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Green pass per viaggiare, il Garante privacy: «Criticità e carenze nella norma, servono garanzie adeguate»

I rilievi del Garante per la privacy, Pasquale Stanzione, in audizione davanti alle Commissioni riunite Affari Costituzionali, Giustizia e Affari sociali della Camera sui "green pass" previsti dal dl Riaperture: circoscrivere l'uso del pass e inserire solo informazioni necessarie
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È «opportuno» introdurre una precisazione che «escluda l’utilizzo dei pass per finalità diverse da quelle espressamente previste dal decreto-legge, auspicabilmente circoscrivendo maggiormente ex-ante l’ambito rimesso alle determinazioni delle linee-guida». Lo ha detto il presidente dell’Autorità Garante per la privacy, Pasquale Stanzione, parlando dei “green pass” previsti dal dl Riaperture in audizione davanti alle Commissioni riunite Affari Costituzionali, Giustizia e Affari sociali della Camera. «La norma presenta varie carenze – ha sottolineato il Garante – tra le quali rileva, in primo luogo, l’indeterminatezza delle finalità che legittimano la subordinazione di determinate attività all’ostensione del pass».

Secondo Stanzione infatti, allo stato, residua «un margine di indeterminatezza nella previsione normativa, suscettibile di estendere in misura non irrilevante il perimetro del trattamento». A tal proposito, il Garante ricorda il provvedimento di avvertimento del 23 aprile scorso, con il quale, ha rilevato, «si è inteso sottolineare come lo svolgimento di quest’ultimo, nei termini previsti dal decreto-legge non previamente sottoposto all’Autorità, possa integrare gli estremi di alcune violazioni della disciplina di protezione dati». «Le sole informazioni necessarie appaiono essere i dati identificativi, il numero univoco della certificazione e il suo termine di validità». Mentre «appaiono eccedenti – ha chiarito – non solo l’indicazione del numero di dosi di vaccino somministrate al soggetto, ma anche la previsione di modelli di certificazioni verdi diversi a seconda della condizione (vaccinazione, guarigione, test negativo) in virtù della quale esse sono rilasciate».

«Ai fini della legittimità del trattamento è indispensabile, anzitutto, che la relativa previsione normativa ne circoscriva, in maniera sufficientemente determinata, l’estensione dal punto di vista soggettivo e oggettivo, introducendo garanzie adeguate all’impatto del trattamento sui diritti e le libertà dei cittadini e alla natura dei dati trattati», ha ribadito Stanzione, secondo il quale «va considerato che quello funzionale al sistema delle certificazioni verdi è un trattamento effettuato sistematicamente, su larga scala, rispetto a dati anche sanitari in quanto suscettibili di inferenza, sia pur indiretta, sulla base dei dati contenuti nell’attestazione». Da un lato, ha osservato il Garante, «il dato relativo alla guarigione presente nel relativo modello di pass rivela la condizione patologica, pur pregressa, dell’interessato», dall’altro, «anche da un dato sull’avvenuta vaccinazione potrebbe evincersi, pur indirettamente, la sussistenza di patologie nel caso di soggetti i quali non rientrino, al momento di rilascio del pass, nella fascia di età dei soggetti eleggibili per la somministrazione del vaccino».

Con i «perfezionamenti» indicati dal Garante, quindi, la «disciplina delle certificazioni verdi nazionali può realizzare un congruo bilanciamento tra privacy, esigenze sanitarie, libertà di circolazione e di iniziativa economica», ha precisato Stanzione. «Si può, in tal senso, delineare un valido strumento (ancorché in via transitoria rispetto alla disciplina europea), al fine di consentire delle riaperture in sicurezza e, con esse, un’almeno parziale ripresa economica». Ai fini della «migliore efficacia» e della «piena legittimità» di tale strumento, ha spiegato ancora il Garante in audizione, «è indispensabile che esso contempli le garanzie essenziali ad assicurare, anche in questo caso, quella sinergia tra diritti individuali ed istanze collettive sulla quale si è fondata sinora l’azione di contrasto della pandemia». «Ai fini della legittimità del trattamento – ha aggiunto ancora il Garante – è necessaria l’individuazione dei titolari, con particolare riferimento alle attività di emissione e controllo delle certificazioni verdi e delle operazioni svolte sulla “Piattaforma Nazionale DGC”, che rappresenterebbe il sistema informativo nazionale per il rilascio e la verifica e l’accettazione di certificazioniCovid-19 interoperabili a livello nazionale ed europeo».

 

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