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Ddl penale, parte “la stretta garantista”: «Trojan solo per reati gravi e sanzioni in caso di fughe di notizie»

enrico costa
Il deputato di Azione Enrico Costa presenta il pacchetto di emendamenti al ddl penale: «Cancellare lo stop alla prescrizione di Bonafede, prescrizione del processo, oblio per gli assolti, dibattimento trasferito in un’altra sede se il processo mediatico compromette l’imparzialità dei giudici, estensione del segreto istruttorio, interrogatorio prima della custodia cautelare, via i tempi morti dalle indagini»
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«Cancellare lo stop alla prescrizione di Bonafede, prescrizione del processo, oblio per gli assolti, dibattimento trasferito in un’altra sede se il processo mediatico compromette l’imparzialità dei giudici, estensione del segreto istruttorio, interrogatorio prima della custodia cautelare, via i tempi morti dalle indagini, no intercettazioni tra giornalisti e fonti, trojan solo per reati gravi. Sono alcuni dei punti qualificanti del pacchetto di emendamenti che Azione ha depositato al ddl sul processo penale. Si tratta di proposte che traducono in norma il nostro obiettivo di garantire un giusto processo. Il nostro lavoro è a disposizione del governo e della Commissione ministeriale». A spiegarlo è Enrico Costa, deputato e responsabile Giustizia del partito di Carlo Calenda.

«Sull’oblio per gli assolti – prosegue – i nostri emendamenti prevedono la cancellazione dal web dei dati personali della persona che è assolta o prosciolta. Prevediamo, inoltre, l’istituzione dell’autorità Garante per la tutela della presunzione di innocenza. Con gli emendamenti chiediamo quindi di vietare la pubblicazione delle ordinanze di custodia cautelare, nonché garantire il più stretto segreto istruttorio fino alla conclusione delle indagini preliminari».  «A tal proposito, prevediamo – dice ancora – una sanzione per i giornalisti che pubblicano arbitrariamente atti relativi a un processo in corso, con una pena pecuniaria che va da un minimo di 50mila ad un massimo di150mila euro. È fondamentale che non vengano rilasciate copie di atti relativi ad indagini, salvo che non ci sia un interesse diretto nel procedimento penale, e che eventuali fughe di notizie siano giudicate da una procura diversa rispetto a quella dove la fuga stessa si sarebbe verificata». «Uno degli scopi dei nostri emendamenti è quello di prevedere l’estinzione del processo se la durata del primo grado supera i 3 anni, se quella del giudizio di appello è superiore a 2 anni e se quella del giudizio in Cassazione è superiore a un anno. Questi termini possono essere aumentati di un quarto nel solo caso in cui reso necessario da un numero più elevato degli imputati o se dettato dalla complessità degli accertamenti», prosegue.

«Chiediamo – spiega ancora Costa – che fino alla approvazione di una disciplina organica in materia di installazione e utilizzo dei trojan, questo mezzo di ricerca della prova sia utilizzabile solo per reati gravi e gravissimi. Si prevede una pena da 6 mesi a 4 anni per chiunque richieda, autorizzi o non interrompa le intercettazioni di conversazioni o comunicazioni telefoniche, ambientali o a mezzo di trojan nei confronti di soggetti per i quali la legge non le consenta». «Rafforziamo i divieti di intercettazione tra difensore e assistito e introduciamo il divieto di intercettazione delle conversazioni tra i giornalisti e le loro fonti. Salvo che per i reati di più grave allarme sociale e salvo che sussista il pericolo di fuga – continua Costa -prevediamo nei nostri emendamenti che l’interrogatorio preceda la custodia cautelare. In molti casi, con l’interrogatorio c’è il chiarimento della vicenda ed il ritorno in libertà: proponiamo quindi di sentire la persona prima che entri in carcere preventivo. E ancora: archiviare i procedimenti che non consentano di ritenere altamente probabile l’accoglimento della prospettazione accusatoria nel giudizio. Introduciamo, di conseguenza, la valutazione di professionalità di Pm e Gip sulla base della percentuale di assoluzioni nei procedimenti. Non si possono mandare a processo “allegramente” le persone. Oggi abbiamo 120.000 assolti l’anno in primo grado».

«Infine, abbiamo calcolato che nel 2020 ci sono state solo 65 avocazioni da parte delle procure generali a fronte di 34.375 reati prescritti durante le indagini preliminari. Quindi le indagini sono troppo lente e troppo lunghe. Proponiamo, quindi, l’estinzione dell’azione penale in tutti i casi in cui siano esauriti i tempi doppi di durata massima delle indagini preliminari (da sei mesi per i piccoli reati a due anni per i più gravi), con tutte le possibili proroghe, e la soppressione dello stop alla prescrizione dopo il primo grado di giudizio, vigente dal 1 gennaio 2020», conclude l’esponente di Azione.

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