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Inclusione e coesione: ecco gli obiettivi del Recovery Plan per il carcere

Nel Pnrr, oltre all’edilizia penitenziaria, previsti fondi per infrastrutture sociali e terzo settore per la inclusione e la riabilitazione dei detenuti
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Non solo edilizia carceraria, ma inclusione e coesione. Novità sul fronte carcere, rispetto al programma del governo precedente, per quanto riguarda i fondi del piano Recovery Plan approvato dal governo Draghi che salgono a 222 miliardi. Lo si evince dalla proposta per finanziamento a valere su programmazione complementare al Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Nello specifico dobbiamo andare al punto 23, il capitolo dedicato alla “costruzione e miglioramento padiglioni e spazi strutture penitenziarie per adulti e minori”. Si parla di investimenti complementari alla strategia della missione 5, quella dell’inclusione e coesione: nello specifico parliamo della componente 2 relative alle infrastrutture sociali, famiglie, comunità e terzo settore.Non è di poco conto questo investimento. Collegare il discorso penitenziario con la missione 5 è significativo. Quest’ultima ha un ruolo chiave nel perseguimento degli obiettivi, trasversali a tutto il Piano, di sostegno all’empowerment femminile e al contrasto alle discriminazioni di genere, di incremento delle competenze e delle prospettive occupazionali dei giovani, di riequilibrio territoriale e di sviluppo del Mezzogiorno e delle aree interne. Le risorse stanziate ammontano a 27,6 miliardi, divise in tre componenti: politiche per il lavoro (12,6 miliardi), infrastrutture sociali, famiglie e terzo settore (10,8 miliardi), interventi speciali di coesione territoriale (4,2 miliardi).

Riabilitazione dei detenuti e misure alternative

Ed è quello delle infrastrutture sociali e Terzo Settore che servono per la riabilitazione dei detenuti, ma soprattutto per dare loro la possibilità di accedere alle misure alternative. Sì, perché se ad esempio non si investe nelle misure di comunità, il sovraffollamento è destinato a rimanere, così come la recidiva si conferma il male assoluto del sistema penitenziario: se una persona che esce dal carcere ritorna a delinquere a causa della mancanza di dimora o mancato sostegno lavorativo, è un fallimento dell’intera società.Non a caso, sul versante “infrastrutture sociali, famiglie, comunità e terzo settore”, gli obiettivi generali sono quello di rafforzare il ruolo dei servizi sociali locali come strumento di resilienza mirando alla definizione di modelli personalizzati per la cura delle famiglie, dei minori e degli adolescenti; di migliorare il sistema di protezione e le azioni di inclusione a favore di persone in condizioni di estrema emarginazione (es. persone senza dimora) e di deprivazione abitativa attraverso una più ampia offerta di strutture e servizi anche temporanei; di Integrare politiche e investimenti nazionali per garantire un approccio multiplo che riguardi sia la disponibilità di case pubbliche e private più accessibili, sia la rigenerazione urbana e territoriale.Vale la pena ricordare le parole del garante nazionale Mauro Palma durante la presentazione del rapporto di Antigone. Riferendosi alle misure alternative ha detto chiaro e tondo che, quando si propone di ampliarle, bisogna soprattutto elencare soldi e strutture, «altrimenti è meglio tacere, perché ci vuole un discorso – ha chiosato il Garante – di materialità e risorse». Forse, con il nuovo piano, almeno sul fronte investimenti per l’esecuzione penale, la ministra Marta Cartabia propone una discontinuità con il governo passato. Non solo edilizia, ma investimenti sulla riabilitazione del detenuto.

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