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Macron cancella la dottrina Mitterand: arrestati sette ex brigatisti italiani

Maxi operazione a Parigi. La svolta nel vertice tra i ministri Cartabia e Dupond-Moretti, entro 48 ore dovranno comparire davanti un tribunale
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Il funerale della “dottrina Mitterrand” si è consumato ufficialmente questa mattina a Parigi con l’arresto dei sette italiani un tempo membri di gruppi armati della sinistra extraparlamentare. Vivevano in Francia da oltre quarant’anni, e beneficiavano della protezione che gli concesse il presidente socialista, una specie di asilo politico per sottrarli alle leggi d’emergenza che all’epoca imperversavano nel nostro paese. Si tratta di Marina Petrella, Giorgio Pietrostefani, Narciso Manenti, Roberta Capelli, Enzo Calvitti, Giovanni Alimonti e Sergio Tornaghi.

Mancano all’appello Maurizio Di Marzio, Luigi Bergamin e Raffaele Ventura, attualmente irreperibili. Inizialmente le autorità italiane avevano presentato una pletorica lista di circa duecento nomi, poi sfrondati dalle autorità giudiziarie d’oltralpe: «Un importante lavoro bilaterale ci a portato a individuare i casi più gravi, dieci persone che si sono macchiate di fatti di sangue» spiega una nota dell’Eliseo. Per alcuni di loro (Di Marzio e Bergamin) il mese prossimo sarebbe scattata la prescrizione e sarebbero diventati uomini liberi a tutti gli effetti, una circostanza che ha spinto Roma e Parigi a pigiare sull’acceleratore. Si era capito già nell’incontro dello scorso 8 aprile tra i ministri della giustizia Marta Cartabia ed Eric Dupond-Moretti in cui Parigi aveva promesso di muoversi in fretta per consegnare gli esuli alla giustizia italiana. Negli ultimi due anni l’ex ministro 5s Alfonso Buonafede si era speso a fondo per ottenere l’estradizione degli esuli con l’omologa Nicole Belloubet, ma la procedura sembrava si fosse arenata. Da qualche mese invece le cose hanno preso una piega diversa, la pressione dei media italiani e la volontà del governo francese di compiere un gesto capace di ottenere consenso unanime anche tra l’elettorato di destra hanno contribuito a questa svolta improvvisa.

Lo stesso presidente Emmanuel Macron, in una conversazione telefonica con il premier Mario Draghi avvenuta il mese scorso si era impegnato in prima persona per garantire un’azione rapida della giustizia francese per venire a capo di una vicenda che da tempo ormai immemorabile inquina le relazioni bilaterali.. Ora le posizioni dei sette arrestati verranno esaminate singolarmente per valutare la rispettiva gravità dei dossier. Entro 48 ore dovranno poi comparire davanti a un giudice che stabilirà se rimetterli a piede libero, tenerli dietro le sbarre o concedere la libertà vigilata. Il tempo di esaminare le domande di estradizione.Se il mondo politico francese plaude all’iniziativa dei giudici, furiosa è stata la reazione degli avvocati dei sette arrestati. Irène Terrel, storica legale dei fuoriusciti italiani, nella fattispecie di Marina Petrella, si dice «scandalizzata», dalla decisione dei giudici e grida al «tradimento» da parte della Francia che, con gli arresti di eri, «è venuta meno alla parola data». Stessa musica da parte di Jean-Louis Chalanset, difensore di Enzo Calvitti, per il quale lo Stato francese si è rimangiato le sue promesse prendendo un’iniziativa «incomprensibile quarant’anni dopo i fatti».

Sulla vicenda è intervenuto anche Éric Turcon, avvocato di Cesare Battisti che sottolinea come molti rifugiati avevano subito condanne illegali, cioè emesse «da una giustizia che utilizzò le leggi d’emergenza con diversi accusati che non hanno avuto neanche modo di difendersi di persona».Il tacito accordo tra la Francia e i rifugiati degli anni di piombo ha iniziato a sgretolarsi negli anni 2000, con l’esame “caso per caso” delle domande di estradizione provenienti dall’Italia, specialmente per le persone accusate di fatti di sangue. Il caso più celebre, quello di Cesare Battisti che dalla Francia fuggì in Brasile, è stato il primo colpo ricevuto dai sostenitori della dottrina Mitterrand che in quel momento capirono come Parigi non fosse più una terra d’asilo. Ma mai fino ad ora la magistratura transalpina aveva compiuto operazioni di questa ampiezza.

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