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Vaccini, proprietà privata o bene comune?

Coronavirus, allo studio un vaccino contro la pandemia
Sui brevetti è in corso un braccio di ferro tra le potenze mondiali. C'è che chi sostiene che liberalizzarli potrebbe danneggiare la ricerca e chi ne fa una questione di diritti umani
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Per uscire prima dalla pandemia bisogna “trasferire” la tecnologia e la produzione dei vaccini? In altre parole, è possibile imporre alle aziende titolari dei brevetti di rinunciarvi?

L’argomento è quanto mai delicato, anche perché molte delle aziende che lavorano sui vaccini Covid-19 hanno ricevuto denaro dai governi per farlo. La cifra è stimata in più di 100 miliardi di dollari per lo sviluppo di vaccini senza alcun rischio finanziario annesso.L’Organizzazione mondiale della sanità sta studiando il caso. Una risoluzione dovrebbe essere discussa all’Assemblea mondiale a maggio.I governi dell’Unione europea e il Giappone stanno già insistendo per l’inserimento di una clausola sulla volontarietà di qualsiasi trasferimento di tecnologia.

Gli Stati Uniti sono irremovibili nel rifiutare l’idea di rinunciare ai brevetti. Le pressioni dell’industria farmaceutica sono fortissime. «È stata una sfida tremendamente scoraggiante, e finora le cose sono andate meglio di quanto ci si potesse aspettare», ha detto Thomas Cueni, direttore generale della Federazione internazionale dei produttori e delle associazioni farmaceutiche (Ifpma). «Non è vero che i diritti di proprietà intellettuale ostacolano la risposta alla pandemia», prosegue Cueni, sottolineando che se fossero eliminati non ci sarebbe «una ricerca e sviluppo più veloci o l’accesso facilitato», con perdita di «fiducia in quello che si è dimostrato essere un sistema di proprietà intellettuale ben funzionante, il quale ha permesso all’industria di collaborare proficuamente con il mondo accademico, gli istituti di ricerca, le fondazioni e altre aziende private, accelerando significativamente la ricerca e lo sviluppo di farmaci per affrontare i molti bisogni sanitari insoddisfatti del mondo».«La rinuncia ridurrebbe i costi commerciali ed eliminerebbe gli ostacoli lungo tutto il ciclo di ricerca e sviluppo e lungo la catena di approvvigionamento delle tecnologie sanitarie per prevenire, diagnosticare e trattare la Covid-19», fanno sapere, invece, i fautori della liberalizzazione dei brevetti.

«È una questione di diritti umani – affermano – e i governi non possono affrontare l’attuale pandemia come se fosse un’occasione qualsiasi per fare affari». Il direttore generale dell’Oms Tedros Ghebreyesus ha definito la distribuzione non equa dei vaccini un “oltraggio morale” e ha suggerito agli Stati e alle aziende di trovare un modo per superare l’impasse.In Italia, comunque, la proprietà intellettuale è tutelata da leggi stringenti, molte delle quali hanno recepito norme europee. È alquanto difficile trovare “appigli” giuridici che permettano di sposare tali tesi.

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