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«Si dica addio alla prescrizione di Bonafede», Costa torna a brandire gli emendamenti-siluro

enrico costa
A tre giorni dal termine per presentare modifiche al ddl penale, il responsabile Giustizia di Azione avverte gli alleati di governo che sulla norma cara ai 5 stelle non accetterà «soluzioni pasticciate». Invece Leu interviene con proposte che non eliminano l’ipotesi del processo eterno per i condannati in primo grado. Sta per riaccendersi il solito incendio
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Ci risiamo. «Basta passi indietro sull’addio alla prescrizione di Bonafede», dice Enrico Costa. Lo fa il giorno in cui si infittiscono le voci su una “linea moderata” di altre forze governative, come Leu, rispetto alla norma cara ai 5 stelle.

Il responsabile Giustizia di Azione ed ex viceministro a via Arenula annuncia di voler presentare propri emendamenti entro venerdì. Alle 17 di quel giorno scade, in commissione Giustizia alla Camera, il termine per depositare proposte di modifica alla riforma del processo penale. È il momento della verità. Come riportato da Domani, uno dei protagonisti del confronto, Federico Conte di Leu, ha pronto un nuovo schema che prevede la decadenza dell’azione penale, la cosiddetta prescrizione di fase, solo in quei giudizi d’appello successivi a un’assoluzione in primo grado.

Qualora invece in primo grado ci sia una condanna, il parlamentare di Leu, avvocato penalista come Costa, lascerebbe in sostanza inalterato lo schema del lodo Conte bis, che prende il suo nome: in quel caso la prescrizione resterebbe abolita come previsto dalla famigerata norma Bonafede. La sola mitigazione consisterebbe in 45 giorni di sconto, sulla pena eventualmente inflitta, per ogni 6 mesi di sforamento rispetto alla durata massima prevista (ma solo in via “ordinatoria”) nel ddl penale per il secondo grado, che è di due anni. Ipotesi sulla quale, va ricordato, lo stesso ex guardasigilli del M5S si era detto disponibile a discutere.

Il timore di Costa è che almeno in prima battuta il Pd converga sulla “attenuazione minima” già delineata da Conte. «Appena si è insediato il governo Draghi», riepiloga il responsabile Giustizia di Azione, «abbiamo responsabilmente ritirato gli emendamenti sulla prescrizione al decreto Milleproroghe. Abbiamo anche digerito la scelta di mantenere il ddl Bonafede di riforma del processo penale come testo base sul quale presentare gli emendamenti. Stiamo prendendo atto, pur senza condividerlo, del fatto che il governo non ha intenzione di sgombrare il campo dallo stop alla prescrizione prima dell’esame del ddl penale. Tre passi indietro che», avverte Costa, «si giustificano solo se all’orizzonte se ne intravede uno avanti significativo, decisivo, chiaro e non pasticciato. Esattamente come gli emendamenti che depositeremo venerdì. Ora la maggioranza è a un bivio», conclude il deputato.

A dire il vero, che le modifiche alla norma Bonafede sarebbero arrivate solo all’interno della riforma penale era diventato pacifico già quando, pochi giorni dopo il giuramento da ministra, Marta Cartabia aveva promosso l’ordine del giorno sulla ragionevole durata del processo. Così sarà, dunque. Nel giuro di poche ore, dagli emendamenti si comprenderà meglio l’orizzonte entro cui intende muoversi ciascun partito, compreso il Pd. Dopodiché anche passato venerdì, avranno tempo per proporre ulteriori modifiche sia la guardasigilli sia i relatori della riforma. Uno dei quali è Franco Vazio, vicepresidente dem della commissione Giustizia. La partita insomma è ancora tutta da giocare.

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