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Articolo 101: «Non abbiamo chiesto noi una commissione, ma necessario indagare sul correntismo»

Il J'accuse della corrente ribelle delle toghe: «Solo chi versa in spudorata malafede può assimilare un’inchiesta sulla degenerazione correntizia alla volontà di rifare i processi e riscrivere le sentenze»
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«La lista ArticoloCentouno non ha nulla a che fare con nessuna proposta di commissione d’inchiesta. E vero invece che, nell’ambito di considerazioni di portata molto più vasta, una commissione di inchiesta sulla materia del correntismo e sulla degenerazione correntocratica dell’autogoverno della magistratura è stata considerata auspicabile nella lettera aperta al Presidente della Repubblica che qualche mese fa è stata sottoscritta da oltre cento magistrati». E quanto precisa una nota a firma dei quattro componenti eletti nella lista Articolo Centouno al comitato direttivo centrale dell’Associazione nazionale magistrati, Maria Angioni, Giuliano Castiglia, Ida Moretti e Andrea Reale, replicando a quanto sottolineato in un documento di Area democratica per la giustizia che «mistifica slealmente la realtà».
«Istituire commissioni di inchiesta su materie di interesse pubblico è una prerogativa costituzionale del Parlamento» ricorda la nota, ed «è evidente» che «una commissione d’inchiesta giammai potrà servire a rifare in altra sede processi o a ribaltare sentenze definitive».
«Solo chi versa in spudorata malafede può assimilare un’inchiesta sulla degenerazione correntizia alla volontà di rifare i processi e riscrivere le sentenze – denuncia Articolo Centouno- Rifuggiamo il collateralismo politico nei fatti e respingiamo il ricatto morale secondo cui non si devono denunciare e affrontare i gravissimi problemi che affliggono l’autogoverno perché vi è il rischio che tali denunce possano essere strumentalizzate».
«La degenerazione correntocratica ha raggiunto livelli gravissimi e rende detto ricatto, sempre deleterio, ancor più intollerabile. E semplicemente risibile, poi – incalzano i componenti di Articolo Centouno- che l’accusa di collateralismo politico provenga da chi, all’interno della magistratura, ha storicamente rappresentato l’alter ego di partiti politici e, definendosi espressamente “soggetto politico” e così tradendo platealmente il dovere di indipendenza esterna e di imparzialità della giurisdizione, ha sempre sostenuto, in palese contrasto con la Costituzione, il ruolo “politico” del Consiglio superiore della magistratura».
«Comprendiamo che recenti eventi che hanno visto negativamente coinvolta AreaDG, come la sconfitta elettorale nelle ultime elezioni suppletive del Csm e la pubblica emersione di condotte censurabili nei confronti dei componenti del Comitato direttivo centrale compiute dal presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia (appartenente ad AreaDG), possano aver generato un certo nervosismo e la scomposta aggressività che contrassegna gli ultimi interventi di quel gruppo e dei suoi appartenenti. L’invito, a tutti – conclude il gruppo di Articolo Centouno – è a recuperare un minimo di controllo della realtà, constatando che se le istituzioni giudiziarie sono giunte al minimo storico della loro credibilità non è certo per colpa delle dita di quattro componenti del Cdc che indicano la luna; l’invito a tutti è a rimboccarsi le maniche e a decidere, finalmente, che è il momento di intraprendere la strada che possa effettivamente porre rimedio a quei mali che ormai non possono più essere nascosti sotto i tappeti dell’ipocrisia».

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