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Le toghe contro la commissione d’inchiesta: «A rischio la nostra indipendenza»

Anm e Area contro l'iniziativa assunta a Montecitorio di una commissione parlamentare d’inchiesta sull'uso politico della giustizia
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«In nome di una farlocca ricostruzione dei rapporti con la politica, alimentata da quanti da troppo tempo insidiano l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, si vuole una inchiesta parlamentare che dovrebbe sostanzialmente mettere sotto accusa i magistrati che si sono impegnati in difficili processi, processi che li hanno costretti a ingiuste e pesanti sovraesposizioni personali, che infine si sono conclusi con accertamenti irrevocabili nel rispetto delle regole e dei diritti». A dirlo è il presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia, aprendo la riunione del comitato direttivo centrale del sindacato delle toghe.

«C’è chi tra noi plaude a questa iniziativa, che mostra di non comprendere la palese strumentalizzazione del momento di oggettiva difficoltà in cui versa la magistratura da parte di chi pensa che possa realizzarsi l’obiettivo storico di ridimensionarne il ruolo e lo statuto costituzionale di garanzie», avverte Santalucia ricordando che «una parte delle forze politiche presenti in Parlamento vuole istituire una commissione di inchiesta sulla magistratura, e opinion leader di peso indiscusso ne legittimano l’opera e le finalità». Secondo il presidente del sindacato delle toghe, «si pretende di ridiscutere i fatti accertati da sentenze passate in giudicato nutrendo l’opinione pubblica del malizioso sospetto, ad arte enfatizzato, che la magistratura in tutti questi anni sia stata al servizio di una parte politica per avversarne, con metodi eversivi, un’altra». «Io scorgo in queste posizioni associative una forma, consapevole o meno non importa, di pericoloso collateralismo con la politica», conclude Santalucia.

«L’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sull’uso politico della giustizia confligge con l’autonomia e l’indipendenza della magistratura (voluti dal legislatore costituente a beneficio non dei magistrati ma della collettività), soprattutto se volta a riscrivere o, peggio, a piegare la verità storica di venti anni di attività giudiziaria alle mistificazioni di un instant book», scrive in un documento il Coordinamento di Area democratica per la Giustizia, il gruppo delle toghe progressiste, secondo le quali «si tratta di un’operazione di pura strategia mediatica che vorrebbe accreditare, con affermazioni apodittiche e indimostrate, che nei processi riguardanti leader nazionali e partiti del centro destra, l’azione giudiziaria sia stata condizionata dal presidente delle Repubblica Giorgio Napolitano e, addirittura, orientata verso la persecuzione di parti politiche avverse, paralizzando, così, qualsiasi iniziativa ai danni dei partiti di sinistra».

I magistrati di Area, dunque, si dicono «fermamente convinti» che «una simile ricostruzione non abbia alcuna credibilità pubblica, nè possa fondare la ragion d’essere di un organo istituzionale come una commissione d’inchiesta che voglia essere autorevole e consapevole della storia. Ovvie – aggiungono – sono le finalità di tale iniziativa: riscrivere l’esito di vicende giudiziarie suggellate da sentenze definitive, utilizzando qualsiasi argomento, ancorché lontano dalla verità storica e giudiziaria, per mettere in discussione l’indipendenza di pensiero di quei tanti magistrati se ne sono occupati, mai omologabili in quelle tesi precostituite che la manipolazione mediatica vorrebbero accreditare».

In tale quadro, proseguono le toghe progressiste, «è inaccettabile che tale iniziativa sia apertamente sostenuta da rappresentanti della lista 101 che siedono nel cdc dell’Anm, e che questo gruppo, aderendo apertamente, a simili mistificazioni, tradisca il ruolo nel quale ha sempre affermato di riconoscersi, ossia di contribuire alla tutela dell’autonomia ed indipendenza della magistratura. Tale contraddittoria scelta dimostra, semmai – conclude il documento di Area – un inaccettabile collateralismo con le forze politiche che sostengono un simile progetto di mistificazione della storia giudiziaria del Paese e che AreaDg respinge con determinazione».

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