinviabili gli interventi sul servizio giustizia. Sul fronte civile, la possibilità di ottenere giustizia in tempi ragionevoli è ormai quasi inimmaginabile, ma anche nel penale la «lentezza della nostra macchina giudiziaria è scoraggiante». Già nel 2009 il 62,3% degli italiani individuavano nella durata irragionevole dei processi la principale causa del malfunzionamento della giustizia italiana e di uno sviluppo economico rallentato. Una convinzione che si è rafforzata nel tempo. «Pertanto – rileva Eurispes -, la riforma del sistema giudiziario, in direzione di una maggiore efficienza, rappresenta uno dei punti chiave sui quali il nostro Paese è chiamato ad attivarsi dall’Ue anche nella messa a punto del Recovery Plan». Gli interventi in favore dell’innovazione organizzativa della giustizia hanno come dote finanziaria circa 2 miliardi di euro.

Il primo obiettivo è la riduzione della durata dei processi, partendo dall’innovazione dei modelli organizzativi e puntando sull’implementazione delle tecnologie e della digitalizzazione. «Se l’Italia risente del poco invidiabile primato per produzione abnorme di leggi e leggine – sostengono i ricercatori Eurispes – ed è evidente la carenza di personale di sostegno al lavoro dei Giudici, la durata del processo, la sua organizzazione e gestione, i suoi percorsi e procedure sono nodi centrali per comprendere l’origine dei problemi legati alla giustizia». Il ragionamento è analogo nel penale. «La ragionevole durata del processo come diritto dell’imputato – evidenzia l’istituto di ricerca -, ma anche delle vittime, rappresenta un principio costituzionale, purtroppo, costantemente violato nel nostro Paese»

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