Il Dubbio di oggi

Il Dubbio del lunedì

Caso Grillo, è scandalo per “l’indagine conoscitiva”. Ma lo prevede la legge…

Ennesima tegola mediatica dopo la notizia che il fondatore del M5S avrebbe chiesto un'indagine conoscitiva sulla ragazza che ha denunciato suo figlio per stupro. Una possibilità prevista dal codice, secondo cui il difensore ha il diritto di investigare per conto del proprio assistito
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

Una nuova polemica è scoppiata ieri in merito al caso Grillo: secondo quanto riportato da Repubblica, il fondatore del Movimento Cinque Stelle avrebbe chiesto di approfondire il comportamento di Silvia, la 19enne studentessa italo-svedese che ha denunciato di essere stata violentata nella villa del comico a Porto Cervo, in Sardegna, la notte del 17 luglio 2019, dal figlio e da altri tre suoi amici.

Ennesima tegola mediatica dunque dopo il video sfogo di Grillo padre e dopo che era trapelata la notizia che i legali avrebbero voluto mostrare il famoso filmato in cui avviene l’atto sessuale. Un circo mediatico che sembra non volersi arrestare soprattutto alla luce di quanto appunto emerso ieri: infatti, scrivono i colleghi, Grillo avrebbe ingaggiato un noto ed ascoltato medico-legale di Genova, Marco Salvi, che in passato si è occupato anche del serial killer Donato Bilancia e dell’omicidio di Carlo Giuliani durante il G8. A Salvi, attraverso i filmati e le foto, il compito di definire quanto S.J. fosse ubriaca o invece capace di intendere e di volere. Su questo punto si giocherà l’eventuale processo. Ma, sempre stando ad ulteriori indiscrezioni, il Guru dei pentastellati avrebbe chiesto indagini conoscitive sulla ragazza: personalità, frequentazioni, studi. Insomma una indagine sulla vita privata.  Abbiamo provato a contattare via email il dottor Salvi per chiedere qualche delucidazione ma al momento nessuna risposta.

«La notizia –  scrive Repubblica –  per come si sta sviluppando, anche mediaticamente, la vicenda del presunto stupro subito dalla ragazza  rischia di avere l’effetto di un secchio di benzina su un fuoco già acceso». Mentre Libero titola: «Beppe Grillo, mossa estrema per salvare il figlio Ciro». Dunque l’ultima tappa in ordine di tempo della presunta strategia di Grillo sarebbe vista con sospetto da certa stampa. Invece non c’è alcuno scandalo: la legge n. 397 del 2000 ha inserito un nuovo titolo nel libro V del codice di procedura penale dedicato interamente alla disciplina delle indagini che il difensore ha il diritto di svolgere in favore del proprio assistito, reperendo documentazione e prove atte a  contraddire e sconfessare la tesi accusatoria. In particolare l’articolo 391 bis del Codice di procedura penale prevede, tra l’altro, che « il difensore, il sostituto, gli investigatori privati autorizzati o i consulenti tecnici possono conferire con le persone in grado di riferire circostanze utili ai fini dell’attività investigativa».

Come ci spiega meglio l’avvocato Giuseppe Belcastro, co-responsabile dell’Osservatorio Informazione Giudiziaria dell’Unione delle Camere Penali, «il difensore ha la possibilità di effettuare investigazioni direttamente o attraverso consulenti tecnici, come previsto dal Codice. Tutti noi ne facciamo quando ad esempio abbiamo bisogno di fare attività sui luoghi o semplicemente acquisire dichiarazioni informali da possibili testimoni. L’oggetto delle investigazioni deve avere attinenza con i fatti relativi all’indagine o al processo». L’avvocato tende a precisare che «finché ci si muove in questo ambito, in questo hortus conclusus dei limiti codicistici e deontologi, va tutto bene. Tuttavia la spettacolarizzazione del caso di cui stiamo discutendo, soprattutto perché relativa ad un presunto stupro di gruppo, rischia di tingere con colori che non sono propri del processo penale una prassi che sarebbe normale nel corso di una attività difensiva».

L’avvocato Belcastro, precisando ovviamente di non conoscere i dettagli del caso, aggiunge: «Porre sotto i riflettori mediatici una vicenda così delicata rischia di compromettere l’accertamento processuale dei fatti». Facciamo presente all’avvocato che qui forse è in gioco da parte della difesa di Grillo un lavoro difensivo per stabilire l’attendibilità della presunta vittima: «se la questione è inerente alla credibilità di una fonte dichiarativa, certamente questa verifica rientra nei compiti del difensore, cosa che non c’entra nulla con il rispolverare un armamentario vecchio ed obsoleto per demonizzare la presunta vittima».

Ultime News

Articoli Correlati