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«Garantismo e tempi brevi. Così cambieremo il processo penale»

Intervista ad Anna Rossomando, vicepresidente del Senato e responsabile Giustizia e Diritti del Pd. Che sull’invito della Consulta a modificare la legge sull’ergastolo ostativo afferma: «I principi costituzionali non possono essere elusi»
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Un intervento di sistema, in un’ottica totalmente garantista, partendo da un presupposto fondamentale: riduzione dei tempi. E su questo punterà il Pd con gli emendamenti al ddl sul processo penale, per la cui presentazione la scadenza in Commissione Giustizia è fissata a venerdì. «Un Paese che ha tempi indefiniti nel processo penale è illiberale e incivile», spiega al Dubbio Anna Rossomando, vicepresidente del Senato e responsabile Giustizia e Diritti del Pd. Che sull’invito della Consulta a modificare la legge sull’ergastolo ostativo afferma: «I principi costituzionali non possono essere elusi».

Venerdì scadono i termini per la presentazione degli emendamenti sul ddl penale. Il Pd come interverrà sul tema della prescrizione?

Per noi la priorità è ridurre in modo significativo gli attuali tempi del processo. La ragionevole durata, per noi, è un caposaldo del garantismo. Su questo tema avevamo lavorato già nella scorsa legislatura, ora abbiamo una novità: con il Recovery Plan c’è una maggiore disponibilità di risorse che hanno a che vedere con il completamento della digitalizzazione, della modernizzazione dei sistemi, un miglioramento dell’organizzazione e un investimento in risorse umane. Questo non attiene alla procedura, ma è importante sapere che ora, a differenza del passato, non sarà una riforma a costo zero. In questo quadro, vanno valorizzati la giurisdizione e il processo, luogo dove si attua il “difendersi provando”. Questo è il contesto in cui affrontare il tema della prescrizione. L’obiettivo di una cultura garantista non può che essere la ragionevole durata del processo, sia per gli imputati sia per le vittime dei reati. Se siamo d’accordo su questo, allora possiamo affrontare il discorso. Il Pd non ha mai condiviso una prescrizione all’infinito. Ed è sbagliato pensare di affrontare la questione dei tempi del processo con la prescrizione. Se si usa questo tema per piantare bandierine e segnare aperture di ostilità sicuramente non si sta lavorando per le garanzie del cittadino e soprattutto non si troveranno soluzioni.

Però questo tema è divisivo. Il M5S è molto rigido nel difendere la norma Bonafede, così come lo sono Azione, Italia Viva, Forza Italia e Lega nell’osteggiarla. Il Pd proporrà una prescrizione per fasi?

Quello della prescrizione per fasi processuali è un percorso sul quale si può lavorare. Voglio pensare che non ci sia l’interesse né al processo mai, né al processo infinito. Se partiamo tutti da una cultura garantista vera, a tutto tondo, un punto di equilibrio si potrà trovare. Il nostro obiettivo non è piantare bandierine e non è nemmeno il compito del Parlamento, che è luogo della dialettica, non il luogo in cui celebrare conflitti.

A proposito di garantismo, la Consulta ha tirato in ballo il Parlamento in merito all’ergastolo ostativo, definendolo incostituzionale. Questo è un altro tema divisivo. Ci sarà un emendamento anche su questo punto?

Non è un caso che la Consulta abbia dato un anno di tempo al Parlamento. Ci sono dei principi costituzionali che non possono essere elusi e c’è un’esigenza forte di tutela della legalità in un contesto di presenza di criminalità organizzata che trae la sua forza dal mantenimento dei legami sul territorio. Non sono soluzioni che si possono trovare in una settimana. Abbiamo un anno di tempo, anche qui ci sono strumenti tali per prendere decisioni e fare prospettazioni per scrivere una norma che tenga fermo il principio di legalità e i principi della Costituzione. Ho letto anche dichiarazioni molto oltranziste, ma questo è un Paese che ha vissuto momenti drammatici – penso al terrorismo degli anni ‘70 – rimanendo sempre ancorato allo Stato di diritto. Lo abbiamo fatto con i morti per strada, figuriamoci se non riusciamo a farlo adesso.

Anche sull’eutanasia la Consulta aveva dato un anno di tempo, ma il Parlamento ha esitato.

L’evoluzione della scienza e i cambiamenti profondi che ha generato nel nostro vivere quotidiano ci hanno obbligati ad una riflessione su temi che erano inediti anni fa. Ci vuole la pazienza del confronto e dell’approfondimento. Quando è stata fatta la legge sul fine vita ricordo che sembrava difficilissimo trovare una soluzione, ma alla fine ci siamo riusciti. Ogni fase ha le sue difficoltà, ma la pronuncia della Corte impone al legislatore di intervenire.

Il vento della Giustizia è cambiato?

Siamo in una fase politica diversa. Sicuramente questa ministra, per autorevolezza, è una garanzia per tutti. Ciò, insieme alla sua competenza, può aiutare molto a sottrarre la Giustizia dal terreno dello scontro politico strumentale. Questo è il vento nuovo. Non perché il precedente ministro non lo facesse, ma c’è un governo di natura differente. Questo non vuol dire non confrontarsi: la politica, sulla Giustizia, non è mai neutra. Noi la intendiamo come qualcosa al servizio dei cittadini e non dobbiamo mai dimenticare che c’è un giudice che pronuncia una sentenza nel nome del popolo italiano. Quando parliamo di garanzie dobbiamo ricordare che parliamo di qualcosa a tutto campo e che l’ombrello della legalità è ampio: la difesa della legalità comprende anche la difesa della legalità nel processo e del processo. Questo è il garantismo.

Tornando al ddl penale, verranno valorizzati i riti alternativi?

La nostra impostazione è agevolare risposte diverse a domande diverse. La strada della valorizzazione dei riti alternativi, di conciliazione e di giustizia riparativa per noi è quella giusta. Voglio ricordare che la messa alla prova si sta dimostrando un istituto che funziona molto bene, sia in termini deflattivi sia perché consente di percorrere strade nuove. Piano piano gli enti pubblici si sono allineati e ciò ha generato un percorso di restituzione nei confronti della società. L’alternativa al carcere non significa impunità, ma l’opposto e anzi sta funzionando bene.

Per quanto riguarda il civile, invece, si punterà sull’organizzazione più che sulla procedura?

Siamo in una fase parallela a quella del penale. Il Pd è d’accordo con l’impostazione illustrata dalla ministra quando ha esposto il suo programma, che prevede, in sintesi, interventi molto mirati sulla procedura, anche perché gli effetti si vedrebbero dopo tempo. La nostra linea è quella di investire in organizzazione, digitalizzazione e intelligenza artificiale non predittiva, personale amministrativo e giudiziario e poi valorizzare l’ufficio del processo, dando più spazio in termini di competenze e di persone che ne fanno parte. E servirà soprattutto per investire sui giovani, sui quali il Pd punta molto.

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